Domenica si festeggia il compleanno di mia sorella e c'è da scegliere il regalo di compleanno.
MarshMellow: Dai, hai pensato a cosa posso comprare per tua sorella?
Io: Non ne ho la più pallida idea.
MM: Ma è tua sorella!
Io: Non ne ho la più pallida idea.
MM: Uffa...
Io: ...
MM: Come si veste?
Io: In jeans.
MM: E poi?
Io: Boh. Solo jeans.
MM: Solo jeans? E sopra nuda?
Io: Allora, ti spiego una cosa. Sono un uomo.
MM: Quindi?
Io: Ad un uomo non interessano i vestiti che indossano le donne, perché noi i vestiti alle donne li vogliamo solo togliere.
Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post
venerdì 27 maggio 2011
sabato 21 maggio 2011
Ti parcheggio al sole
MarshMellow: Sai, è quasi un anno che stiamo insieme e mi chiedevo una cosa... perché noi non litighiamo mai?
Ecco.
Quando tutto va bene, un uomo si gode il momento, una donna si chiede il perché.
Io: Perché, vorresti litigare?
MM: No, è che abbiamo litigato solo una volta...
È vero.
Me la ricordo bene, quella litigata.
Era l'estate scorsa.
Non ricordo il motivo (futile, sicuramente) ma ricordo come si era esplicitata:
Io: Dai, scendi, siamo arrivati.
MM: No, io non scendo.
Io: Sì, tu scendi.
MM: No, io resto in macchina.
Io: E io parcheggio al sole!
Comunque.
Mercoledì sera io e MarshMellow guardiamo un paio di puntate di Misfits, poi lei mi dice: "Andiamo a letto" e io resto sul divano, sorbendomi una ventina di minuti della premiata coppia Sgarbi-Morgan.
Poi vado a letto.
Non la degno di un'occhiata.
Prendo un libro.
Mi metto a leggere.
La tensione tra di noi è palpabile.
MarshMellow mi chiede: "C'è qualcosa che non va?"
Metto via il libro.
Spengo la luce.
MarshMellow di nuovo sussurra: "Ma che succede?"
"Niente, volevo solo accontentarti e farti provare l'esperienza di una litigata."
Secondo voi... quella sera me l'ha data o no?
Ecco.
Quando tutto va bene, un uomo si gode il momento, una donna si chiede il perché.
Io: Perché, vorresti litigare?
MM: No, è che abbiamo litigato solo una volta...
È vero.
Me la ricordo bene, quella litigata.
Era l'estate scorsa.
Non ricordo il motivo (futile, sicuramente) ma ricordo come si era esplicitata:
Io: Dai, scendi, siamo arrivati.
MM: No, io non scendo.
Io: Sì, tu scendi.
MM: No, io resto in macchina.
Io: E io parcheggio al sole!
Comunque.
Mercoledì sera io e MarshMellow guardiamo un paio di puntate di Misfits, poi lei mi dice: "Andiamo a letto" e io resto sul divano, sorbendomi una ventina di minuti della premiata coppia Sgarbi-Morgan.
Poi vado a letto.
Non la degno di un'occhiata.
Prendo un libro.
Mi metto a leggere.
La tensione tra di noi è palpabile.
MarshMellow mi chiede: "C'è qualcosa che non va?"
Metto via il libro.
Spengo la luce.
MarshMellow di nuovo sussurra: "Ma che succede?"
"Niente, volevo solo accontentarti e farti provare l'esperienza di una litigata."
Secondo voi... quella sera me l'ha data o no?
lunedì 2 maggio 2011
Perdere l'amore / quando si fa sera
Passiamo tutta la vita a cercare l'amore.
A volte qualcuno lo trova: credo sia quello che è capitato a me quando ho conosciuto MarshMellow.
Ma dato che sono un paranoico, ho iniziato da subito a immaginarmi migliaia di modi in cui avrei potuto perderla.
Avrei potuto perderla perché si sarebbe innamorato di uno più giovane. O di uno più vecchio.
Avrei potuto perderla perché si sarebbe innamorata di uno più bello, o di uno più brutto; di uno più ricco o di uno più povero.
Avrei potuto perderla perché avrei commesso una sciocchezza o l'avrei tradita e lei mi avrebbe cappellato.
Avrei potuto perderla in molti modi.
Ma mai avrei immaginato di perderla dentro al labirinto della casa degli specchi!!!
A volte qualcuno lo trova: credo sia quello che è capitato a me quando ho conosciuto MarshMellow.
Ma dato che sono un paranoico, ho iniziato da subito a immaginarmi migliaia di modi in cui avrei potuto perderla.
Avrei potuto perderla perché si sarebbe innamorato di uno più giovane. O di uno più vecchio.
Avrei potuto perderla perché si sarebbe innamorata di uno più bello, o di uno più brutto; di uno più ricco o di uno più povero.
Avrei potuto perderla perché avrei commesso una sciocchezza o l'avrei tradita e lei mi avrebbe cappellato.
Avrei potuto perderla in molti modi.
Ma mai avrei immaginato di perderla dentro al labirinto della casa degli specchi!!!
giovedì 28 ottobre 2010
Anche tu compi gli anni, ciccina...
Da parecchi anni sono attivo su diversi forum e perdo tempo pure su Facebook.
Sia i forum che Facebook hanno una comodità enorme: permettono di non scordarsi più i compleanni.
Per uno come me, che si ricorda solo il suo compleanno, quello dei parenti prossimi (e per parenti prossimi intendo solo quelli di primo grado: genitori, sorella, figli, niente nonni, nipoti, cugini, zii) e quello della morosa, è un gran bell'aiuto.
Un paio di giorni fa succede qualcosa.
Un amico che frequenta uno dei forum mi chiede:
Ammazzamucche: Nessuno apre un post per fare gli auguri a Valentina e ricordarle che si sta avvicinando pericolosamente ai 30 anni?
(come sapete, sui forum si usano nickname - nomi fasulli per celare l'identità dell'utente. Ora, se mettessi il nickname, renderei chiaramente riconoscibile l'utente ad altri utenti dello stesso forum e questo violerebbe la sua privacy virtuale. Quindi, per tutelarla, ho usato il suo nome di battesimo: Valentina. Così impari, ecco)
Controllo sul forum.
Io: Non risulta che Valentina compia gli anni, oggi.
Ammazzamucche: Eh lo so, ha cancellato il suo compleanno dal forum già da qualche tempo.
Non ci volevo credere.
Allora ho ricontrollato: il suo compleanno non risulta più.
Ulteriore verifica: il suo compleanno non risulta nemmeno su Facebook.
Non solo, sono andato oltre: molte altre ragazze che conosco sembra non compiano gli anni!
Eh no, ciccina, non funziona così.
Gli anni passano e si continuano a compiere: non è celando la data agli occhi del mondo che rimarrai giovane per sempre.
Impara a convivere con la tua età e festeggia con gioia il tuo compleanno.
Fai come me: io sono ben felice di festeggiare, ogni 30 maggio, il mio trentesimo compleanno!
Sia i forum che Facebook hanno una comodità enorme: permettono di non scordarsi più i compleanni.
Per uno come me, che si ricorda solo il suo compleanno, quello dei parenti prossimi (e per parenti prossimi intendo solo quelli di primo grado: genitori, sorella, figli, niente nonni, nipoti, cugini, zii) e quello della morosa, è un gran bell'aiuto.
Un paio di giorni fa succede qualcosa.
Un amico che frequenta uno dei forum mi chiede:
Ammazzamucche: Nessuno apre un post per fare gli auguri a Valentina e ricordarle che si sta avvicinando pericolosamente ai 30 anni?
(come sapete, sui forum si usano nickname - nomi fasulli per celare l'identità dell'utente. Ora, se mettessi il nickname, renderei chiaramente riconoscibile l'utente ad altri utenti dello stesso forum e questo violerebbe la sua privacy virtuale. Quindi, per tutelarla, ho usato il suo nome di battesimo: Valentina. Così impari, ecco)
Controllo sul forum.
Io: Non risulta che Valentina compia gli anni, oggi.
Ammazzamucche: Eh lo so, ha cancellato il suo compleanno dal forum già da qualche tempo.
Non ci volevo credere.
Allora ho ricontrollato: il suo compleanno non risulta più.
Ulteriore verifica: il suo compleanno non risulta nemmeno su Facebook.
Non solo, sono andato oltre: molte altre ragazze che conosco sembra non compiano gli anni!
Eh no, ciccina, non funziona così.
Gli anni passano e si continuano a compiere: non è celando la data agli occhi del mondo che rimarrai giovane per sempre.
Impara a convivere con la tua età e festeggia con gioia il tuo compleanno.
Fai come me: io sono ben felice di festeggiare, ogni 30 maggio, il mio trentesimo compleanno!
giovedì 25 marzo 2010
Missing
Che sia il centro commerciale, la Fiera, lo stadio, l'aeroporto, l'ospedale, poco cambia. Ovunque vi sia un parcheggio di inusitate dimensioni, la domanda è sempre quella: "Dove #@£$# ho messo l'auto?"Lui: Dove #@£$# ho messo l'auto?
Lei: Non ti ricordi?
Lui: Massì, più o meno... era da queste parti.
Lei: Sei sicuro?
Lui: Che domande...
Lei: Ma sei sicuro?
Lui: No!
Per ovviare a queste situazioni, i progettisti del centro commerciale, della Fiera, dello stadio, dell'aeroporto, dell'ospedale, insomma, coloro che hanno pensato, progettato, realizzato quel parcheggio di inusitate dimensioni che ha fagocitato la vostra automobile con ogni annesso e connesso, costoro, dicevo, hanno pensato anche a come facilitare il compito del ritrovo del veicolo.
Lei: Ehi, ci sono i cartelli!
Lui: Che cartelli?
Lei: Questi, vedi? Settore, fila...
Lui:: Ah, già.
Piccola avvertenza. I cartelli vanno letti non appena parcheggiata l'auto e PRIMA di entrare al centro commerciale, Fiera ecc., non all'uscita, altrimenti non hanno utilità alcuna.
Lei: Ecco, vedi? Coi cartelli è facile trovare l'auto.
Lui:: Sì, hai ragione.
Lei: Bene, dov'è l'auto?
Lui: Non ne ho la più pallida idea.
Lei: Ma non avevi letto il cartello???
Lui: No. E tu?
Lei: Pensavo l'avessi fatto tu!
I cartelli (ad esempio, Settore Giallo, Corsia A, Fila 4) sono solitamente all'inizio e alla fine della corsia dove avete parcheggiato l'auto.
Lui: Insomma, non hai nemmeno letto il cartello!
Lei: E perché avrei dovuto leggerlo io???
Lui: Ecco! Io guido, io parcheggio, e tu non leggi nemmeno il cartello!
Lei: E poi, da dove abbiamo parcheggiato non si vedevano!
Lui: Eh, certo...
Lei: Non era segnalati!
Ecco la soluzione! Un cartello che segnali la presenza del cartello con le indicazioni di parcheggio.
E se non fosse sufficiente?
Un cartello luminoso, lampeggiante.
Un dirigibile con una grande freccia luminosa e la scritta: LEGGETE IL CARTELLO!
Anzi no, ancora meglio: dipendenti del centro commerciale, Fiera ecc. dovrebbero stazionare, a tre metri l'uno dall'altro, all'interno del parcheggio, per far notare ad ogni automobilista:
"Mi scusi, gentile cliente, ha notato quel cartello che segnala il cartello segnaletico con le indicazioni del parcheggio? Gentile cliente, mi scusi, per leggere il cartello giusto deve però percorrere la corsia, non tagliare in diagonale il parcheggio perché... Mi scusi, gentile cliente, sa che faccio? La seguo all'interno del centro commerciale, Fiera, ecc., per poi riportarla alla sua autovettura al termine della giornata".
Questo sarebbe sensato...
Comunque, così non è.
Uscite dal centro commerciale, Fiera, ecc. e la domanda è sempre:
Lui: Dove #@£$# ho messo l'auto?
Lei: E ora come facciamo?
Lui: Non preoccuparti, userò il telecomando delle chiavi: la macchina cui lampeggeranno le frecce sarà la nostra.
Iniziate a girare per il parcheggio, con il braccio alzato, schiacciando furiosamente il pulsante del telecomando, quando vedete lampeggiare delle frecce. Correte verso l'automobile e vi accorgete che non è la vostra.
A pochi metri da voi lampeggia un'altra auto: volate da lei, ma anche quello NON è la vostra auto.
Vedete lampeggiare ovunque: correte da una parte all'altra del parcheggio, ma nessuna di queste è la vostra auto.
A questo punto sollevate lo sguardo e, tra le auto, vi accorgete di centinaia di braccia dritte come antenne, in ogni mano un telecomando, centinaia di uomini o donne come voi, alla spasmodica ricerca della propria vettura.
Comunque ho visto un sacco di persone che si sono adattate. Nigeriani, ghanesi, ivoriani.
Tutte quelle persone che stazionavano nei parcheggi, facevano finta di trovarvi il posto e volevano in cambio qualche euro.
"Altrimenti ti rompo la macchina", diceva qualcuno.
Ora si sono adattati. Si sono fatti furbi.
Ho visto gente pagare fior di quattrini.
"Altrimenti ti sposto la macchina".
lunedì 22 febbraio 2010
La prima volta. Quasi.
Avevo 18 anni e lei un anno di meno.Avevo l'auto e lei no.
Ero inesperto e lei avrebbe fatto arrossire Cicciolina.
E così, un tardo pomeriggio di dicembre, mi sussurrò: lo facciamo?
Partii in sgommata, con la Fiat Uno Sting di mia madre, feci un paio di curve in derapata e iniziai disperatamente a cercare un posto dove poter imboscare l'auto (ho già detto che ero inesperto?).
Lei mi insegnò la strada, aveva una ventina di luoghi da camporella già collaudati (ho già detto che avrebbe fatto arrossire Cicciolina?) e così ci trovammo, al primo buio del pomeriggio, sommersi nella nebbia, in una stradina sterrata nei pressi dell'autostrada.
Il posto ideale: poco romantico, ma a 18 anni, con anni di liquido seminale accumulato nella sacca scrotale, cosa volete che importi il romanticismo?
E così, eccoci lì, io e lei (e un miliardo di miliardo di spermatozoi ululanti): io che tremavo come una foglia (non so se più per l'eccitazione, per l'agitazione, per la paura o per quello spiffero gelido che entrava dalla guarnizione difettosa) e lei che mi sussurrava cose sconce sul sedile di fianco.
Eccoci lì, io e lei, dentro la Fiat Uno.
Ora, la Fiat Uno è stata progettata quasi perfettamente per trombare: i sedili erano sufficientemente ampi e si sdraiavano istantaneamente semplicemente sfiorando una levetta (niente ruota da girare - gnicgnicgnicgnicgnicgnic), lo spazio per le gambe era abbondante dalla parte del passeggero, i finestrini si appannavano nel giro di pochi secondi... quasi perfetta!
E così, dopo aver imprecato silenziosamente prima coi bottoni della camicetta, poi con il gancino del reggiseno, poi con la fibbia della cintura (e fanculo a quelle megafibbie El Charro che andavano di moda alla fine degli anni '80!), poi con i bottoni dei jeans, poi coi jeans a vita alta, insomma, dopo una sequela ininterrotta di bestemmie, con un carpiato mi tuffo sul sedile di fianco.
La Fiat Uno è stata progettata quasi perfettamente per trombare. Il quasi era ben rappresentato da una altissima leva del cambio, piazzata lì, in mezzo ai due sedili.
Con una mira straordinaria, concludo il carpiato atterrando con i testicoli esattamente sul pomello del cambio.
Ululo alla luna mentre mi precipito fuori dall'auto, perché non mi piace piangere davanti ad una ragazza.
Quando rientro, il momento magico è passato, ma i miei ormoni continuano a reclamare.
Cerco di capire se c'è ancora qualche possibilità, quando lei mi sussurra qualcosa come: allora, ti decidi a trombarmi? (ho già detto che avrebbe fatto arrossire Cicciolina?)
E così, con molta cautela scavalco la leva del cambio, mi posiziono sopra di lei, le sorrido, nel buio i suoi denti bianchi risplendono come stelle, i suoi occhi si chiudono e
toc toc
OH! Leva sta màchina, a g'ho da pasèr con al tratòr! (Oh, sposta questa automobile, devo passare con il trattore)
martedì 16 febbraio 2010
San CarneValentino
14 febbraio 2010.
MarshMallow: Andiamo all'IKEA?
Io: Dici davvero???
MarshMallow: NO!
Io: ...
(ok, ok, avevate ragione voi...)
MarshMallow: Andiamo all'IKEA?
Io: Dici davvero???
MarshMallow: NO!
Io: ...
(ok, ok, avevate ragione voi...)
martedì 19 gennaio 2010
L'ultimo centimetro
È tutto ciò che ci resta qui dentro. È il nostro ultimo centimetro... ma in quel centimetro, siamo liberi. Uno. È piccolo ed è fragile ed è l’unica cosa che valga la pena avere.
(Alan Moore, V for Vendetta)
Sono sempre stato alla perenne ricerca della libertà. Libertà e indipendenza. Dai luoghi, dalle persone, dai legami e, a volte, anche dai sentimenti.
Ricordo la prima volta in cui mi sono sentito davvero libero.
Era la vigilia di Natale di molti anni fa: ero stato l'unico, in tutta la caserma, a non volere la licenza.
Avevano accettato la mia richiesta senza batter ciglio.
Avevano deciso di farmi rimanere, unico di 1200 militari di leva, senza batter ciglio.
Avevano staccato la corrente elettrica ed avevano spento il riscaldamento, senza batter ciglio.
Ma quella notte, sepolto sotto cinque pesanti panni, con il fiato che si condensava invisibile, nella gelida e buia notte, mi ero sentito, per la prima volta, libero.
Col passare degli anni, ho tentato strenuamente di difendere la mia libertà, la mia indipendenza, tentando di preservare quell'ultimo centimetro.
Quel centimetro era il mio bagno.
In bagno avevo trovato il luogo dove il mondo non poteva entrare. In bagno mi immergevo nelle letture. In bagno mi tuffavo nel mondo della fantasia. In bagno mi estraniavo dal resto del mondo, che rimaneva là, fuori, in attesa. Pronto ad assalirmi, non appena fossi uscito. Ma, in bagno, ero libero.
Poi c'era la necessità di trovare l'indipendenza, la libertà, non dal mondo, ma dalle persone.
Aprirsi alle persone, legarsi alle persone, voleva dire cedere, arretrare centimetro dopo centimetro, fino ad annullarsi completamente.
E, così, quel centimetro divenni io.
Quando una persona si avvicinava troppo, la chiudevo fuori. Quel centimetro era mio.
Come è accaduto, non me lo so spiegare.
Pochi giorni fa mi accorgo che, in quel centimetro, non sono solo.
Ci sei anche tu.
Che tu ci sia entrata da sola o che ti abbia lasciata entrare, non ha importanza.
Ciò che importa è che qui, in questo centimetro, ci sei anche tu.
Ciò che importa è che qui, in questo centimetro, insieme a te, mi sento libero.
---
Epilogo
E sì, poi ci sarebbe pure la storia del bagno. Ma in quell'ultimo centimetro ci sto da solo, grazie. Anche perché non ho alcuna intenzione di separarmi dalla mia collezione di Le Ore Mese.
(Alan Moore, V for Vendetta)
Sono sempre stato alla perenne ricerca della libertà. Libertà e indipendenza. Dai luoghi, dalle persone, dai legami e, a volte, anche dai sentimenti.
Ricordo la prima volta in cui mi sono sentito davvero libero.
Era la vigilia di Natale di molti anni fa: ero stato l'unico, in tutta la caserma, a non volere la licenza.
Avevano accettato la mia richiesta senza batter ciglio.
Avevano deciso di farmi rimanere, unico di 1200 militari di leva, senza batter ciglio.
Avevano staccato la corrente elettrica ed avevano spento il riscaldamento, senza batter ciglio.
Ma quella notte, sepolto sotto cinque pesanti panni, con il fiato che si condensava invisibile, nella gelida e buia notte, mi ero sentito, per la prima volta, libero.
Col passare degli anni, ho tentato strenuamente di difendere la mia libertà, la mia indipendenza, tentando di preservare quell'ultimo centimetro.
Quel centimetro era il mio bagno.
In bagno avevo trovato il luogo dove il mondo non poteva entrare. In bagno mi immergevo nelle letture. In bagno mi tuffavo nel mondo della fantasia. In bagno mi estraniavo dal resto del mondo, che rimaneva là, fuori, in attesa. Pronto ad assalirmi, non appena fossi uscito. Ma, in bagno, ero libero.
Poi c'era la necessità di trovare l'indipendenza, la libertà, non dal mondo, ma dalle persone.
Aprirsi alle persone, legarsi alle persone, voleva dire cedere, arretrare centimetro dopo centimetro, fino ad annullarsi completamente.
E, così, quel centimetro divenni io.
Quando una persona si avvicinava troppo, la chiudevo fuori. Quel centimetro era mio.
Come è accaduto, non me lo so spiegare.
Pochi giorni fa mi accorgo che, in quel centimetro, non sono solo.
Ci sei anche tu.
Che tu ci sia entrata da sola o che ti abbia lasciata entrare, non ha importanza.
Ciò che importa è che qui, in questo centimetro, ci sei anche tu.
Ciò che importa è che qui, in questo centimetro, insieme a te, mi sento libero.
---
Epilogo
E sì, poi ci sarebbe pure la storia del bagno. Ma in quell'ultimo centimetro ci sto da solo, grazie. Anche perché non ho alcuna intenzione di separarmi dalla mia collezione di Le Ore Mese.
mercoledì 16 dicembre 2009
Lettera d'addio
È triste pensare che, dopo tanti anni, tutto debba finire.
In questi momenti, quando ho capito che la nostra relazione non ha più un futuro, quando sarebbe più facile il distacco pensando ai problemi, alle liti, alle incomprensioni, mi tornano in mente solo gli istanti più belli trascorsi insieme.
Rammento quando tornavo a casa dal lavoro e tu eri lì, ad aspettarmi. Ricordo che mi stendevo sul letto, al tuo fianco, ed iniziavo a parlare. Tu mi lasciavi sfogare, ascoltavi in silenzio, senza mai interrompermi; non giudicavi, non davi consigli, ma la tua presenza era sufficiente a tranquillizzarmi. Sapere che c'eri mi dava la serenità necessaria per buttarmi alle spalle le tristezze della giornata.
E dopo quei momenti, spesso, facevamo l'amore. Dio, com'era appagante!
Ricordo che ti sussurravo all'orecchio tutto quello che avrei voluto farti; a volte esageravo, dicendoti cose da far impallidire Schicchi e Damiano. Sgranavi i tuoi grandi occhi azzurri e spalancavi la bocca in segno di stupore, ma non mi respingevi mai.
Stavamo a letto per ore ed ore, sembravi non stancarti mai; ma se la sera ero stanco, mai una volta mi forzasti.
Lo ammetto, nel nostro rapporto c'erano dei limiti insormontabili: non potevamo mai uscire insieme, non potevamo farci vedere insieme, la nostra era una relazione clandestina, ma all'interno di quelle quattro mura avevamo tutto quello che ci occorreva per essere felici: noi stessi.
Ma ora è cambiato tutto.
Non in te, in me.
Tu sei sempre lì, ad aspettarmi, e io non provo più lo stesso bruciante desiderio di rientrare in casa e perdermi nei tuoi occhi, che osservano stupiti e divertiti il mondo circostante.
Anche i tuoi silenzi, che ho sempre apprezzato, ora cominciano a starmi stretti.
E no, non credo tu possa fare nulla per cambiare questa situazione.
Quindi, questo è un addio. Ti prenderò per mano, aprirò la porta e, per la prima volta, usciremo di casa insieme.
Poi, rientrerò da solo.
Tu aspetterai nel bidone dei rifiuti.
E smettila di guardarmi con quella bocca spalancata, sapevi benissimo che questo momento sarebbe arrivato!
In questi momenti, quando ho capito che la nostra relazione non ha più un futuro, quando sarebbe più facile il distacco pensando ai problemi, alle liti, alle incomprensioni, mi tornano in mente solo gli istanti più belli trascorsi insieme.
Rammento quando tornavo a casa dal lavoro e tu eri lì, ad aspettarmi. Ricordo che mi stendevo sul letto, al tuo fianco, ed iniziavo a parlare. Tu mi lasciavi sfogare, ascoltavi in silenzio, senza mai interrompermi; non giudicavi, non davi consigli, ma la tua presenza era sufficiente a tranquillizzarmi. Sapere che c'eri mi dava la serenità necessaria per buttarmi alle spalle le tristezze della giornata.
E dopo quei momenti, spesso, facevamo l'amore. Dio, com'era appagante!
Ricordo che ti sussurravo all'orecchio tutto quello che avrei voluto farti; a volte esageravo, dicendoti cose da far impallidire Schicchi e Damiano. Sgranavi i tuoi grandi occhi azzurri e spalancavi la bocca in segno di stupore, ma non mi respingevi mai.
Stavamo a letto per ore ed ore, sembravi non stancarti mai; ma se la sera ero stanco, mai una volta mi forzasti.
Lo ammetto, nel nostro rapporto c'erano dei limiti insormontabili: non potevamo mai uscire insieme, non potevamo farci vedere insieme, la nostra era una relazione clandestina, ma all'interno di quelle quattro mura avevamo tutto quello che ci occorreva per essere felici: noi stessi.
Ma ora è cambiato tutto.
Non in te, in me.
Tu sei sempre lì, ad aspettarmi, e io non provo più lo stesso bruciante desiderio di rientrare in casa e perdermi nei tuoi occhi, che osservano stupiti e divertiti il mondo circostante.
Anche i tuoi silenzi, che ho sempre apprezzato, ora cominciano a starmi stretti.
E no, non credo tu possa fare nulla per cambiare questa situazione.
Quindi, questo è un addio. Ti prenderò per mano, aprirò la porta e, per la prima volta, usciremo di casa insieme.
Poi, rientrerò da solo.
Tu aspetterai nel bidone dei rifiuti.
E smettila di guardarmi con quella bocca spalancata, sapevi benissimo che questo momento sarebbe arrivato!
lunedì 7 dicembre 2009
Charme
Non ho mai avuto molto successo con le ragazze, fin dall’età dell’adolescenza.
Sono sempre stato un buon ascoltatore, il che faceva di me un ottimo amico, quello al quale confidare magari tutti i segreti amorosi, ma di andare oltre, di fare il salto di qualità da “confidente” a “moroso”, non se ne parlava nemmeno.
Per una strana associazione di idee che si fanno intorno ai 13-14 anni, mi ero convinto che le ragazze metallare fossero più “facili”, quindi per un breve periodo di tempo mi ero pure dato al metal (senza capelli lunghissimi, look da tossico, borchie e menate varie). Bene, di adolescenti metallare non ne ho mai conosciuta una.
Quindi trascorsi la mia prima adolescenza da una parte ascoltando masochisticamente le pene amorose della ragazza di cui ero segretamente innamorato, dall’altra eccedendo in attività masturbativa al pensiero di Tinì Cansino, Sabrina Salerno e Samantha Fox – spesso con il supporto di Gin Fizz e (Dio abbia in gloria l’inventore di quel format) Colpo Grosso.
Di contro, l’aria da bravo ragazzo, la reputazione di bravo studente, l’educazione mi hanno sempre permesso di fare colpo sulle madri delle mie coetanee. Ma, all’epoca, non ero ancora un appassionato di MILF.
Con il passare degli anni, le cose non cambiarono granché: continuai ad essere un ottimo amico e confidente; Tinì Cansino, Sabrina Salerno e Samantha Fox furono sostituite da Selen, Jenna Jameson e Sylvia Saint; Gin Fizz e Colpo Grosso furono rimpiazzati da Le Ore e qualche videocassetta o dvd presi a noleggio.
Poi, inaspettatamente, quando ero a militare, le cose cambiarono leggermente.
Cioè, la masturbazione sui giornali porno erano ancora l’attività prevalente all’interno del plotone, ma da quel momento il salto di categoria “confidente” -> “potenziale fidanzato” non fu più così utopico. Il problema principale, quella volta, fu che l’amica era anche la fidanzata del mio migliore amico… ma questa è un’altra storia.
La storia si ripeté più volte: da confidente di una persona con un qualche legame (fidanzata, sposata, suora, poco importa) ad amante, ecco, questo mi veniva dannatamente bene.
Oddio, non vorrei dare un’impressione sbagliata: non che io abbia mai avuto molto successo con le ragazze! Per dire, quando ho provato ad andare a puttane, la ragazza ha simulato un tremendo mal di testa.
Comunque, il rapporto con ragazze già impegnate mi risultava molto più facile, non ho mai capito il perché.
In realtà, non ho mai capito il perché una ragazza, una donna, una vecchia, un essere dotato di colonna vertebrale e avente sesso femminile dovrebbe essere interessata a me! uhm… no, che cazzata, quello che non ho mai capito è il perché una ragazza, una donna ecc. dovrebbe essere NON interessata a me, ma si sa che l’uomo è un essere imperfetto e la donna un po’ di più (aspetto fisico escluso).
Comunque, a questo punto mi ero incuriosito. Allora ho provato a chiederlo ad un’amica.
Lei: Charme, caro.
Io: Eh?
Lei: Prendi qui, alla bocca dello stomaco.
Io: In che senso?
Lei: Nausea, caro.
Io: Sarà perché riesco a farle ridere?
Lei: No, devi cercare qualcosa che ti riesca anche da vestito.
Io: Allora non me lo so spiegare…
Lei: Sarà per le prestazioni sessuali?
Io: No, non credo proprio. Sai qual è la cosa più carina che mi è stato detto? “È stato simpatico”
Lei: Non ti stai sottovalutando? Pensaci bene.
Io: Beh, in effetti, una volta una mi ha detto: “È una cosa da rifare assolutamente, il più presto possibile!”
Lei: Ecco, vedi?
Io: “Con un altro”
Lei: Ah.
Io: Poi ci sarebbe quella volta… ma non mi piace ricordarla.
Lei: Dai, dimmi!
Io: Lei mi ha detto: “Sei stato bravissimo, dico sul serio!”
Lei: E tu?
Io: Ero molto imbarazzato, non ho potuto far altro che risponderle: “Grazie mamma”
Sono sempre stato un buon ascoltatore, il che faceva di me un ottimo amico, quello al quale confidare magari tutti i segreti amorosi, ma di andare oltre, di fare il salto di qualità da “confidente” a “moroso”, non se ne parlava nemmeno.
Per una strana associazione di idee che si fanno intorno ai 13-14 anni, mi ero convinto che le ragazze metallare fossero più “facili”, quindi per un breve periodo di tempo mi ero pure dato al metal (senza capelli lunghissimi, look da tossico, borchie e menate varie). Bene, di adolescenti metallare non ne ho mai conosciuta una.
Quindi trascorsi la mia prima adolescenza da una parte ascoltando masochisticamente le pene amorose della ragazza di cui ero segretamente innamorato, dall’altra eccedendo in attività masturbativa al pensiero di Tinì Cansino, Sabrina Salerno e Samantha Fox – spesso con il supporto di Gin Fizz e (Dio abbia in gloria l’inventore di quel format) Colpo Grosso.
Di contro, l’aria da bravo ragazzo, la reputazione di bravo studente, l’educazione mi hanno sempre permesso di fare colpo sulle madri delle mie coetanee. Ma, all’epoca, non ero ancora un appassionato di MILF.
Con il passare degli anni, le cose non cambiarono granché: continuai ad essere un ottimo amico e confidente; Tinì Cansino, Sabrina Salerno e Samantha Fox furono sostituite da Selen, Jenna Jameson e Sylvia Saint; Gin Fizz e Colpo Grosso furono rimpiazzati da Le Ore e qualche videocassetta o dvd presi a noleggio.
Poi, inaspettatamente, quando ero a militare, le cose cambiarono leggermente.
Cioè, la masturbazione sui giornali porno erano ancora l’attività prevalente all’interno del plotone, ma da quel momento il salto di categoria “confidente” -> “potenziale fidanzato” non fu più così utopico. Il problema principale, quella volta, fu che l’amica era anche la fidanzata del mio migliore amico… ma questa è un’altra storia.
La storia si ripeté più volte: da confidente di una persona con un qualche legame (fidanzata, sposata, suora, poco importa) ad amante, ecco, questo mi veniva dannatamente bene.
Oddio, non vorrei dare un’impressione sbagliata: non che io abbia mai avuto molto successo con le ragazze! Per dire, quando ho provato ad andare a puttane, la ragazza ha simulato un tremendo mal di testa.
Comunque, il rapporto con ragazze già impegnate mi risultava molto più facile, non ho mai capito il perché.
In realtà, non ho mai capito il perché una ragazza, una donna, una vecchia, un essere dotato di colonna vertebrale e avente sesso femminile dovrebbe essere interessata a me! uhm… no, che cazzata, quello che non ho mai capito è il perché una ragazza, una donna ecc. dovrebbe essere NON interessata a me, ma si sa che l’uomo è un essere imperfetto e la donna un po’ di più (aspetto fisico escluso).
Comunque, a questo punto mi ero incuriosito. Allora ho provato a chiederlo ad un’amica.
Lei: Charme, caro.
Io: Eh?
Lei: Prendi qui, alla bocca dello stomaco.
Io: In che senso?
Lei: Nausea, caro.
Io: Sarà perché riesco a farle ridere?
Lei: No, devi cercare qualcosa che ti riesca anche da vestito.
Io: Allora non me lo so spiegare…
Lei: Sarà per le prestazioni sessuali?
Io: No, non credo proprio. Sai qual è la cosa più carina che mi è stato detto? “È stato simpatico”
Lei: Non ti stai sottovalutando? Pensaci bene.
Io: Beh, in effetti, una volta una mi ha detto: “È una cosa da rifare assolutamente, il più presto possibile!”
Lei: Ecco, vedi?
Io: “Con un altro”
Lei: Ah.
Io: Poi ci sarebbe quella volta… ma non mi piace ricordarla.
Lei: Dai, dimmi!
Io: Lei mi ha detto: “Sei stato bravissimo, dico sul serio!”
Lei: E tu?
Io: Ero molto imbarazzato, non ho potuto far altro che risponderle: “Grazie mamma”
sabato 14 novembre 2009
Il test dell'sms e del gelato
Qualche giorno fa ho letto un simpatico post in un blog ed i relativi commenti.
Poiché l'argomento aveva stuzzicato il mio interesse, ho deciso di realizzare un esperimento, utilizzando cavie umane per il mio studio.
L'esperimento consisteva nello svolgimento di una semplice azione: un soggetto A deve invitare un soggetto B a prendere un gelato.
Quelli che seguono sono gli esiti della sperimentazione:
TEST n. 1
Soggetto: Donna
Fattore di disturbo: Amica
Svolgimento: Donna deve invitare Uomo a prendere un gelato. Uomo accetterà.
Donna: Mi piacerebbe uscire con Uomo.
Amica: Dovrebbe essere lui ad invitarti!
Donna: Oddio! Secondo te perché non lo fa? Non gli piaccio?
Amica: Ma no, è impossibile che tu non gli piaccia!
Donna: Dici?
Amica: Sicuro! Forse è solo timido
Donna: Già, in effetti è così sensibile...
Amica: E carino
Donna: E dolce
Amica: Perché non glielo chiedi tu?
Donna: Oddio, dici che dovrei?
Amica: Sì, certo, perché no?
Donna: Mah, non so... non è che mi potrebbe credere una... insomma, una... hai capito?
Amica: Ma no, secondo me la cosa potrebbe anche lusingarlo.
Donna: Ne sei sicura?
Amica: Sì, vai, invitalo.
Donna: Oddio, e che gli scrivo?
Amica: Scrivigli: "Uomo, mi piaci tanto, mi piacerebbe uscire con te e"
Donna: MA SEI SCEMA?!?!
Amica: Stavo scherzando.
Donna: ok, ok, ci penso io.
Donna prende il cellulare, inizia a comporre il messaggio:
Donna: "Ciao Uomo, sono Donna. Avresti piacere di prendere un gelato insieme a me?"
Amica: mmm
Donna: Cosa?
Amica: Non va bene. La domanda presuppone la possibilità che Uomo possa non aver piacere nel prendere un gelato insieme a te.
Donna: Oddio! Dici che potrebbe non averne voglia?
Amica: Non ho detto ques
Donna: Potrei non piacergli?!?!
Amica: No, ho detto solo che hai posto la domanda nel modo sbagliato.
Donna: E cosa dovrei fare? Aiutami, sei la mia migliore amica!!!
Amica prende il cellulare di Donna ed inizia a comporre il messaggio:
Amica: "Ciao Uomo, sono Donna. Accetterei volentieri un tuo invito a prendere il gelato"
Donna: mmm
Amica: Che c'è?
Donna: Non è un po' troppo aggressivo?
Amica: In effetti...
Donna: E se lui pensasse...
Amica: Cosa?
Donna: Cioè, se lui pensasse che io mando questi sms a tutti, per farmi offrire il gelato? Non potrebbe pensare che io possa essere... ecco, insomma, hai capito, no?
Amica: Hai ragione, cancella
Donna: Uff, ma perché deve essere così difficile invitare fuori qualcuno?
Amica: Senti, ma perché non gli dici che ti piace?
Donna: Ma sei scema?!?! non lo deve sapere!
Amica: Dai, torniamo al messaggio.
Donna: Eh, meglio, dai
Amica: Tu vuoi che andiate a prendere un gelato insieme, giusto?
Donna: Sì, dovrebbe capire che la cosa mi farebbe piacere, ma non credere che io stia smaniando dalla voglia di uscire con lui. Cioè, deve sapere che mi è simpatico, magari intuire che potrebbe essere qualcosa più di un amico, ma non capire che mi piace da impazzire!
Amica: Certo, hai perfettamente ragione. Ma non è mica semplice, eh...
Donna: Uff, ma perché deve essere così difficile? Perché non si può dire semplicemente: "Ciao Uomo, sono Donna, stasera ti andrebbe di prendere un gelato?"
Amica: Ehi, torna a dire?
Donna: Cosa?
Amica: Quello che hai appena detto
Donna: Dovrebbe capire che la cosa mi farebbe piacere, ma non
Amica: No, non quello! Dopo!
Donna: "Ciao Uomo, sono Donna, stasera ti andrebbe di prendere un gelato?"
Amica: Insieme.
Donna: Cosa?
Amica: "Ciao Uomo, sono Donna, stasera ti andrebbe di prendere un gelato INSIEME?"
Donna: Giusto.
Amica: Già.
Donna: E dici che potrebbe funzionare?
Amica: Certo.
Donna: Non è che mi potrebbe scambiare per una... hai capito, no?
Amica: No, tranquilla
Donna scrive l'sms sul cellulare
Donna: Oddio, e se dice di no?
Amica: Non essere sciocca, non può resisterti!
Donna: Ne sei certa? No, perché se dovesse rifiutare, io
Amica: Non rifiuterà, fidati.
Donna: Ne sei sicura? Sicura sicura?
Amica: Vuoi inviare quel messaggio?
Donna: Aspetta, fammelo rileggere!
Amica: Se non lo mandi tu, lo mando io!
Donna: Ok, ok
Donna invia l'sms
Donna: Oddio, l'ho mandato!
Amica: Bene
Donna: No, che ho fatto? Avrei dovuto scrivere che
Amica: Va tutto bene!
Donna: Ma forse avrei dovuto dirgli che
Amica: Va tutto bene! Ormai è fatta!
Donna: Oddio, sono così agitata!
Amica: Tranquilla, andrà tutto bene.
Donna: ...
Amica: ...
Donna: Perché non risponde?
Amica: Da quanto l'hai mandato?
Donna: Quasi un minuto.
Amica: Forse non l'ha ancora letto.
Donna: ...
Amica: ...
Donna: E se stesse cercando di scaricarmi?
(tre ore dopo)
Donna: Ecco, lo sapevo, non gli piaccio!
Amica: Ma no, dai, forse non ha ancora visto il messaggio!
Donna: Ne sei sicura? Forse sta cercando le parole giuste per dirmi che non vuole uscire con me! Sai, è così sensibile, magari non vuole ferirmi...
Amica: Ma lui VUOLE uscire con te!
Donna: Come fai a dirlo?
Amica: Si vede! Da come ti guarda quando ti incontra, da come ti saluta...
Donna: Ma se mi dice solo ciao!
Amica: Sì, ma non hai visto come abbassa lo sguardo quando ti dice ciao? E il tono della voce?
Donna: Ah, l'hai notato anche te? Avevo avuto la stessa impressione, ma avevo paura di illudermi!
Amica: Sì, sì, si vede bene!
Donna: Oddio, mi sembra di sognare!
Trilla il cellulare. A Donna arriva il messaggio.
Donna: È LUI! È LUI!
Amica: Sì, sarà lui!!!
Donna: Oddio! Oddio!
Amica: Leggilo, dai!
Donna: No, non ce la faccio, leggilo tu!
Amica: Ok, c'è scritto... "Va bene, in gelateria alle 18"
Donna: VA BENE!
Amica: Va bene!
Donna: ODDIO!
Amica: Te l'avevo detto!
Donna: Alle 18!
Amica: Già!
Donna: Secondo te che voleva dire?
Amica: Per me è cotto.
Donna: Dici? Non ti sembra un po' freddo come messaggio?
Amica: Ma no, che dici? Lo sai anche tu che è timido!
Donna: Già, lo pensavo anche io.
Amica: Già.
Donna: Oddio, che emozione!
Amica: Sono contentissima.
Donna: E ora che mi metto?
Amica: Andiamo a comprare qualcosa!
Donna: E dalla parrucchiera!
Amica: E dall'estetista?
Donna: Corriamo!
TEST n. 2
Soggetto: Uomo
Fattore di disturbo: Amico
Svolgimento: Uomo deve invitare Donna a prendere un gelato. Donna accetterà.
Amico: Oh.
Uomo: Ehi.
Amico: Allora?
Uomo: Tutto ok.
Amico: Stasera sei in giro?
Uomo: Sì, aperitivo? Ah cazzo, no, dimenticavo... ho chiesto a Donna di andare a prendere un gelato.
Amico: Che ti ha detto?
Uomo porge il telefono ad Amico. Amico legge il messaggio.
Amico: "Va bene, in gelateria alle 18"
Uomo: Già.
Amico: mmm
Uomo: Cosa?
Amico: Te la dà.
Uomo: Dici?
Amico: Certo.
Uomo: Bene.
Amico: Lavatelo.
CONCLUSIONE
Da qualche parte doveva pure esserci l'esito di questo test comparato, ma è andato perduto tra il vino ed il Lagavulin di ieri notte.
Poiché l'argomento aveva stuzzicato il mio interesse, ho deciso di realizzare un esperimento, utilizzando cavie umane per il mio studio.
L'esperimento consisteva nello svolgimento di una semplice azione: un soggetto A deve invitare un soggetto B a prendere un gelato.
Quelli che seguono sono gli esiti della sperimentazione:
TEST n. 1
Soggetto: Donna
Fattore di disturbo: Amica
Svolgimento: Donna deve invitare Uomo a prendere un gelato. Uomo accetterà.
Donna: Mi piacerebbe uscire con Uomo.
Amica: Dovrebbe essere lui ad invitarti!
Donna: Oddio! Secondo te perché non lo fa? Non gli piaccio?
Amica: Ma no, è impossibile che tu non gli piaccia!
Donna: Dici?
Amica: Sicuro! Forse è solo timido
Donna: Già, in effetti è così sensibile...
Amica: E carino
Donna: E dolce
Amica: Perché non glielo chiedi tu?
Donna: Oddio, dici che dovrei?
Amica: Sì, certo, perché no?
Donna: Mah, non so... non è che mi potrebbe credere una... insomma, una... hai capito?
Amica: Ma no, secondo me la cosa potrebbe anche lusingarlo.
Donna: Ne sei sicura?
Amica: Sì, vai, invitalo.
Donna: Oddio, e che gli scrivo?
Amica: Scrivigli: "Uomo, mi piaci tanto, mi piacerebbe uscire con te e"
Donna: MA SEI SCEMA?!?!
Amica: Stavo scherzando.
Donna: ok, ok, ci penso io.
Donna prende il cellulare, inizia a comporre il messaggio:
Donna: "Ciao Uomo, sono Donna. Avresti piacere di prendere un gelato insieme a me?"
Amica: mmm
Donna: Cosa?
Amica: Non va bene. La domanda presuppone la possibilità che Uomo possa non aver piacere nel prendere un gelato insieme a te.
Donna: Oddio! Dici che potrebbe non averne voglia?
Amica: Non ho detto ques
Donna: Potrei non piacergli?!?!
Amica: No, ho detto solo che hai posto la domanda nel modo sbagliato.
Donna: E cosa dovrei fare? Aiutami, sei la mia migliore amica!!!
Amica prende il cellulare di Donna ed inizia a comporre il messaggio:
Amica: "Ciao Uomo, sono Donna. Accetterei volentieri un tuo invito a prendere il gelato"
Donna: mmm
Amica: Che c'è?
Donna: Non è un po' troppo aggressivo?
Amica: In effetti...
Donna: E se lui pensasse...
Amica: Cosa?
Donna: Cioè, se lui pensasse che io mando questi sms a tutti, per farmi offrire il gelato? Non potrebbe pensare che io possa essere... ecco, insomma, hai capito, no?
Amica: Hai ragione, cancella
Donna: Uff, ma perché deve essere così difficile invitare fuori qualcuno?
Amica: Senti, ma perché non gli dici che ti piace?
Donna: Ma sei scema?!?! non lo deve sapere!
Amica: Dai, torniamo al messaggio.
Donna: Eh, meglio, dai
Amica: Tu vuoi che andiate a prendere un gelato insieme, giusto?
Donna: Sì, dovrebbe capire che la cosa mi farebbe piacere, ma non credere che io stia smaniando dalla voglia di uscire con lui. Cioè, deve sapere che mi è simpatico, magari intuire che potrebbe essere qualcosa più di un amico, ma non capire che mi piace da impazzire!
Amica: Certo, hai perfettamente ragione. Ma non è mica semplice, eh...
Donna: Uff, ma perché deve essere così difficile? Perché non si può dire semplicemente: "Ciao Uomo, sono Donna, stasera ti andrebbe di prendere un gelato?"
Amica: Ehi, torna a dire?
Donna: Cosa?
Amica: Quello che hai appena detto
Donna: Dovrebbe capire che la cosa mi farebbe piacere, ma non
Amica: No, non quello! Dopo!
Donna: "Ciao Uomo, sono Donna, stasera ti andrebbe di prendere un gelato?"
Amica: Insieme.
Donna: Cosa?
Amica: "Ciao Uomo, sono Donna, stasera ti andrebbe di prendere un gelato INSIEME?"
Donna: Giusto.
Amica: Già.
Donna: E dici che potrebbe funzionare?
Amica: Certo.
Donna: Non è che mi potrebbe scambiare per una... hai capito, no?
Amica: No, tranquilla
Donna scrive l'sms sul cellulare
Donna: Oddio, e se dice di no?
Amica: Non essere sciocca, non può resisterti!
Donna: Ne sei certa? No, perché se dovesse rifiutare, io
Amica: Non rifiuterà, fidati.
Donna: Ne sei sicura? Sicura sicura?
Amica: Vuoi inviare quel messaggio?
Donna: Aspetta, fammelo rileggere!
Amica: Se non lo mandi tu, lo mando io!
Donna: Ok, ok
Donna invia l'sms
Donna: Oddio, l'ho mandato!
Amica: Bene
Donna: No, che ho fatto? Avrei dovuto scrivere che
Amica: Va tutto bene!
Donna: Ma forse avrei dovuto dirgli che
Amica: Va tutto bene! Ormai è fatta!
Donna: Oddio, sono così agitata!
Amica: Tranquilla, andrà tutto bene.
Donna: ...
Amica: ...
Donna: Perché non risponde?
Amica: Da quanto l'hai mandato?
Donna: Quasi un minuto.
Amica: Forse non l'ha ancora letto.
Donna: ...
Amica: ...
Donna: E se stesse cercando di scaricarmi?
(tre ore dopo)
Donna: Ecco, lo sapevo, non gli piaccio!
Amica: Ma no, dai, forse non ha ancora visto il messaggio!
Donna: Ne sei sicura? Forse sta cercando le parole giuste per dirmi che non vuole uscire con me! Sai, è così sensibile, magari non vuole ferirmi...
Amica: Ma lui VUOLE uscire con te!
Donna: Come fai a dirlo?
Amica: Si vede! Da come ti guarda quando ti incontra, da come ti saluta...
Donna: Ma se mi dice solo ciao!
Amica: Sì, ma non hai visto come abbassa lo sguardo quando ti dice ciao? E il tono della voce?
Donna: Ah, l'hai notato anche te? Avevo avuto la stessa impressione, ma avevo paura di illudermi!
Amica: Sì, sì, si vede bene!
Donna: Oddio, mi sembra di sognare!
Trilla il cellulare. A Donna arriva il messaggio.
Donna: È LUI! È LUI!
Amica: Sì, sarà lui!!!
Donna: Oddio! Oddio!
Amica: Leggilo, dai!
Donna: No, non ce la faccio, leggilo tu!
Amica: Ok, c'è scritto... "Va bene, in gelateria alle 18"
Donna: VA BENE!
Amica: Va bene!
Donna: ODDIO!
Amica: Te l'avevo detto!
Donna: Alle 18!
Amica: Già!
Donna: Secondo te che voleva dire?
Amica: Per me è cotto.
Donna: Dici? Non ti sembra un po' freddo come messaggio?
Amica: Ma no, che dici? Lo sai anche tu che è timido!
Donna: Già, lo pensavo anche io.
Amica: Già.
Donna: Oddio, che emozione!
Amica: Sono contentissima.
Donna: E ora che mi metto?
Amica: Andiamo a comprare qualcosa!
Donna: E dalla parrucchiera!
Amica: E dall'estetista?
Donna: Corriamo!
TEST n. 2
Soggetto: Uomo
Fattore di disturbo: Amico
Svolgimento: Uomo deve invitare Donna a prendere un gelato. Donna accetterà.
Amico: Oh.
Uomo: Ehi.
Amico: Allora?
Uomo: Tutto ok.
Amico: Stasera sei in giro?
Uomo: Sì, aperitivo? Ah cazzo, no, dimenticavo... ho chiesto a Donna di andare a prendere un gelato.
Amico: Che ti ha detto?
Uomo porge il telefono ad Amico. Amico legge il messaggio.
Amico: "Va bene, in gelateria alle 18"
Uomo: Già.
Amico: mmm
Uomo: Cosa?
Amico: Te la dà.
Uomo: Dici?
Amico: Certo.
Uomo: Bene.
Amico: Lavatelo.
CONCLUSIONE
Da qualche parte doveva pure esserci l'esito di questo test comparato, ma è andato perduto tra il vino ed il Lagavulin di ieri notte.
martedì 12 maggio 2009
Profumo di fiori di tiglio / fa caldo ma qui si sta meglio
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
Ho pensato ai tigli che circondano la Pensione Manolita, a Rimini, dove passavo le vacanze estive con mia nonna. A quell’odore di nostalgia e di promesse non mantenute, a quella stamberga a conduzione familiare che mi sembrava una reggia, perché mia nonna non doveva preparare i pasti ma, per pochi giorni all’anno, dopo una vita trascorsa a servire gli altri (prima come domestica, da quando aveva dieci anni, prima della guerra; poi come moglie, per un marito che la amava, e come nuora, per una suocera che non la sopportava; poi come commessa in una pizzeria del centro; quindi come madre e infine come nonna), poteva sedersi a tavola e mangiare quello che un’altra persona aveva preparato (e poco importa se, invece, tutte le mattine rifaceva i letti e puliva la camera, perché sì, anche alla Pensione Manolita c’erano le cameriere, ma cazzo, godersi le ferie per intero proprio no!).
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
Ho pensato ai tigli di Rimini e a quelle vacanze con Davide e Andrea, due fratelli di Treviso, grandi promesse del calcio che ora, probabilmente, faranno i carrellisti in qualche azienda del nord-est; e io ero il più piccolo, e quando uscivo con loro mi sentivo figo perché erano più grandi di me; e noi tre, dicevo, passavamo tutto il tempo al bar della spiaggia, a spendere il 50% dei nostri soldi nel juke-box e le uniche canzoni che ascoltavamo erano Mia bocca, I love to love ed Electrica Salsa, ma soprattutto Nostalgia canaglia, che era orribile ma urlare a squarciagola CANAGLIA! a tempo di musica ci faceva sentire bene.
E ho pensato che l’altro 50% dei nostri soldi li spendevamo di sera in sala giochi e a volte si sperava che piovesse anche durante il giorno, così da poterci passare anche la mattina o il pomeriggio. E il tempo lo si passava a guardare quelli grandi che erano bravi a giocare ai giochi che ti piacevano e arrivavano sempre fino alla fine e con un gettone ci stavano anche delle mezz’ore buone. E qualcuno di questi grandi, ogni tanto, quando finiva la partita, prima di inserire il nuovo gettone, ti guardava, tu che eri più piccolo, con il tuo mucchiettino di gettoni nascosti nella mano, che agognavi di poter giocare a quel bellissimo platform che nella tua città non c’era, perché a Modena le sala giochi non c’erano e l’unica che c’era era frequentata da brutta gente, così ti dicevano i genitori e tu non ci credevi e ci andavi di nascosto, finché un tossico ha tirato fuori un coltello e ve l’ha puntato alla gola, a te e ad un tuo amico, e tu gli hai dato tutto quello che avevi, ben cinquemila lire, e invece il tuo amico gli ha dovuto dare anche la catenina d’oro e allora siete arrivati a casa e avete dovuto confessare di essere stati alla sala giochi, e sì, avevate ragione, mamma e papà, è un postaccio e non ci torno più. Insomma, al mare, invece, dove la sala giochi era un luogo anche per i ragazzini, ogni tanto c’era questo grande che ti guardava e ti chiedeva: “Vuoi giocare?”, e tu, con i tuoi gettoni in mano, sentivi la tua voce rispondere: “No no, stavo solo guardando…”. Perché, cazzo, quelli grandi si rispettavano.
E quando invece eri in sala giochi di mattina perché pioveva, e i grandi non c’erano perché erano ancora a letto, e il gioco era libero, e scambiavi tremila lire e ti piovevano in mano una dozzina di gettoni, almeno un paio d’ore di gioco, ecco, solo in quel momento ti mettevi a giocare. E, dopo cinque minuti, immancabilmente, entrava in sala gioco un grande, si appoggiava con una mano al cabinato dove stavi giocando tu, e tu continuavi a giocare, magari addirittura per un minuto intero, e poi capivi di aver tirato troppo la corda… e allora perdevi la partita, volontariamente. E i tuoi 11 gettoni erano lì, in pila, pronti per essere inseriti. Ma il grande ti chiedeva: “Giochi ancora?” e tu avresti voluto rispondere sì, cazzo, sì che gioco, ho ancora 11 gettoni e adesso tu aspetti come aspetto io quando ci sei tu a giocare, invece sentivi la tua voce rispondere: “No no, non ne ho più voglia…”. Perché, cazzo, quelli grandi si rispettavano.
E se anche avevi tutte le intenzioni di giocare un’altra partita, almeno una, cazzo! ho aspettato tanto, una la gioco, cascasse il mondo ma un’altra partita me la faccio, ecco, anche se avevi quest’intenzione, arrivava quello grande che diceva: “Adesso gioco io.” E la sua affermazione la capivi al volo. Adesso. Gioco. Io. Punto. Sì, si sentiva benissimo anche il punto in fondo alla frase, perché quella non era una richiesta, ma non era nemmeno un ordine: era una constatazione. Ma poi, cavolo, non ci sarebbe nemmeno stato bisogno del punto, in fondo alla frase, perché non ti saresti mai permesso di dire “no, ne faccio ancora un’altra”, perché, cazzo, quelli grandi si rispettavano.
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
cavolo, questo discorso della sala giochi mi ha fatto venire in mente che quell’anno ero biondo! Biondo?!? Beh, una via di mezzo tra l’arancione e il biondo, in realtà. Regalo della varicella che avevo avuto il mese prima, in una forma molto violenta, e poiché le papule mi erano venute anche in testa, a centinaia, e poiché le papule divennero vescicole, e le vescicole pustole, e le pustole infine si trasformarono in croste, e avevo un prurito infernale e non potevo grattarmi, il medico consigliò a mia nonna (sì, perché le malattie infettive le passavo a casa di mia nonna, perché mia madre non ne aveva mai avuta una, di malattie infettive) di farmi gli impacchi con acqua e amuchina, per ammorbidire le croste ed alleviare il prurito. E poiché mia nonna mi vuole bene, passava tutto il giorno e tutta la notte a farmi gli impacchi con acqua e amuchina e già che c’era ci aveva messo anche un po’ di acqua ossigenata e insomma, il risultato è che, dopo due settimane di impacchi, avevo una chioma degna di Jurgen Klinsmann ai tempi d’oro, la pantegana bionda di antica memoria.
Ah già, qual è il nesso con la sala giochi? ricordo che stavo guardando giocare un grande e, ad un certo punto, questo mi guardò e mi disse qualcosa. In tedesco. Io feci finta di niente, ma questo di nuovo, ricominciò a parlarmi in tedesco. Non capivo un cazzo di quello che diceva. Sorrisi ed annuii. Lui mi guardò, perplesso. Mi chiese qualcosa. Io sorrisi ancora. Poi mi domandò: “Deutsch?”. Sorrisi. Ritentò: “Tetesco?”. Allora capii. Arrossii e risposi: “No, italiano.” E lui: “Italiano piondo? mah…” A quel punto, mi prese per una spalla, mi attirò vicino a sé, io chiusi gli occhi, in attesa del suo pugno, invece mi mise davanti al videogame, mi lasciò la sua partita e se ne andò.
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
… a te, Brigitte. A quanto eri bella. Ai tuoi occhi azzurri, ai tuoi capelli biondi, con quel taglio così francese, su quel volto così francese, con quel naso così francese e quelle labbra carnose così francesi, e quanto cavolo eri francese, che non capivo una mazza di quello che dicevi, ma ero contento, perché tu eri più grande di me, avevi quasi 16 anni, questo l’avevo capito, ma passavamo le giornate in spiaggia insieme e anche la sera uscivamo insieme, perché tu non conoscevi nessuno e non parlavi l’italiano e allora uscivi con noi, e mi scompigliavi i capelli biondi e sorridevi e io ero innamoratissimo. E pensai che, così come la lingua ci separava, la musica ci avrebbe uniti: io ti insegnai Una canzone per te, tu mi insegnasti Alouette ed io pensai che era la più bella canzone d’amore che avessi mai sentito. E invece era una cazzo di stupidissima canzone per bambini. Ma tu eri bellissima e io ero innamoratissimo e stavamo sempre insieme, e io ero certo che avrei imparato il francese, e poi ci saremmo ritrovati l’estate dopo, e tu ti saresti innamorata di me, e lunedì sera andasti a letto con Andrea. Cazzo. In un solo istante, avevi distrutto il mio amore per te e la mia amicizia con Andrea. Ma, per fortuna, il giorno seguente Andrea e Davide tornarono a Treviso perché avevano un provino nella Primavera di una qualche squadra di Serie A. (Davide lo presero, Andrea no. Ahahah. Così impari.)
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
… ancora a te, Brigitte. A quanto eri bella. E che, quando Andrea ripartì, tutto fu di nuovo come prima. E arrivò mercoledì, e tu mi passavi una mano tra i capelli biondi e io ero sempre più innamorato di te. E arrivò giovedì, e tu mi passavi una mano tra i capelli e io ero sempre più innamorato di te. E arrivò venerdì, e arrivò anche Remo, con la sua bella moto rossa, e quando arrivò sabato trombaste sulla spiaggia.
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
… a te, Brigitte. E a quanto eri zoccola.
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
… ma perché cazzo non uso l’automobile, quando piove?
Ho pensato ai tigli che circondano la Pensione Manolita, a Rimini, dove passavo le vacanze estive con mia nonna. A quell’odore di nostalgia e di promesse non mantenute, a quella stamberga a conduzione familiare che mi sembrava una reggia, perché mia nonna non doveva preparare i pasti ma, per pochi giorni all’anno, dopo una vita trascorsa a servire gli altri (prima come domestica, da quando aveva dieci anni, prima della guerra; poi come moglie, per un marito che la amava, e come nuora, per una suocera che non la sopportava; poi come commessa in una pizzeria del centro; quindi come madre e infine come nonna), poteva sedersi a tavola e mangiare quello che un’altra persona aveva preparato (e poco importa se, invece, tutte le mattine rifaceva i letti e puliva la camera, perché sì, anche alla Pensione Manolita c’erano le cameriere, ma cazzo, godersi le ferie per intero proprio no!).
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
Ho pensato ai tigli di Rimini e a quelle vacanze con Davide e Andrea, due fratelli di Treviso, grandi promesse del calcio che ora, probabilmente, faranno i carrellisti in qualche azienda del nord-est; e io ero il più piccolo, e quando uscivo con loro mi sentivo figo perché erano più grandi di me; e noi tre, dicevo, passavamo tutto il tempo al bar della spiaggia, a spendere il 50% dei nostri soldi nel juke-box e le uniche canzoni che ascoltavamo erano Mia bocca, I love to love ed Electrica Salsa, ma soprattutto Nostalgia canaglia, che era orribile ma urlare a squarciagola CANAGLIA! a tempo di musica ci faceva sentire bene.
E ho pensato che l’altro 50% dei nostri soldi li spendevamo di sera in sala giochi e a volte si sperava che piovesse anche durante il giorno, così da poterci passare anche la mattina o il pomeriggio. E il tempo lo si passava a guardare quelli grandi che erano bravi a giocare ai giochi che ti piacevano e arrivavano sempre fino alla fine e con un gettone ci stavano anche delle mezz’ore buone. E qualcuno di questi grandi, ogni tanto, quando finiva la partita, prima di inserire il nuovo gettone, ti guardava, tu che eri più piccolo, con il tuo mucchiettino di gettoni nascosti nella mano, che agognavi di poter giocare a quel bellissimo platform che nella tua città non c’era, perché a Modena le sala giochi non c’erano e l’unica che c’era era frequentata da brutta gente, così ti dicevano i genitori e tu non ci credevi e ci andavi di nascosto, finché un tossico ha tirato fuori un coltello e ve l’ha puntato alla gola, a te e ad un tuo amico, e tu gli hai dato tutto quello che avevi, ben cinquemila lire, e invece il tuo amico gli ha dovuto dare anche la catenina d’oro e allora siete arrivati a casa e avete dovuto confessare di essere stati alla sala giochi, e sì, avevate ragione, mamma e papà, è un postaccio e non ci torno più. Insomma, al mare, invece, dove la sala giochi era un luogo anche per i ragazzini, ogni tanto c’era questo grande che ti guardava e ti chiedeva: “Vuoi giocare?”, e tu, con i tuoi gettoni in mano, sentivi la tua voce rispondere: “No no, stavo solo guardando…”. Perché, cazzo, quelli grandi si rispettavano.
E quando invece eri in sala giochi di mattina perché pioveva, e i grandi non c’erano perché erano ancora a letto, e il gioco era libero, e scambiavi tremila lire e ti piovevano in mano una dozzina di gettoni, almeno un paio d’ore di gioco, ecco, solo in quel momento ti mettevi a giocare. E, dopo cinque minuti, immancabilmente, entrava in sala gioco un grande, si appoggiava con una mano al cabinato dove stavi giocando tu, e tu continuavi a giocare, magari addirittura per un minuto intero, e poi capivi di aver tirato troppo la corda… e allora perdevi la partita, volontariamente. E i tuoi 11 gettoni erano lì, in pila, pronti per essere inseriti. Ma il grande ti chiedeva: “Giochi ancora?” e tu avresti voluto rispondere sì, cazzo, sì che gioco, ho ancora 11 gettoni e adesso tu aspetti come aspetto io quando ci sei tu a giocare, invece sentivi la tua voce rispondere: “No no, non ne ho più voglia…”. Perché, cazzo, quelli grandi si rispettavano.
E se anche avevi tutte le intenzioni di giocare un’altra partita, almeno una, cazzo! ho aspettato tanto, una la gioco, cascasse il mondo ma un’altra partita me la faccio, ecco, anche se avevi quest’intenzione, arrivava quello grande che diceva: “Adesso gioco io.” E la sua affermazione la capivi al volo. Adesso. Gioco. Io. Punto. Sì, si sentiva benissimo anche il punto in fondo alla frase, perché quella non era una richiesta, ma non era nemmeno un ordine: era una constatazione. Ma poi, cavolo, non ci sarebbe nemmeno stato bisogno del punto, in fondo alla frase, perché non ti saresti mai permesso di dire “no, ne faccio ancora un’altra”, perché, cazzo, quelli grandi si rispettavano.
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
cavolo, questo discorso della sala giochi mi ha fatto venire in mente che quell’anno ero biondo! Biondo?!? Beh, una via di mezzo tra l’arancione e il biondo, in realtà. Regalo della varicella che avevo avuto il mese prima, in una forma molto violenta, e poiché le papule mi erano venute anche in testa, a centinaia, e poiché le papule divennero vescicole, e le vescicole pustole, e le pustole infine si trasformarono in croste, e avevo un prurito infernale e non potevo grattarmi, il medico consigliò a mia nonna (sì, perché le malattie infettive le passavo a casa di mia nonna, perché mia madre non ne aveva mai avuta una, di malattie infettive) di farmi gli impacchi con acqua e amuchina, per ammorbidire le croste ed alleviare il prurito. E poiché mia nonna mi vuole bene, passava tutto il giorno e tutta la notte a farmi gli impacchi con acqua e amuchina e già che c’era ci aveva messo anche un po’ di acqua ossigenata e insomma, il risultato è che, dopo due settimane di impacchi, avevo una chioma degna di Jurgen Klinsmann ai tempi d’oro, la pantegana bionda di antica memoria.
Ah già, qual è il nesso con la sala giochi? ricordo che stavo guardando giocare un grande e, ad un certo punto, questo mi guardò e mi disse qualcosa. In tedesco. Io feci finta di niente, ma questo di nuovo, ricominciò a parlarmi in tedesco. Non capivo un cazzo di quello che diceva. Sorrisi ed annuii. Lui mi guardò, perplesso. Mi chiese qualcosa. Io sorrisi ancora. Poi mi domandò: “Deutsch?”. Sorrisi. Ritentò: “Tetesco?”. Allora capii. Arrossii e risposi: “No, italiano.” E lui: “Italiano piondo? mah…” A quel punto, mi prese per una spalla, mi attirò vicino a sé, io chiusi gli occhi, in attesa del suo pugno, invece mi mise davanti al videogame, mi lasciò la sua partita e se ne andò.
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
… a te, Brigitte. A quanto eri bella. Ai tuoi occhi azzurri, ai tuoi capelli biondi, con quel taglio così francese, su quel volto così francese, con quel naso così francese e quelle labbra carnose così francesi, e quanto cavolo eri francese, che non capivo una mazza di quello che dicevi, ma ero contento, perché tu eri più grande di me, avevi quasi 16 anni, questo l’avevo capito, ma passavamo le giornate in spiaggia insieme e anche la sera uscivamo insieme, perché tu non conoscevi nessuno e non parlavi l’italiano e allora uscivi con noi, e mi scompigliavi i capelli biondi e sorridevi e io ero innamoratissimo. E pensai che, così come la lingua ci separava, la musica ci avrebbe uniti: io ti insegnai Una canzone per te, tu mi insegnasti Alouette ed io pensai che era la più bella canzone d’amore che avessi mai sentito. E invece era una cazzo di stupidissima canzone per bambini. Ma tu eri bellissima e io ero innamoratissimo e stavamo sempre insieme, e io ero certo che avrei imparato il francese, e poi ci saremmo ritrovati l’estate dopo, e tu ti saresti innamorata di me, e lunedì sera andasti a letto con Andrea. Cazzo. In un solo istante, avevi distrutto il mio amore per te e la mia amicizia con Andrea. Ma, per fortuna, il giorno seguente Andrea e Davide tornarono a Treviso perché avevano un provino nella Primavera di una qualche squadra di Serie A. (Davide lo presero, Andrea no. Ahahah. Così impari.)
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
… ancora a te, Brigitte. A quanto eri bella. E che, quando Andrea ripartì, tutto fu di nuovo come prima. E arrivò mercoledì, e tu mi passavi una mano tra i capelli biondi e io ero sempre più innamorato di te. E arrivò giovedì, e tu mi passavi una mano tra i capelli e io ero sempre più innamorato di te. E arrivò venerdì, e arrivò anche Remo, con la sua bella moto rossa, e quando arrivò sabato trombaste sulla spiaggia.
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
… a te, Brigitte. E a quanto eri zoccola.
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
… ma perché cazzo non uso l’automobile, quando piove?
martedì 21 aprile 2009
I figli so' piezz'e core
Figlia: No, io non mi sposerò mai!
Io: Ma dai, troverai anche tu un fidanzato, poi ti sposerai.
Figlia: No, io NON mi voglio sposare. Non voglio un marito, una persona da baciare smmmuuaaanch (mima un lascivo bacio degno dei migliori film porno) che schifo, non voglio.
Io: Vedrai che, col tempo, cambierai idea. Quando troverai qualcuno che ti piace…
Figlia: Sì sì, va bene, ma io NON mi voglio sposare.
Ah, la logica delle bambine… Noi pensiamo che siano ancora creature che hanno bisogno del nostro aiuto nell’affrontare il mondo, ed ecco che scopriamo che loro sanno, loro sanno come deve essere il mondo e solo crescendo si rovineranno, faranno i nostri stessi errori, penseranno che il vero amore è per sempre e che l’uomo è un animale monogamo (la donna un po’ meno) (anche l’uomo, in effetti).
Comunque, andando contro i miei più intimi desideri (che vorrebbero mia figlia mai sposata, mai fidanzata, perennemente rinchiusa in casa per non spezzare il cuore al suo povero papino), ho insistito per farle cambiare idea. E così, da vero bastardo, ho toccato l’unico punto su cui, da brava bimba, è sensibile.
Io: Ma non vuoi avere un bambino? Come fai, senza marito?
Figlia: …
Io: …
Figlia: Hai ragione. Mi sposo e faccio un figlio. Ma dopo che è nato, caccio di casa mio marito. Come ha fatto la mamma con te.
I figli so’ piezz’e core.
Le figlie so’ piezz’e mmerda.
Io: Ma dai, troverai anche tu un fidanzato, poi ti sposerai.
Figlia: No, io NON mi voglio sposare. Non voglio un marito, una persona da baciare smmmuuaaanch (mima un lascivo bacio degno dei migliori film porno) che schifo, non voglio.
Io: Vedrai che, col tempo, cambierai idea. Quando troverai qualcuno che ti piace…
Figlia: Sì sì, va bene, ma io NON mi voglio sposare.
Ah, la logica delle bambine… Noi pensiamo che siano ancora creature che hanno bisogno del nostro aiuto nell’affrontare il mondo, ed ecco che scopriamo che loro sanno, loro sanno come deve essere il mondo e solo crescendo si rovineranno, faranno i nostri stessi errori, penseranno che il vero amore è per sempre e che l’uomo è un animale monogamo (la donna un po’ meno) (anche l’uomo, in effetti).
Comunque, andando contro i miei più intimi desideri (che vorrebbero mia figlia mai sposata, mai fidanzata, perennemente rinchiusa in casa per non spezzare il cuore al suo povero papino), ho insistito per farle cambiare idea. E così, da vero bastardo, ho toccato l’unico punto su cui, da brava bimba, è sensibile.
Io: Ma non vuoi avere un bambino? Come fai, senza marito?
Figlia: …
Io: …
Figlia: Hai ragione. Mi sposo e faccio un figlio. Ma dopo che è nato, caccio di casa mio marito. Come ha fatto la mamma con te.
I figli so’ piezz’e core.
Le figlie so’ piezz’e mmerda.
Iscriviti a:
Post (Atom)
