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martedì 16 novembre 2010

Men in Red

Spiegatemi solo questo: come avete fatto?
Avevate fatto una scommessa con la Red Bull su chi avrebbe perso il mondiale nel modo più stupido?
Spiegatemelo, perché io proprio non lo capisco.

Qualcuno avrà avuto la classifica sotto mano, no?
Quella che, prima della gara, diceva:
  1. Alonso 246
  2. Webber 238
  3. Vettel 231
Qualcuno l'avrà guardata durante l'ultima settimana, no?

Ecco, ora spiegatemi, per cortesia, che cosa faceva quel Qualcuno quando è stato deciso di regalare il titolo a Sebastian Vettel.

Spiegatemelo lentamente, perché io non ho capito.
Seguo la Formula Uno giusto da qualche anno (dai tempi dell'indimenticato e indimenticabile Gilles, tanto per dire) e non dico di essere un intenditore, ma qualche gran premio l'ho visto.
E so guardare una classifica.
E fare i conti con la calcolatrice.

Alonso scatta come la mia novantunenne nonna sulla sua Cinquecento quando il semaforo diventa verde, facendosi superare agevolmente dal "paracarro".
Ma Webber è ancora dietro e non sembra in grado di impensierire la rossa dello spagnolo e, a questo punto: calcolatrice e sommare i punti, giovanotti. Ci sarà qualcuno con la calcolatrice in quel cazzo di muretto, vero?
Perché la classifica, in questo momento, dice:
  1. Alonso 258
  2. Vettel 256
  3. Webber 248

Poi Webber si ferma a cambiare le gomme, rientra dietro ad Alguersuari e fatica tremendamente a sorpassarlo.
Voi avete richiamato Massa dopo un paio di giri. Ottimo, mi dico, strategia giustissima: un paio di giri veloci di Massa, cambio gomme ultra rapido e si rientra in pista davanti ad Alguersuari e Webber.
Invece Massa guida come la mia novantunenne nonna, attento che l'auto non vada troppo veloce, e in curva è tutto un "UUUUUUUUUUUUUHHH dio maaama, a's arbaltàm!"; (Oddio, ci ribaltiamo!) e insomma, il buon Felipe rientra in pista dietro a Webber ed Alguersuari e, logicamente, non riesce a passare lo spagnolo.

Va beh, mi dico, tanto Alonso tiene lo stesso ritmo di Button, Vettel e Hamilton sono più veloci, ma chi se ne frega, il quarto posto è titolo assicurato con Webber là nelle retrovie, poi ora si troverà davanti anche quelli che hanno fatto il pit stop anticipato e con questa pista del cavolo dove sorpassare è impossibile perderà almeno un sacco di tempo e quindi

Non faccio in tempo a finire la frase e cosa vedo? Gli uomini in rosso che balzano fuori dal box, estraggono gli pneumatici dalle termocoperte e si preparano al pit stop.
O è un trucco e tra qualche secondo rientrano, o c'è stato un problema nel pit stop di Massa, mi dico.
Invece no.

Ora, spiegatemi dov'era Qualcuno con la classifica.
Dov'era Qualcuno che doveva dire: "Ehi gente, avete guardato questa? Ehi gente, avete visto che Alonso, in questo momento, è a 258 punti e Vettel a 256 e Webber invece è fermo a 238? Avete visto che l'avversario su cui impostare la gara in questo momento è il tedesco e non l'australiano?"
Ditemelo: dov'era? Al cesso? A fumare una paglia? Stava cambiando le batterie della calcolatrice?

Comunque.
Alonso cambia le gomme, rientra in pista e si ritrova dodicesimo. Fuori zona punti. Qualcuno lo aveva considerato, prima di richiamarlo per la sosta?
Alonso dodicesimo si ritrova dietro a Petrov, che ha già cambiato gomme e sul rettilineo è molto più veloce. La nuova strategia è chiarita dalle parole dell'Ingegnere di macchina al pilota: "Mostrami tutto il tuo talento e supera Petrov".
Mostrami il tuo talento. E se ti mostrassi il dito medio? Supera Petrov. Uno con un'auto più veloce, in una pista dove i sorpassi sono in pratica impossibili.
Lo sapete, vero, che i sorpassi sono impossibili su quella pista? No, perché io, che gioco a F1 2010, lo so benissimo che in quella pista di merda non si sorpassa.
Se io fossi stato Alonso avrei iniziato a bestemmiare via radio, invece lui, che non è me, bestemmia tra sé e sé e non in mondovisione, ed è un peccato, perché avrebbe anche dovuto darvi dei coglioni, in mondovisione, con nomi, cognomi e soprannomi, e poi avrebbe dovuto prendervi a calci nel culo una volta giunto al traguardo.

P.S. Vi lascio il mio numero di cellulare. La prossima stagione, prima di richiamare le vetture per la sosta, se Qualcuno è occupato, magari fatemi uno squillo.
P.P.S. Uno come Kubica. Non Massa. Sulla rossa ci vuole uno come Kubica, non Massa.


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giovedì 2 settembre 2010

Ricordati di santificare le feste, pt. 2

Dopo l'ultima disavventura (che dio ti maledica e t'inculi), ho telefonato al meccanico (non quello di cui avevo già parlato, uno molto più pittoresco, ma la categoria è sempre quella).

Io: G., sono il baroz.
G.: Eh. Sa vôt? (cosa vuoi?)
Io: Quanto costa lo specchietto?
G.:: Et bêle finî col cul per têra n'etra volta? (sei già finito col culo per terra di nuovo?)
Io: No G., mi hanno tirato giù la moto in parcheggio.
G.: @#§%# (bestemmia contenente un paio di animali e una professione di vecchia data)
Io: Però mi hanno lasciato il biglietto attaccato al cruscotto con un numero di telefono.
G.: Va là, t'è anc stê fortunê. (sei anche stato fortunato)
Io: ... a quel numero non risponde mai nessuno.
G.: I t'an ciavê. I t'an tolt per al cul. (ti hanno fregato, ti hanno preso in giro)

Grazie G., senza di te non l'avrei mai capito...

mercoledì 1 settembre 2010

Ricordati di santificare le feste

Ci sono giorni in cui divento particolarmente creativo.
Questo succede, di solito, quando sacramento.
Ci sono giorni in cui, per non far torto a nessuno e non dimenticare nessuno, comincio a bestemmiare in rigoroso ordine cronologico, partendo dalle divinità ringraziate con le incisioni rupestri del neolitico per finire con la chiesa di Scientology.

Domenica è stato uno di quei giorni.

Perché passi che, di ritorno dal mare, vado a prendere la moto dalla carrozzeria.
Passi che il carrozzaio vuole subito i suoi soldi.
Passi che l'assicurazione che dovrebbe rimborsarmi è chiusa per ferie, quindi i soldi li devo anticipare io.
Passi tutto, almeno ho la moto nuova.

Perché passi che, nelle ultime settimane, la mia giornata lavorativa media è di 11 ore.
Passi che la media è clamorosamente abbassata dalle solo 10 ore di sabato e dalle desolanti 9 ore di domenica.
Passi tutto, almeno avrò la busta paga un po' più corposa.

Perché passi che, alle 18:30 di domenica, quando esco dall'ufficio, trovo un biglietto attaccato al contagiri della moto.
Passi che il biglietto in questione è quello scannerizzato sotto:




Ma non passi che - Dio ti maledica e ti inculi - il numero che mi hai scritto, grandissimo figlio di puttana, è inesistente.

martedì 13 aprile 2010

Odio il lunedì - parte 2


Specialmente quando sei lì, ti sei appena rialzato, ti stai controllando, vedi del sangue sul gomito, la moto che perde benzina, e la prima cosa che quel coglione ti dice è:

Coglione: Non rispettavi le distanze di sicurezza!

e sul momento non ti viene nulla da rispondere, perché stai ancora ripensando alla dinamica dell'incidente, sei un po' confuso, magari ancora stordito, stai cercando di slacciare il casco, e quel coglione continua:

Coglione: Non hai visto la freccia a destra?

e vorresti chiedergli perché, allora, ha sterzato a sinistra, proprio mentre iniziavi il sorpasso, ma cerchi di mantenere la calma, mentre i tuoi occhi si soffermano sullo specchietto della moto, a un paio di metri di distanza e

Coglione: Io sono un avvocato!
Io: No, tu sei un Coglione! Me ne sbatto il cazzo se sei avvocato!

E la soddisfazione di vederlo diventare piccino piccino, di infilarsi lentamente il suo titolo su per il culo, mentre ti avvicini minaccioso a lui, brandendo il casco, nel tuo metro e ottantacinque di profonda incazzatura, con gli occhi iniettati di sangue.

giovedì 25 marzo 2010

Missing

Che sia il centro commerciale, la Fiera, lo stadio, l'aeroporto, l'ospedale, poco cambia. Ovunque vi sia un parcheggio di inusitate dimensioni, la domanda è sempre quella: "Dove #@£$# ho messo l'auto?"

Lui: Dove #@£$# ho messo l'auto?
Lei: Non ti ricordi?
Lui: Massì, più o meno... era da queste parti.
Lei: Sei sicuro?
Lui: Che domande...
Lei: Ma sei sicuro?
Lui: No!

Per ovviare a queste situazioni, i progettisti del centro commerciale, della Fiera, dello stadio, dell'aeroporto, dell'ospedale, insomma, coloro che hanno pensato, progettato, realizzato quel parcheggio di inusitate dimensioni che ha fagocitato la vostra automobile con ogni annesso e connesso, costoro, dicevo, hanno pensato anche a come facilitare il compito del ritrovo del veicolo.

Lei: Ehi, ci sono i cartelli!
Lui: Che cartelli?
Lei: Questi, vedi? Settore, fila...
Lui:: Ah, già.

Piccola avvertenza. I cartelli vanno letti non appena parcheggiata l'auto e PRIMA di entrare al centro commerciale, Fiera ecc., non all'uscita, altrimenti non hanno utilità alcuna.

Lei: Ecco, vedi? Coi cartelli è facile trovare l'auto.
Lui:: Sì, hai ragione.
Lei: Bene, dov'è l'auto?
Lui: Non ne ho la più pallida idea.
Lei: Ma non avevi letto il cartello???
Lui: No. E tu?
Lei: Pensavo l'avessi fatto tu!

I cartelli (ad esempio, Settore Giallo, Corsia A, Fila 4) sono solitamente all'inizio e alla fine della corsia dove avete parcheggiato l'auto.

Lui: Insomma, non hai nemmeno letto il cartello!
Lei: E perché avrei dovuto leggerlo io???
Lui: Ecco! Io guido, io parcheggio, e tu non leggi nemmeno il cartello!
Lei: E poi, da dove abbiamo parcheggiato non si vedevano!
Lui: Eh, certo...
Lei: Non era segnalati!

Ecco la soluzione! Un cartello che segnali la presenza del cartello con le indicazioni di parcheggio.
E se non fosse sufficiente?
Un cartello luminoso, lampeggiante.
Un dirigibile con una grande freccia luminosa e la scritta: LEGGETE IL CARTELLO!
Anzi no, ancora meglio: dipendenti del centro commerciale, Fiera ecc. dovrebbero stazionare, a tre metri l'uno dall'altro, all'interno del parcheggio, per far notare ad ogni automobilista:
"Mi scusi, gentile cliente, ha notato quel cartello che segnala il cartello segnaletico con le indicazioni del parcheggio? Gentile cliente, mi scusi, per leggere il cartello giusto deve però percorrere la corsia, non tagliare in diagonale il parcheggio perché... Mi scusi, gentile cliente, sa che faccio? La seguo all'interno del centro commerciale, Fiera, ecc., per poi riportarla alla sua autovettura al termine della giornata".
Questo sarebbe sensato...
Comunque, così non è.
Uscite dal centro commerciale, Fiera, ecc. e la domanda è sempre:

Lui: Dove #@£$# ho messo l'auto?
Lei: E ora come facciamo?
Lui: Non preoccuparti, userò il telecomando delle chiavi: la macchina cui lampeggeranno le frecce sarà la nostra.

Iniziate a girare per il parcheggio, con il braccio alzato, schiacciando furiosamente il pulsante del telecomando, quando vedete lampeggiare delle frecce. Correte verso l'automobile e vi accorgete che non è la vostra.
A pochi metri da voi lampeggia un'altra auto: volate da lei, ma anche quello NON è la vostra auto.
Vedete lampeggiare ovunque: correte da una parte all'altra del parcheggio, ma nessuna di queste è la vostra auto.
A questo punto sollevate lo sguardo e, tra le auto, vi accorgete di centinaia di braccia dritte come antenne, in ogni mano un telecomando, centinaia di uomini o donne come voi, alla spasmodica ricerca della propria vettura.

Comunque ho visto un sacco di persone che si sono adattate. Nigeriani, ghanesi, ivoriani.
Tutte quelle persone che stazionavano nei parcheggi, facevano finta di trovarvi il posto e volevano in cambio qualche euro.
"Altrimenti ti rompo la macchina", diceva qualcuno.
Ora si sono adattati. Si sono fatti furbi.
Ho visto gente pagare fior di quattrini.
"Altrimenti ti sposto la macchina".

venerdì 8 maggio 2009

27

Post serio.

Sono nato e cresciuto nella terra dei motori per antonomasia.
Alcuni dei ricordi più vivi di quando ero bambino sono le gare di Formula 1 cui assistevo, in montagna, con mio nonno.
In religioso silenzio, perché la gara era un rito, quando scattava il semaforo verde iniziava una funzione simil-religiosa cui bisognava assistere trattenendo il fiato. Certo, mio nonno iniziava a bestemmiare come un satanista quando un'automobile rossa si fermava ai margini della pista con il motore in fumo, o quando uno dei suoi piloti terminava anzitempo la corsa contro le barriere. Ma, fin da allora, avevo capito che quella macchina rossa, per noi modenesi, non rappresentava solo un evento sportivo.
Era un simbolo.
Dimostrava come eravamo riusciti a creare dal nulla, in una terra devastata dalla guerra, in una terra di contadini ed allevatori, un "qualcosa" di inimitabile che tutto il mondo ci invidiava.
Grazie a quell'Enzo Ferrari che così bene rappresentava quello che sono i modenesi: gente riservata ma allo stesso tempo molto aperta, entusiasta, genuina, che non si piega a compromessi, orgogliosa, testarda e a volte pure presuntuosa (se vogliamo chiamare presunzione la sicurezza nei propri mezzi, la fiducia nelle proprie capacità).
Ecco, guardando in religioso silenzio quelle automobili che sfrecciavano rumorosamente sulle piste di tutto il mondo, a volte vincendo ma molto più spesso perdendo, intuivo quel senso di appartenenza e di fratellanza che la Ferrari suscitava nelle persone che mi vivevano intorno.

Un giorno, ricordo, mio nonno mi portò a Maranello, dove costruiscono le Ferrari. Parcheggiò l'auto ai bordi della strada, fece pochi passi e mi prese sulle spalle. Intorno a me c'era un sacco di gente, poi sentii un suono furioso che andava aumentando velocemente. "Eccolo, eccolo!" gridò uno di fianco a me. Mio nonno mi fece segno con l'indice, seguii la direzione del suo dito e vidi sfrecciare davanti a me una di quelle vetture che avevo visto solo in televisione. Rossa, con il numero 27.
E poi passò, ripassò, passò ancora, e tutte le volte che passava davanti a noi, tutti urlavano, saltavano, agitavano le mani.
Finché quella macchina passò, per un'ultima volta, a velocità ridotta, e quel ragazzo con il casco ricambiava il saluto, agitando la mano.

Da quel giorno, seguii le corse con più attenzione. Non capivo nulla di automobili, ma capivo che quel ragazzo, che era in grado di creare tutto quell'amore nelle persone che esultavano ad ogni suo passaggio, che soffrivano con lui, perdevano con lui, vincevano con lui, doveva essere un ragazzo speciale. E la gente lo amava, come non aveva mai amato nessuno prima e come non amò mai nessuno dopo.
Lo vidi compiere imprese che, ancora oggi, sono ritenute straordinarie. Lo vidi correre con un alettone davanti alla faccia e poi correre senza alettone. Lo vidi correre con una gomma a terra, poi senza gomma, infine senza cerchione. Lo vidi correre con una scia di vetture che lo volevano superare, ma non ce la fecero, e quella volta lo vidi vincere, e lui era felicissimo, e mio nonno era felicissimo, ed io ero felicissimo. Lo vidi sbattere, molte volte, troppe volte, e lo vidi uscire sempre illeso dall'abitacolo. Lo vidi decollare, proprio come un angelo, atterrare tra la folla e seminare morte, ma non poteva essere colpa sua, ne ero sicuro, perché tutti continuavano ad amarlo.

E poi, un sabato, stavo guardando la televisione, non ricordo cosa, quando apparve un messaggio in sovrimpressione, che diceva che avevi avuto un incidente, ed eri stato portato via in elicottero, ed eri in coma. E, poco dopo, eri morto.
Era un sabato di maggio, sei decollato, proprio come un angelo, ma quel giorno la morte ti ha reclamato.
Quel giorno ho pianto.
Ero solo un bambino, ma ti ho amato tanto, Gilles.



27 anni fa, nella clinica universitaria di Lovanio, dopo un terribile incidente durante le prove del Gran Premio di Zolder, si spegneva Gilles Villeneuve, il più veloce, il più amato pilota di tutti i tempi.

Il mio passato è pieno di dolore e di tristi ricordi: mio padre, mia madre, mio fratello e mio figlio. Ora quando mi guardo indietro vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve. Io gli volevo bene. (Enzo Ferrari)

martedì 24 marzo 2009

Meccanici

Ci sono due categorie di meccanici:
  • i meccanici robotici
  • i meccanici tradizionali (più semplicemente, i meccanici)
I meccanici robotici sono quelli che hanno un’officina che sembra una sala operatoria: tutto è sterile, lindo, perfettamente ordinato. Le chiavi sono tutte al loro posto, nello scaffale, in ordine di numero; le brugole sono correttamente allineate; l’avvitatore è sempre a portata di mano; i cacciaviti sono catalogati come libri; prima di entrare in macchina, il meccanico, vestito con un camice immacolato, ricopre i sedili, il volante ed il cambio per non lasciare il minimo segno del suo passaggio (niente capelli, peli o impronte digitali che i RIS potrebbero rilevare).
Lavorano solo su appuntamento e sono più precisi di un orologio svizzero: “Porti l’automobile fra 71 giorni da oggi, alle ore 8:23 e la venga a riprendere alle ore 16:12. Tenga questo foglietto e lo presenti al momento del ritiro. Senza foglietto, l’automobile sarà demolita.”
Questi meccanici, che operano come officine autorizzate presso i vari concessionari, sono sempre stati un sogno per i proprietari di un mezzo a motore, ma hanno una controindicazione: hanno un costo improponibile. Poiché sono persone ragionevoli, molto spesso, al momento del pagamento, propongono un’alternativa: così, molta gente preferisce comprare un’automobile nuova, piuttosto che pagare il conto del meccanico. Negli ultimi mesi, a fianco di alcune officine autorizzate BMW, sono sorte cliniche per l’espianto degli organi.
E’ bene specificare che questa tipologia di meccanici è presente solo nel settore automobilistico: per le moto non c’è nulla del genere.

Per le moto, c’è semplicemente il meccanico. L’officina da moto è un coacervo di pezzi di motore, lamiera, plastica che una volta erano motociclette e in futuro, forse, ritorneranno ad esser tali.
Quando entri dal meccanico da moto, non vedi nessuno. Spesso credi di essere solo: ti guardi intorno, poi cominci a scavalcare una sella, un serbatoio, una forcella e ti aggiri per l’officina alla ricerca di qualcuno, finché non senti una bestemmia provenire da sotto una moto, e allora noti due piedi che si agitano.
Alla quarta bestemmia, cominci a tossire per attirare l’attenzione, ma ancora il meccanico non ti considera minimamente. Sei certo che i suoi occhi si siano posati su di te e che abbiano concluso che, sì, sei un potenziale cliente ma 1) se sei dal meccanico, hai bisogno di lui (un motociclista va dal meccanico solo quando non ne può più fare a meno) quindi aspetterai i suoi comodi e 2) sei meno interessante del carburatore col quale sta litigando.
Sussurri un paio di volte: “Scusi”, ma una bestemmia ti spezza ogni volta la parola a metà, finché vieni salvato dall’evento inatteso.
La porta dell’officina si apre, entra un altro motociclista (o, a volte, un ex motociclista che vuol solo fare due chiacchiere) che chiama vociando il meccanico. “Oh Omar / Angelo / Ciccio / Ganna / Turbo (i meccanici da moto spesso hanno solo soprannomi e niente nomi), puoi darmi un’occhiata alla moto?”, ed ecco che il meccanico si alza, saluta il nuovo entrato, poi ti fissa, come se tu fossi un grosso scarafaggio che cammina sul muro (cosa tutt’altro che inusuale, in un’officina per moto) e infine ti chiede: “E tu?”
Puoi avere 16, 35 o 60 anni, ma il meccanico di moto ti darà solo ed esclusivamente del tu. Il lei è un orpello inutile, come il freno posteriore o il limitatore di velocità o le strozzature per far andare piano i cinquantini. E il meccanico da moto, può avere 16, 35 o 60 anni, ma risponde solo se gli dai del tu.

Esempio 1
Io: Mi scusi, ha potuto guardare il problema della mia moto?
Lui:
Io: Mi scusi, ha potuto guardare il problema della mia moto?
Lui:
Io: EHM! MI SCUSI!!!
Lui: Ma con chi cazzo stai parlando?

Esempio 2
Io: Oh senti, hai guardato che cos’ha la mia moto?
Lui: Sì, certo, ma non ne ho la minima idea.

Bene, quando il meccanico finalmente ti presta attenzione, lo scruti: è talmente lercio da essere in grado di inzaccherarti di morchia con il solo sguardo. Appoggia una mano sporca di grasso sull’acceleratore e l’altra sulla sella, dopo averla spalmata sul serbatoio, lasciando unte ditate ovunque.
Gli spieghi brevemente i sintomi della tua moto (sì, la moto ha i sintomi, la moto è malata, la moto non è un mezzo: è una persona) e lui annuisce, serio e pensieroso. Già. Mh mh. Capisco. Sono le uniche parole che gli escono.
Poi azzardi una diagnosi. “Potrebbe essere il carburatore”, dite. Se ti va bene, ti guarda con aria di compatimento prima di rispondere: “Non può essere il carburatore: la tua moto non ce l’ha, il carburatore”. Solitamente, invece, scoppia a ridere, poi ti appoggia una mano sulla spalla (una mano sporca di grasso e morchia), scuote la testa e ti dice: “Lascia perdere.”
Poi, il dialogo è sempre quello:

Io: Quando te la porto?
Lui: Lasciala qui.
Io:; Se vuoi te la porto quando hai tempo.
Lui: Lasciala qui.
Io:; Quando è pronta?
Lui: Prova stasera.

Se non hai mai avuto una moto, o non hai precedenti esperienze con un meccanico da moto, questa risposta sarà un sollievo. Altrimenti, sai benissimo che la parola stasera non ha, per un meccanico, alcun significato temporale definito. E la parola prova ti ha già procurato un brivido lungo la schiena.
Un meccanico di moto accumula dozzine di motocicli da riparare nella sua officina, ben sapendo di non riuscire a mettere le mani nemmeno su uno di questi.

Io:; La moto è pronta?
Lui: No, prova domani.
Io: E’ da una settimana che mi dici ‘prova domani’!
Lui: Che fretta hai? Piove e fa freddo, non è il tempo adatto per usare la moto.
Io:; Ma a me serve! Ci vado a lavorare!
Lui: Bravo, così ti viene la cervicale…
Io:; Non è cervicale: è vertigine parossistica posizionale.
Lui: Sicuro non sia un tumore al cervello?



Morale della storia: 10 giorni fa il meccanico è venuto a prendere la mia moto, o meglio quell’essere rantolante che giaceva nel mio garage, senza volerne sapere di accendersi.
Dopo vari tentativi (E’ pronta? No, devo andare a prendere le candele. No, pioveva e non avevo voglia di andare a prendere le candele. No, sì, le candele sono andate a prenderele ma devo andare a prendere le pastiglie.) ieri mi suona il cellulare e il meccanico mi annuncia:

Lui: La moto è pronta, puoi venire a prenderla anche stasera.

Sono rimasto senza parole.
Già l’annuncio che la mia moto è pronta dopo SOLI 10 giorni mi ha lasciato di stucco, ma che il meccanico mi abbia telefonato per annunciarmelo era, per me, qualcosa di inconcepibile.
Stamattina, quindi, mi sono alzato 40 minuti prima del solito (sigh), mi sono fatto lasciare dal meccanico in attesa che arrivasse ad aprire l’officina.
Arriva. Apre.
Sparisce, ritorna dopo dieci minuti.

Lui: Ehm non so come dirtelo… ieri sera non l’ho provata, mi sono accorto adesso che l’anteriore è bloccato. Prova a passare stasera.