Ammetto che avevo preso particolarmente male la notizia.
L'avevo presa particolarmente male, ecco.
E poi mi sono detto che, comunque, la verginità (perché è quello che alla fin fine spaventa i padri) a mia figlia nessuno avrebbe potuto portarla via. Se non altro perché è nata agli inizi di settembre.
Comunque, dicevo, mi aveva preso particolarmente male, perché la Nana è sempre la Nana, la figlia femmina ispira protezione paterna e blablabla.
Poi, qualche giorno fa:
Ed è a questo punto che è successa una cosa strana: non sono riuscito ad essere felice.
Ho ripensato alle mie delusioni amorose e a quanto vorrei che la Nana non soffrisse per questioni di cuore.
Ho letto il suo strazio su internet, ho letto il suo "vaffanculo brutto stronzo io ti amavo e tu mi hai preso per il culo spero che muori" e sono riuscito solo a dirle: "Tata, si dice spero che tu muoia, i congiuntivi, cazzo!".
Ho letto la sua tristezza, la sua disperazione e sono stato male per lei.
Il mio egoismo di padre, la mia paura di perderla, il timore di vederla crescere è passato in secondo piano rispetto al desiderio di vederla felice.
Insomma, avrei voluto rivedere comparire quell'orribile scritta:
e saperla nuovamente felice, vederla persa nei suoi sogni amorosi e
e...
ma chi cazzo voglio prendere per il culo???
Cameriere! Un'altra bottiglia di champagne! DAICAZZO!!!
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mercoledì 29 settembre 2010
venerdì 3 settembre 2010
Le peggio notizie.
Le peggio notizie arrivano così, all'improvviso.
Le peggio notizie arrivano così, quando meno te le aspetti.
Le peggio notizie arrivano così, quando non sei preparato a riceverle.
Quando tutto sembra che vada per il meglio, quando sembra finalmente che la vita abbia preso la giusta direzione e che la sfortuna si sia distratta un attimo, quando le piccole sfighe appena ti scalfiscono (che Dio ti maledica e ti inculi lo stesso, grandissimo figlio di puttana), quando sei aperto e ricettivo e pronto ad ogni ottima novità.
Le peggio notizie arrivano così, quando cominci a pensare che, sì, beh, all'oroscopo quasi quasi quest'anno ci crederesti. Che forse è vero che l'appoggio di Saturno sarà una carta importante del tuo mazzo. Che forse è vero che in questa ultima parte dell'anno potrai usufruire dei buoni aspetti di Giove ed Urano in Ariete o di Saturno in Bilancia. Che forse è vero che non hai capito una mazza di quello che ci è scritto prima, ma suona bene.
Le peggio notizie arrivano così, con un controllo medico che non è andato proprio come speravi.
Le peggio notizie arrivano così, quando rientri a casa la sera e scopri che tua moglie ha cambiato la serratura.
Le peggio notizie arrivano così, quando un amico ti manda un link ad un sito porno e tu ti ingrifi sul filmato amatoriale, per poi scoprire negli ultimi secondi che il bukkake viene servito sul volto della tua compagna.
Le peggio notizie arrivano così, con una lettera anonima infilata sotto la tua porta.
Le peggio notizie arrivano così, con una variazione del profilo di tua figlia su Facebook:
Cristo.
Le peggio notizie arrivano così, quando meno te le aspetti.
Le peggio notizie arrivano così, quando non sei preparato a riceverle.
Quando tutto sembra che vada per il meglio, quando sembra finalmente che la vita abbia preso la giusta direzione e che la sfortuna si sia distratta un attimo, quando le piccole sfighe appena ti scalfiscono (che Dio ti maledica e ti inculi lo stesso, grandissimo figlio di puttana), quando sei aperto e ricettivo e pronto ad ogni ottima novità.
Le peggio notizie arrivano così, quando cominci a pensare che, sì, beh, all'oroscopo quasi quasi quest'anno ci crederesti. Che forse è vero che l'appoggio di Saturno sarà una carta importante del tuo mazzo. Che forse è vero che in questa ultima parte dell'anno potrai usufruire dei buoni aspetti di Giove ed Urano in Ariete o di Saturno in Bilancia. Che forse è vero che non hai capito una mazza di quello che ci è scritto prima, ma suona bene.
Le peggio notizie arrivano così, con un controllo medico che non è andato proprio come speravi.
Le peggio notizie arrivano così, quando rientri a casa la sera e scopri che tua moglie ha cambiato la serratura.
Le peggio notizie arrivano così, quando un amico ti manda un link ad un sito porno e tu ti ingrifi sul filmato amatoriale, per poi scoprire negli ultimi secondi che il bukkake viene servito sul volto della tua compagna.
Le peggio notizie arrivano così, con una lettera anonima infilata sotto la tua porta.
Le peggio notizie arrivano così, con una variazione del profilo di tua figlia su Facebook:
Cristo.
giovedì 11 marzo 2010
Crucchi a mandorla
Ieri sono entrato in possesso del regalo di Natale che Culandra ha fatto mia nonna.Sì, perché Culandra è invadente ed impiccione, ma è anche un/una ragazzo/a col cuore d'oro e ha preso in tremenda simpatia mia Madre. Forse perché Madre lo tratta come tratta tutti noi: di merda. Comunque, per Natale Culandra ha deciso di fare un regalo alla Vecchia.
Culandra: Signora I., ho preso un regalo per sua madre! Siccome so che le piacciono i soprammobili, questo le piacerà sicuramente!
Ecco, i "soprammobili" sono quelli che vedete nell'immagine. Un set per sushi.
Nonna: Ma cus'el cal mistêr? (ma cos'è quel mistero?)
Io: Nonna, è un set per sushi.
Nonna: Un set par i sòghi? (un set per i sughi d'uva?)
Io: No, per il sushi!
Nonna: Susci? E cus'èl? (e che cos'è?)
Io: Pesce crudo e riso.
Nonna: Pass crud? (pesce crudo?)
Io: Sì nonna, crudo.
Nonna: Mo'c schiva! E al ris l'è cot? (ma che schifo! e il riso è cotto?)
Io: Sì nonna, il riso è cotto.
Nonna: E cum'el cundì? (e come è condito?)
Io: Non è condito, nonna, è riso in bianco.
Nonna: Vatt'a fer, mo'c schiva! (*espressione intraducibile*, che schifo!)
Io: A me piace.
Nonna: Mah, me am fid menga ed tôt chi quel cinès... (mah, io non mi fido di tutte queste cose cinesi...)
Io: Non è cinese, nonna, è giapponese.
Nonna: Ah l'è roba giaponesa?
Io: Sì.
Nonna: I giapunès i'ein meì ch'i cinès. (I giapponesi sono meglio dei cinesi)
Io: Cioè?
Nonna: I giapunès i'ein com'i tedàsc. (I giapponesi sono come i tedeschi)
Ho avuto paura di chiedere a chi assomigliamo noi italiani.
sabato 16 gennaio 2010
Edipo
Qualche mese fa sono stati assegnati i Macchianera Blog Awards 2009.
A parte il compiacimento nel leggere che Grillo ha portato a casa il premio per il "miglior blog andato a puttane", sono stato felice che il premio come miglior post sia andato a Serendipity per questo.
È rassicurante sapere che una ragazza si strugge tanto per la morte del padre, mentre io potrei restare indifferente al funerale del mio.
O forse no, magari una lacrima la verserò.
Ripensandoci bene, credo che soffrirò.
O forse, più che dolore, proverò rancore nei suoi confronti. O rancore nei miei confronti, per non provare un dispiacere immenso, e per questo proverò rancore nei suoi confronti.
O magari mi fotterà, morirò prima io e allora sticazzi. (non fosse per il fatto che morirò a cento anni di età e che, inoltre, ho un impegno che mi tiene occupato per almeno i prossimi trentasette anni)
Ma il fatto è che, in via puramente teorica, potrebbe capitare, eh!
Ho visto il dolore di una madre e di un padre che avevano perso un figlio: una cosa straziante. Un dolore continuo, che non passa mai, nemmeno dopo tanti anni.
E ho pensato due cose:
1) non vorrei mai provare una cosa del genere;
2) sarebbe un ottimo modo per far soffrire mio padre.
Poi ho pensato che, in effetti, questo implicherebbe la mia dipartita e la cosa, un po', mi infastidisce (non fosse altro per quell'impegno di cui parlavo poco sopra).
Ma ho già pronta la soluzione: potrebbe sempre morire mia sorella, no? Ma mi spiacerebbe lasciare mia nipote senza madre - che poi, metti caso, un giudice dovesse decidere di affidarla allo zio che tanto le vuol bene (zio che sarei io)... ci ho messo un po' di anni a sbarazzarmi dei Nani e ora dovrei trovarmi in casa un'altra ragazzina?
Uff, questo mio cuore tenero mi rovina la vita.
Si potrebbe pensare che io odi mio padre, ma non è così. Mio padre non ha mai fatto niente per farsi odiare. Ma mio padre non ha mai fatto niente nemmeno per farsi amare.
Mio padre non ha mai fatto niente. Che, forse, è anche peggio.
Ho invidiato per anni i miei amici che avevano un padre con cui, ogni tanto, fare qualcosa: giocare a pallone, truccare un motorino, comprare i giornalini porno, cose così.
Invece no.
Se facevo qualcosa, lui non c'era. Se partecipavo a quelle pietose recite nel teatro parrocchiale, recite nel quale mi affidavano sempre un ruolo da protagonista, cercavo mio padre nel buio della sala, ben sapendo che sarebbe stato al bar a fumare. Se andavo a giocare a pallone, lui non c'era. Se avevo una gara di nuoto, lui non c'era. Se andavo a comprare i giornalini porno, non me li vendevano perché lui non c'era.
Poi, un giorno, mi disse: andiamo a pescare.
Mio padre aveva la passione della pesca, era uno di quelli che partiva a mezzanotte per andare a fare pesca notturna in Po, per dire. A me la pesca faceva cagare, ma l'idea di fare qualcosa insieme a lui era irresistibile.
Ora, se si vuol instaurare un rapporto padre-figlio, forse la pesca non è il modo migliore per iniziare.
Io: Pà
Padre: Ssst
Io: ...
Padre: ...
Io: Pà
Padre: Silenzio, altrimenti i pesci non abboccano.
Io: scusa
Padre: Ssst
Io: ...
Padre: ...
Io: Pà
Padre: Silenzio, disturbi gli altri pescatori.
Insomma, avete capito.
Comunque, finalmente, facevamo qualcosa insieme! Padre e figlio! Come i miei amici!
Dopo la seconda volta che uscimmo a pesca, io mi ero già appassionato a questo sport (non è vero, mi faceva cagare come prima, ma fingevo spasmodico interesse, pur di far contento mio padre e continuare a far qualcosa insieme). Dopo la terza volta, mio padre vendette le canne da pesca e si disinteressò completamente di quello che era stato il suo hobby per gli ultimi 15 anni.
Avete mai avuto un sogno?
Ecco, fin da quando ero bambino, quando cominciai a leggere i fumetti (a quattro anni e mezzo io sapevo riconoscere le lettere; con molta fatica, con molti tentennamenti, a cinque anni leggevo i cartelli stradali e, di lì a poche settimane, mi godevo Topolino), decisi che nella vita avrei voluto fare una cosa sola: disegnare. Disegnavo sempre, disegnavo ovunque e, devo dire, anche abbastanza bene.
A tredici anni dissi ai miei genitori che, alle superiori, avrei voluto fare la scuola d'arte.
Fu allora che mio padre mi disse dell'esistenza della Scuola Disney. Finalmente mio padre si interessava a me, finalmente mio padre era pronto ad appoggiarmi, a darmi il suo supporto in qualcosa!
Padre: ... E c'è questa scuola di fumetto
Io: Sìììììììììì
Padre: della Disney
Io: Sìììììììììì
Padre: a Torino.
Io: Sìììììììììì
Padre: Ti piacerebbe andarci?
Io: Sìììììììììì
Padre: Bene, quando avrai il diploma di ragioneria, come me e come tuo nonno, allora potrai fare la scuola di fumetto.
Io: Ragioneria?
Padre: Sì, ti ci ho iscritto questa mattina.
Il mio sogno di dieci anni, andato a puttane in dieci minuti.
Comunque un corso di fumetti l'ho fatto, così, per togliermi lo sfizio, qualche anno fa.
Al termine del corso, l'insegnate mi ha chiesto:
Buf: Ma tu... perché non hai provato a fare il fumettista?
Io: Hai presente un padre?
Buf: Sono orfano.
A parte il compiacimento nel leggere che Grillo ha portato a casa il premio per il "miglior blog andato a puttane", sono stato felice che il premio come miglior post sia andato a Serendipity per questo.
È rassicurante sapere che una ragazza si strugge tanto per la morte del padre, mentre io potrei restare indifferente al funerale del mio.
O forse no, magari una lacrima la verserò.
Ripensandoci bene, credo che soffrirò.
O forse, più che dolore, proverò rancore nei suoi confronti. O rancore nei miei confronti, per non provare un dispiacere immenso, e per questo proverò rancore nei suoi confronti.
O magari mi fotterà, morirò prima io e allora sticazzi. (non fosse per il fatto che morirò a cento anni di età e che, inoltre, ho un impegno che mi tiene occupato per almeno i prossimi trentasette anni)
Ma il fatto è che, in via puramente teorica, potrebbe capitare, eh!
Ho visto il dolore di una madre e di un padre che avevano perso un figlio: una cosa straziante. Un dolore continuo, che non passa mai, nemmeno dopo tanti anni.
E ho pensato due cose:
1) non vorrei mai provare una cosa del genere;
2) sarebbe un ottimo modo per far soffrire mio padre.
Poi ho pensato che, in effetti, questo implicherebbe la mia dipartita e la cosa, un po', mi infastidisce (non fosse altro per quell'impegno di cui parlavo poco sopra).
Ma ho già pronta la soluzione: potrebbe sempre morire mia sorella, no? Ma mi spiacerebbe lasciare mia nipote senza madre - che poi, metti caso, un giudice dovesse decidere di affidarla allo zio che tanto le vuol bene (zio che sarei io)... ci ho messo un po' di anni a sbarazzarmi dei Nani e ora dovrei trovarmi in casa un'altra ragazzina?
Uff, questo mio cuore tenero mi rovina la vita.
Si potrebbe pensare che io odi mio padre, ma non è così. Mio padre non ha mai fatto niente per farsi odiare. Ma mio padre non ha mai fatto niente nemmeno per farsi amare.
Mio padre non ha mai fatto niente. Che, forse, è anche peggio.
Ho invidiato per anni i miei amici che avevano un padre con cui, ogni tanto, fare qualcosa: giocare a pallone, truccare un motorino, comprare i giornalini porno, cose così.
Invece no.
Se facevo qualcosa, lui non c'era. Se partecipavo a quelle pietose recite nel teatro parrocchiale, recite nel quale mi affidavano sempre un ruolo da protagonista, cercavo mio padre nel buio della sala, ben sapendo che sarebbe stato al bar a fumare. Se andavo a giocare a pallone, lui non c'era. Se avevo una gara di nuoto, lui non c'era. Se andavo a comprare i giornalini porno, non me li vendevano perché lui non c'era.
Poi, un giorno, mi disse: andiamo a pescare.
Mio padre aveva la passione della pesca, era uno di quelli che partiva a mezzanotte per andare a fare pesca notturna in Po, per dire. A me la pesca faceva cagare, ma l'idea di fare qualcosa insieme a lui era irresistibile.
Ora, se si vuol instaurare un rapporto padre-figlio, forse la pesca non è il modo migliore per iniziare.
Io: Pà
Padre: Ssst
Io: ...
Padre: ...
Io: Pà
Padre: Silenzio, altrimenti i pesci non abboccano.
Io: scusa
Padre: Ssst
Io: ...
Padre: ...
Io: Pà
Padre: Silenzio, disturbi gli altri pescatori.
Insomma, avete capito.
Comunque, finalmente, facevamo qualcosa insieme! Padre e figlio! Come i miei amici!
Dopo la seconda volta che uscimmo a pesca, io mi ero già appassionato a questo sport (non è vero, mi faceva cagare come prima, ma fingevo spasmodico interesse, pur di far contento mio padre e continuare a far qualcosa insieme). Dopo la terza volta, mio padre vendette le canne da pesca e si disinteressò completamente di quello che era stato il suo hobby per gli ultimi 15 anni.
Avete mai avuto un sogno?
Ecco, fin da quando ero bambino, quando cominciai a leggere i fumetti (a quattro anni e mezzo io sapevo riconoscere le lettere; con molta fatica, con molti tentennamenti, a cinque anni leggevo i cartelli stradali e, di lì a poche settimane, mi godevo Topolino), decisi che nella vita avrei voluto fare una cosa sola: disegnare. Disegnavo sempre, disegnavo ovunque e, devo dire, anche abbastanza bene.
A tredici anni dissi ai miei genitori che, alle superiori, avrei voluto fare la scuola d'arte.
Fu allora che mio padre mi disse dell'esistenza della Scuola Disney. Finalmente mio padre si interessava a me, finalmente mio padre era pronto ad appoggiarmi, a darmi il suo supporto in qualcosa!
Padre: ... E c'è questa scuola di fumetto
Io: Sìììììììììì
Padre: della Disney
Io: Sìììììììììì
Padre: a Torino.
Io: Sìììììììììì
Padre: Ti piacerebbe andarci?
Io: Sìììììììììì
Padre: Bene, quando avrai il diploma di ragioneria, come me e come tuo nonno, allora potrai fare la scuola di fumetto.
Io: Ragioneria?
Padre: Sì, ti ci ho iscritto questa mattina.
Il mio sogno di dieci anni, andato a puttane in dieci minuti.
Comunque un corso di fumetti l'ho fatto, così, per togliermi lo sfizio, qualche anno fa.
Al termine del corso, l'insegnate mi ha chiesto:
Buf: Ma tu... perché non hai provato a fare il fumettista?
Io: Hai presente un padre?
Buf: Sono orfano.
martedì 5 gennaio 2010
Lezioni di vita - II
Puoi fare fesso un bambino di 11 anni.
Puoi fare fessa una donna.
Ma non puoi fare fessa una donnina di 11 anni.
Puoi fare fessa una donna.
Ma non puoi fare fessa una donnina di 11 anni.
giovedì 10 dicembre 2009
Lettera ad un figlio
Caro Figlio,
ricordo come fosse ieri il momento in cui seppi del tuo imminente arrivo: porto ancora le cicatrici qui, dietro la nuca, quando svenni sul marciapiede. Non ho ricordi, invece, su quello del tuo concepimento, ma spero comunque di essere stato presente.
Ricordo perfettamente il giorno della tua nascita: il giorno più bello della mia vita, ancor più bello della prima Coppa Campioni, della vittoria dei Mondiali, del divorzio da tua madre.
Come potrei mai scordarmi delle 18 ore di sala travaglio? Ancor prima di nascere eri ben deciso ad addolorare tua madre e per questo ti stimo profondamente. Comunque ricordo quando sei uscito dalla sala operatoria: eri dentro l'incubatrice, con i piedi appoggiati sul vetro, le manine strette a pugno ai lati della bocca, spalancata in un pianto disperato. In quell'istante, al mondo ci fummo solo tu ed io.
Ti osservavo da dietro il vetro, mentre il medico e le ostetriche ti pesavano, ti misuravano, controllavano il tuo cuoricino (che batteva sicuramente più piano del mio). Mi sono girato e ho visto, al mio fianco, un altro padre. Dentro di me, ho riso di lui: aveva un sorriso ebete in fronte, un'espressione imbecille sul volto; ma condividevamo lo stesso momento, eravamo complici, quindi l'ho salutato e lui ha risposto al mio saluto; ho sorrise e lui mi ha sorriso; mi sono passato una mano tra i capelli (sì, Figlio, non ridere: li avevo ancora, all'epoca, sei tu che me li hai fatto cadere!) e pure lui si è passato una mano tra i capelli; ho fatto una smorfia e, quando lui ha risposto con la stessa identica smorfia, ho capito che quel padre col sorriso ebete e l'espressione imbecille era il mio riflesso nello specchio.
Ricordo quando hai mosso i tuoi primi passi. Ti sei staccato dal divano e sei rimasto un attimo in equilibrio precario, traballante sulle gambe incerte, fissandoti i piedi; poi ci hai guardato, tua madre e me, che ti osservavamo con amore, che ti incitavamo a continuare. Hai sorriso e hai mosso un passo. Poi un altro. Poi un altro ancora.
Hai allungato le braccina verso di noi e hai continuato a camminare.
Hai ignorato tua madre e hai continuato a camminare ("viene da me! viene da me!", ho pensato), ti stavi avvicinando a me, hai preso confidenza con i tuoi piedini, hai quasi iniziato a correre.
Ricordo la voce di tua madre: "Fermalo!", ma no, era il tuo momento, non potevo fermarti, ti ho guardato procedere in questa tua marcia trionfale. "Lascialo andare", ho detto.
Ed ero orgoglioso di te, che continuavi a correre verso di me; di te, che ad un certo punto hai deviato la tua corsa; di te, che sei planato con la fronte sullo spigolo della parete; di te, che hai concluso la tua prima camminata svenendo sul pavimento, col risultato che per i quattro mesi successivi hai ritenuto opportuno continuare a gattonare.
E ricordo quando ti ho portato alla stazione ferroviaria, a veder passare il treno, a fare ciao con la manina alle carrozze e a vedere la fontana piena di pesciolini rossi.
Ti ricordi come ti piacevano?
Ti ricordi come ti incuriosivano?
Ti ricordi come sei caduto di testa dentro la fontana?
Non potrei mai scordare di quando, per la prima volta, hai detto: Papà.
Io: Ha detto papà!
Moglie (Faina): Ha detto cacca.
Io: No, ha detto papà!
Faina: Ma no, non vedi com'è paonazzo? sta spingendo, ha detto cacca.
Io: Sei sicura? A me sembra abbia detto papà.
Faina: Come vuoi, però ha cagato. Vallo a cambiare.
Beh, sì, forse quella volta non avevi detto papà... però la parola che imparasti a dire dopo Mamma e dopo cacca, fu papà.
Io: Ha detto papà!
Faina: Ha detto pappa.
Io: Sono quasi sicuro abbia detto papà, sai?
Faina: Sta mangiando la mela grattugiata, ha detto pappa.
Io: Sicura? Perché sembrava proprio papà.
Faina: Come vuoi, però ha finito la mela. Fagli fare il ruttino.
E va bene, imparasti prima pappa. Però ricordo perfettamente la parola che dicesti dopo:
Io: Ha detto... papà?
Faina: Non mi pare.
Io: Cos'hai detto, Figlio? Tornalo a dire!
Figlio: Bumbo!
Io: Bumbo? Non c'è verso che possa significare papà, vero?
Faina: No, credo voglia rivedere Dumbo.
Figlio: Bumbo! Bumbo! Bumbo!
Ok, lo ammetto, non ricordo quando imparasti a dire papà. Ricordo che imparasti prima Nonna, Nonno, Nonno vecchio, Chicca (il cane), Maurizio Costanzo e non so quante altre parole, però una volta mi avrai pur chiamato papà, sant'iddio!
Ed ora eccoti qui, ti osservo con un misto di orgoglio perché sei mio figlio, perché cazzo, grandi soddisfazioni non ce ne hai mai date, buon sangue non mente!
Comunque eccoti, tredici anni, quell'età in cui non hai ancora deciso se restare bambino ancora un po' o iniziare a diventare un uomo; eccoti, più alto di tua madre, schiavo degli ormoni, con solo l'autoerotismo come guida, buon sangue non mente!
Ed è solo ora, affanculo quel complessato di Edipo, che siamo soli, io e te, perché tua madre non ti capisce più, non ti riconosce più. Non ha idea di cosa ti possa passare per la testa, non sa quali cambiamenti stia subendo il tuo corpo, io lo so, ci sono passato e so benissimo che è una fase dove sei completamente solo, nessuno può aiutarti, ma io posso comprenderti, posso sostenerti, posso sopportare i tuoi continui cambi di umore, posso sorridere di nascosto mentre combatti contro un corpo che a volte ti è troppo stretto e a volte è già troppo adulto.
È adesso che posso capire il tuo desiderio di libertà, di scoprire il mondo, di vivere esperienze. Lo capisco e lo appoggio, anche se a parole dovrò condannarlo.
Ti insegnerò che in motorino non bisogna impennare, ma ti insegnerò anche che devi spostare il peso indietro e tenere sempre una mano sul freno posteriore, e cadrai e ti romperai un polso e io sarò preoccupato ogni volta che uscirai di casa, ma so benissimo che non si può tenere un figlio lontano dai pericoli.
E ti insegnerò che non bisogna MAI fare a pugni per risolvere una discussione; ma ti insegnerò anche che a certe scazzottate non puoi sottrarti e ti insegnerò dove colpire per fare più male possibile e chiudere in fretta la contesa.
Ti insegnerò che non bisogna bere, ma berrò con piacere un bicchiere di vino insieme a te. E se vomiterai tutta la notte, fingerò di credere che tu abbia preso freddo e ti si sia bloccata la digestione, dopo quella festa.
E ti insegnerò a tenerti lontano dalle droghe, ma ti insegnerò anche che se fumerai una canna la prima regola è "falla girare".
Appoggerò tua madre e le sue raccomandazioni quando uscirai con una ragazza, ma ti infilerò in tasca un preservativo - anzi, due - facciamo tre. (Basta, che il quarto serve a me)
E ti lascerò cadere e ti spronerò a rialzarti, ma sarò pronto ad aiutarti, se ne avrai bisogno.
E accetterò che tu possa diventare grande da solo, con la tua testa, commettendo i tuoi errori.
Ecco, tutto questo lo posso accettare.
Ma, cazzo... Che Guevara come avatar di Messenger, quello no, non lo posso accettare!
ricordo come fosse ieri il momento in cui seppi del tuo imminente arrivo: porto ancora le cicatrici qui, dietro la nuca, quando svenni sul marciapiede. Non ho ricordi, invece, su quello del tuo concepimento, ma spero comunque di essere stato presente.
Ricordo perfettamente il giorno della tua nascita: il giorno più bello della mia vita, ancor più bello della prima Coppa Campioni, della vittoria dei Mondiali, del divorzio da tua madre.
Come potrei mai scordarmi delle 18 ore di sala travaglio? Ancor prima di nascere eri ben deciso ad addolorare tua madre e per questo ti stimo profondamente. Comunque ricordo quando sei uscito dalla sala operatoria: eri dentro l'incubatrice, con i piedi appoggiati sul vetro, le manine strette a pugno ai lati della bocca, spalancata in un pianto disperato. In quell'istante, al mondo ci fummo solo tu ed io.
Ti osservavo da dietro il vetro, mentre il medico e le ostetriche ti pesavano, ti misuravano, controllavano il tuo cuoricino (che batteva sicuramente più piano del mio). Mi sono girato e ho visto, al mio fianco, un altro padre. Dentro di me, ho riso di lui: aveva un sorriso ebete in fronte, un'espressione imbecille sul volto; ma condividevamo lo stesso momento, eravamo complici, quindi l'ho salutato e lui ha risposto al mio saluto; ho sorrise e lui mi ha sorriso; mi sono passato una mano tra i capelli (sì, Figlio, non ridere: li avevo ancora, all'epoca, sei tu che me li hai fatto cadere!) e pure lui si è passato una mano tra i capelli; ho fatto una smorfia e, quando lui ha risposto con la stessa identica smorfia, ho capito che quel padre col sorriso ebete e l'espressione imbecille era il mio riflesso nello specchio.
Ricordo quando hai mosso i tuoi primi passi. Ti sei staccato dal divano e sei rimasto un attimo in equilibrio precario, traballante sulle gambe incerte, fissandoti i piedi; poi ci hai guardato, tua madre e me, che ti osservavamo con amore, che ti incitavamo a continuare. Hai sorriso e hai mosso un passo. Poi un altro. Poi un altro ancora.
Hai allungato le braccina verso di noi e hai continuato a camminare.
Hai ignorato tua madre e hai continuato a camminare ("viene da me! viene da me!", ho pensato), ti stavi avvicinando a me, hai preso confidenza con i tuoi piedini, hai quasi iniziato a correre.
Ricordo la voce di tua madre: "Fermalo!", ma no, era il tuo momento, non potevo fermarti, ti ho guardato procedere in questa tua marcia trionfale. "Lascialo andare", ho detto.
Ed ero orgoglioso di te, che continuavi a correre verso di me; di te, che ad un certo punto hai deviato la tua corsa; di te, che sei planato con la fronte sullo spigolo della parete; di te, che hai concluso la tua prima camminata svenendo sul pavimento, col risultato che per i quattro mesi successivi hai ritenuto opportuno continuare a gattonare.
E ricordo quando ti ho portato alla stazione ferroviaria, a veder passare il treno, a fare ciao con la manina alle carrozze e a vedere la fontana piena di pesciolini rossi.
Ti ricordi come ti piacevano?
Ti ricordi come ti incuriosivano?
Ti ricordi come sei caduto di testa dentro la fontana?
Non potrei mai scordare di quando, per la prima volta, hai detto: Papà.
Io: Ha detto papà!
Moglie (Faina): Ha detto cacca.
Io: No, ha detto papà!
Faina: Ma no, non vedi com'è paonazzo? sta spingendo, ha detto cacca.
Io: Sei sicura? A me sembra abbia detto papà.
Faina: Come vuoi, però ha cagato. Vallo a cambiare.
Beh, sì, forse quella volta non avevi detto papà... però la parola che imparasti a dire dopo Mamma e dopo cacca, fu papà.
Io: Ha detto papà!
Faina: Ha detto pappa.
Io: Sono quasi sicuro abbia detto papà, sai?
Faina: Sta mangiando la mela grattugiata, ha detto pappa.
Io: Sicura? Perché sembrava proprio papà.
Faina: Come vuoi, però ha finito la mela. Fagli fare il ruttino.
E va bene, imparasti prima pappa. Però ricordo perfettamente la parola che dicesti dopo:
Io: Ha detto... papà?
Faina: Non mi pare.
Io: Cos'hai detto, Figlio? Tornalo a dire!
Figlio: Bumbo!
Io: Bumbo? Non c'è verso che possa significare papà, vero?
Faina: No, credo voglia rivedere Dumbo.
Figlio: Bumbo! Bumbo! Bumbo!
Ok, lo ammetto, non ricordo quando imparasti a dire papà. Ricordo che imparasti prima Nonna, Nonno, Nonno vecchio, Chicca (il cane), Maurizio Costanzo e non so quante altre parole, però una volta mi avrai pur chiamato papà, sant'iddio!
Ed ora eccoti qui, ti osservo con un misto di orgoglio perché sei mio figlio, perché cazzo, grandi soddisfazioni non ce ne hai mai date, buon sangue non mente!
Comunque eccoti, tredici anni, quell'età in cui non hai ancora deciso se restare bambino ancora un po' o iniziare a diventare un uomo; eccoti, più alto di tua madre, schiavo degli ormoni, con solo l'autoerotismo come guida, buon sangue non mente!
Ed è solo ora, affanculo quel complessato di Edipo, che siamo soli, io e te, perché tua madre non ti capisce più, non ti riconosce più. Non ha idea di cosa ti possa passare per la testa, non sa quali cambiamenti stia subendo il tuo corpo, io lo so, ci sono passato e so benissimo che è una fase dove sei completamente solo, nessuno può aiutarti, ma io posso comprenderti, posso sostenerti, posso sopportare i tuoi continui cambi di umore, posso sorridere di nascosto mentre combatti contro un corpo che a volte ti è troppo stretto e a volte è già troppo adulto.
È adesso che posso capire il tuo desiderio di libertà, di scoprire il mondo, di vivere esperienze. Lo capisco e lo appoggio, anche se a parole dovrò condannarlo.
Ti insegnerò che in motorino non bisogna impennare, ma ti insegnerò anche che devi spostare il peso indietro e tenere sempre una mano sul freno posteriore, e cadrai e ti romperai un polso e io sarò preoccupato ogni volta che uscirai di casa, ma so benissimo che non si può tenere un figlio lontano dai pericoli.
E ti insegnerò che non bisogna MAI fare a pugni per risolvere una discussione; ma ti insegnerò anche che a certe scazzottate non puoi sottrarti e ti insegnerò dove colpire per fare più male possibile e chiudere in fretta la contesa.
Ti insegnerò che non bisogna bere, ma berrò con piacere un bicchiere di vino insieme a te. E se vomiterai tutta la notte, fingerò di credere che tu abbia preso freddo e ti si sia bloccata la digestione, dopo quella festa.
E ti insegnerò a tenerti lontano dalle droghe, ma ti insegnerò anche che se fumerai una canna la prima regola è "falla girare".
Appoggerò tua madre e le sue raccomandazioni quando uscirai con una ragazza, ma ti infilerò in tasca un preservativo - anzi, due - facciamo tre. (Basta, che il quarto serve a me)
E ti lascerò cadere e ti spronerò a rialzarti, ma sarò pronto ad aiutarti, se ne avrai bisogno.
E accetterò che tu possa diventare grande da solo, con la tua testa, commettendo i tuoi errori.
Ecco, tutto questo lo posso accettare.
Ma, cazzo... Che Guevara come avatar di Messenger, quello no, non lo posso accettare!
lunedì 23 novembre 2009
Consapevolezza
Indizio numero 1:
Un mese fa, ho assistito a questo dialogo tra i Nani e Bull Terrier (piccola e impestata ex moglie):
Nano: Mamma, lo sai che papà va a vivere per conto suo?
Nana: Con Mamo...
Bull Terrier: Sarebbe meglio se andasse a vivere con una donna.
Ora, non so voi, ma a me pare ci sia qualcosa di profondamente sbagliato, in tutto ciò. Qualcosa di... immorale, ecco!
Voglio dire, Bull Terrier dovrebbe essere ancora disperata dalla nostra separazione, dovrebbe struggersi al pensiero di ciò che sarebbe potuto essere e invece non è stato (per colpa sua, c'è bisogno di dirlo?), dovrebbe passare le notti insonni osservando la parte del letto vuota (vuota... oddio, c'è quell'energumeno del suo nuovo compagno nel letto che IO ho pagato, cazzo!), dovrebbe constatare con amarezza che anche la tattica di avere un altro uomo per tornare da lei non sta funzionando.
Cioè, è così che dovrebbe andare, no?
Invece no.
"Sarebbe meglio se andasse a vivere con una donna."
Indizio numero 2:
Nana: Papà, quand'è che metti su una morosa anche tu?
Io: Perché?
Nano: Perché non ti si regge più.
Sagge parole di un esperto tredicenne che sta facendo della masturbazione la sua unica ragione di vita.
Indizio numero 3:
Mercoledì sono rientrato, ho aperto la porta di casa e sovrappensiero mi è scappato un: "Amore, sono a casa!"
Dall'appartamento del quasi-co-inquilino è giunta una voce roca: "S'et dèt?" (trad. Cos'hai detto?)
Ho chiuso la porta che separa i due appartamenti e mi sono ritirato a meditare.
Eppure manca qualcosa, mi dicevo, ma non riuscivo a capire cosa. In questa casa manca qualcosa.
Ieri sera, d'improvviso, la risposta mi ha folgorato: In questa casa manca una presenza femminile! Forse il fatto che stessi stirando guardando con interesse i siti di tre agenzie di escort, possono aver contribuito a farmi raggiungere la consapevolezza.
Ho appoggiato il ferro da stiro, ho buttato via (a malincuore) i numeri di telefono presi dalle agenzie, mi sono guardato allo specchio e ho capito che, sì, è ora di andare avanti, di conoscere gente, di non tenere a distanza (in senso figurato) le donne e quindi...
sì, ecco...
Devo assolutamente fissare un appuntamento con Eliana Monti.
Un mese fa, ho assistito a questo dialogo tra i Nani e Bull Terrier (piccola e impestata ex moglie):
Nano: Mamma, lo sai che papà va a vivere per conto suo?
Nana: Con Mamo...
Bull Terrier: Sarebbe meglio se andasse a vivere con una donna.
Ora, non so voi, ma a me pare ci sia qualcosa di profondamente sbagliato, in tutto ciò. Qualcosa di... immorale, ecco!
Voglio dire, Bull Terrier dovrebbe essere ancora disperata dalla nostra separazione, dovrebbe struggersi al pensiero di ciò che sarebbe potuto essere e invece non è stato (per colpa sua, c'è bisogno di dirlo?), dovrebbe passare le notti insonni osservando la parte del letto vuota (vuota... oddio, c'è quell'energumeno del suo nuovo compagno nel letto che IO ho pagato, cazzo!), dovrebbe constatare con amarezza che anche la tattica di avere un altro uomo per tornare da lei non sta funzionando.
Cioè, è così che dovrebbe andare, no?
Invece no.
"Sarebbe meglio se andasse a vivere con una donna."
Indizio numero 2:
Nana: Papà, quand'è che metti su una morosa anche tu?
Io: Perché?
Nano: Perché non ti si regge più.
Sagge parole di un esperto tredicenne che sta facendo della masturbazione la sua unica ragione di vita.
Indizio numero 3:
Mercoledì sono rientrato, ho aperto la porta di casa e sovrappensiero mi è scappato un: "Amore, sono a casa!"
Dall'appartamento del quasi-co-inquilino è giunta una voce roca: "S'et dèt?" (trad. Cos'hai detto?)
Ho chiuso la porta che separa i due appartamenti e mi sono ritirato a meditare.
Eppure manca qualcosa, mi dicevo, ma non riuscivo a capire cosa. In questa casa manca qualcosa.
Ieri sera, d'improvviso, la risposta mi ha folgorato: In questa casa manca una presenza femminile! Forse il fatto che stessi stirando guardando con interesse i siti di tre agenzie di escort, possono aver contribuito a farmi raggiungere la consapevolezza.
Ho appoggiato il ferro da stiro, ho buttato via (a malincuore) i numeri di telefono presi dalle agenzie, mi sono guardato allo specchio e ho capito che, sì, è ora di andare avanti, di conoscere gente, di non tenere a distanza (in senso figurato) le donne e quindi...
sì, ecco...
Devo assolutamente fissare un appuntamento con Eliana Monti.
venerdì 6 novembre 2009
Home Sweet Home, pt. 5 - Back Home
Lunedì sera ho telefonato a Madre. Così, tanto per educazione.
Io: Ciao Madre, sono io.
Madre: Ah, allora sei ancora vivo!
Io: Sì, beh, è solo lunedì, ci siamo visti venerdì e...
Madre: Ce l'hai installato Skype?
Io: Non ho ancora la connessione, Madre, gli stronzi di Fastweb non si sono ancora fatti vedere e
Madre: Se installi Skype possiamo anche videotelefonarci!
Io: Sì, lo so, te l'ho installato io, ma non ho la connessione e senza non pos-
Madre: Quando installi Skype, così possiamo parlare con calma?
Ora, negli ultimi anni in casa, i nostri dialoghi oscillavano da un minimo di 12 secondi ("mi passi il sale, per piacere?") ad un massimo di due minuti e mezzo. Arrotondando. Per eccesso.
Il motivo per cui, adesso, si debba parlare con calma, mi risulta oscuro. Ma vabbè, le ho dato corda.
Madre: Quando vieni a cena qua?
Io: Mah, stavo pensando a giovedì...
Madre: GIOVEDI?!?! Così tardi???
Io: Madre, adesso è lunedì sera, domani sono a fare la spesa, mercoledì vado dai Nani... vengo giovedì.
Madre: Se proprio non ce la fai a venire prima...
Io: No Madre, non riesco, ci vediamo giovedì.
Madre: Va bene, a giovedì.
Io: Notte.
Madre: Installa Skype!!!
E così, questa sera sono andato a trovare i miei genitori e scroccare una cena.
Per prima cosa, per chiarire subito come stanno le cose, ho parcheggiato la macchina fuori, in strada.
Mi avvicino al cancello e
clack
qualcuno lo apre da sopra.
Mi avvicino alla porta e
tlack
anche la porta viene aperta. Non era mai capitato.
Ed ecco Madre, in cima alle scale, che mi aspetta, sorridente.
Madre: Allora, torni a vivere qui?
Io: No, Madre.
Madre: Sicuro?
Io: Sì, Madre.
Madre: Stronzo.
Abbiamo cenato (passatelli in brodo e involtini), i miei sono riusciti a litigare per le solite stronzate ricordandomi del perché sono così felice per conto mio, poi mia madre ha iniziato a fare la lista delle cose che deve comprare per la mia casa.
Madre: Contenitore per i vestiti sporchi.
Io: Cesto per abiti.
Madre: Cosa?
Io: Si chiama "Cesto per abiti", non "Contenitore per i vestiti sporchi".
Madre: Eh, non mi veniva in mente.
Io: Fa niente... andiamo avanti.
Madre: Ascia da stiro.
Io: Asse.
Madre: Cosa?
Io: Si chiama Asse da stiro. Non Ascia da stiro.
Madre: Lo so, ma non mi veniva in mente.
Io: Madre...
Madre: Cosa?
Io: Calmati. Va tutto bene.
Madre: Torni a vivere qui?
Io: No.
Madre: Allora non va bene niente.
Ed ora eccomi qua, in sala, con una Corona in mano, i piedi sulla sedia, a scrivere questo post e pensare che, sì, anche se ho dovuto stendere la biancheria, la vita da single è proprio bella.
P.S. testo dell'sms: "Ho preparato un arrosto all'aceto balsamico e patate al forno. Ti va bene per cena domani?"
Eh sì, avere un quasi-co-inquilino che ha fatto la scuola alberghiera ha i suoi lati positivi.
Io: Ciao Madre, sono io.
Madre: Ah, allora sei ancora vivo!
Io: Sì, beh, è solo lunedì, ci siamo visti venerdì e...
Madre: Ce l'hai installato Skype?
Io: Non ho ancora la connessione, Madre, gli stronzi di Fastweb non si sono ancora fatti vedere e
Madre: Se installi Skype possiamo anche videotelefonarci!
Io: Sì, lo so, te l'ho installato io, ma non ho la connessione e senza non pos-
Madre: Quando installi Skype, così possiamo parlare con calma?
Ora, negli ultimi anni in casa, i nostri dialoghi oscillavano da un minimo di 12 secondi ("mi passi il sale, per piacere?") ad un massimo di due minuti e mezzo. Arrotondando. Per eccesso.
Il motivo per cui, adesso, si debba parlare con calma, mi risulta oscuro. Ma vabbè, le ho dato corda.
Madre: Quando vieni a cena qua?
Io: Mah, stavo pensando a giovedì...
Madre: GIOVEDI?!?! Così tardi???
Io: Madre, adesso è lunedì sera, domani sono a fare la spesa, mercoledì vado dai Nani... vengo giovedì.
Madre: Se proprio non ce la fai a venire prima...
Io: No Madre, non riesco, ci vediamo giovedì.
Madre: Va bene, a giovedì.
Io: Notte.
Madre: Installa Skype!!!
E così, questa sera sono andato a trovare i miei genitori e scroccare una cena.
Per prima cosa, per chiarire subito come stanno le cose, ho parcheggiato la macchina fuori, in strada.
Mi avvicino al cancello e
clack
qualcuno lo apre da sopra.
Mi avvicino alla porta e
tlack
anche la porta viene aperta. Non era mai capitato.
Ed ecco Madre, in cima alle scale, che mi aspetta, sorridente.
Madre: Allora, torni a vivere qui?
Io: No, Madre.
Madre: Sicuro?
Io: Sì, Madre.
Madre: Stronzo.
Abbiamo cenato (passatelli in brodo e involtini), i miei sono riusciti a litigare per le solite stronzate ricordandomi del perché sono così felice per conto mio, poi mia madre ha iniziato a fare la lista delle cose che deve comprare per la mia casa.
Madre: Contenitore per i vestiti sporchi.
Io: Cesto per abiti.
Madre: Cosa?
Io: Si chiama "Cesto per abiti", non "Contenitore per i vestiti sporchi".
Madre: Eh, non mi veniva in mente.
Io: Fa niente... andiamo avanti.
Madre: Ascia da stiro.
Io: Asse.
Madre: Cosa?
Io: Si chiama Asse da stiro. Non Ascia da stiro.
Madre: Lo so, ma non mi veniva in mente.
Io: Madre...
Madre: Cosa?
Io: Calmati. Va tutto bene.
Madre: Torni a vivere qui?
Io: No.
Madre: Allora non va bene niente.
Ed ora eccomi qua, in sala, con una Corona in mano, i piedi sulla sedia, a scrivere questo post e pensare che, sì, anche se ho dovuto stendere la biancheria, la vita da single è proprio bella.
P.S. testo dell'sms: "Ho preparato un arrosto all'aceto balsamico e patate al forno. Ti va bene per cena domani?"
Eh sì, avere un quasi-co-inquilino che ha fatto la scuola alberghiera ha i suoi lati positivi.
giovedì 22 ottobre 2009
Home Sweet Home, pt. 2 - L'ansia
Stamattina mi sono alzato alle 8, come tutte le mattine, e la Madre non c'era.
Era già partita con Culandra per andare a pulire (leggasi: disinfestare, derattizzare, disincrostare) la nuova casa.
Alle 11 mi manda un sms il mio futuro quasi co-inquilino: Hahaha... Sono passato in casa con mia mamma... C'era tua madre: "Me a sper che tra tri mes al torna a cà" (io spero che tra tre mesi ritorni a casa)
Alle 14, con la scusa di provare le nuove chiavi, decido di andare a vedere come vanno i lavori.
Con massima soddisfazione e felicità sul volto, la Madre mi annuncia che hanno (quasi) finito la camera da letto. Stop. Una stanza. Una. In sei ore.
Madre: "È successa una cosa... hai presente la lampada che c'era sul baule? Ci abbiamo preso contro con il manico della scopa elettrica e si è rotta"
Ecco. L'unica cosa della casa che piaceva tanto alla Nana.
Madre: "Ah, giusto. Quasi dimenticavo. Hai presente lo specchio in camera? Quello sul comodino? Si è rotto."
Lo specchio. Sette anni di sfiga. Partiamo bene. Ci devo portare un esorcista, in questa casa!
Poi ci si mette anche la Culandra:
Culandra: "Posso venire a pulire anche quando vieni ad abitare qui?"
Io: "È meglio di no, se ogni volta che venite mi spaccate due o tre cose, è meglio che stiate a casa."
Ammucchiati nell'ingresso c'erano tre sacchi di dimensioni spropositate. Tutta roba da lavare. Comprese cose già lavate. Da rilavare, perché non si sa mai.
Sono scappato da casa, in preda alla disperazione, con una voce che mi inseguiva lungo le scale:
Madre: "Torniamo anche martedì, perché non abbiamo mica finito!"
Era già partita con Culandra per andare a pulire (leggasi: disinfestare, derattizzare, disincrostare) la nuova casa.
Alle 11 mi manda un sms il mio futuro quasi co-inquilino: Hahaha... Sono passato in casa con mia mamma... C'era tua madre: "Me a sper che tra tri mes al torna a cà" (io spero che tra tre mesi ritorni a casa)
Alle 14, con la scusa di provare le nuove chiavi, decido di andare a vedere come vanno i lavori.
Con massima soddisfazione e felicità sul volto, la Madre mi annuncia che hanno (quasi) finito la camera da letto. Stop. Una stanza. Una. In sei ore.
Madre: "È successa una cosa... hai presente la lampada che c'era sul baule? Ci abbiamo preso contro con il manico della scopa elettrica e si è rotta"
Ecco. L'unica cosa della casa che piaceva tanto alla Nana.
Madre: "Ah, giusto. Quasi dimenticavo. Hai presente lo specchio in camera? Quello sul comodino? Si è rotto."
Lo specchio. Sette anni di sfiga. Partiamo bene. Ci devo portare un esorcista, in questa casa!
Poi ci si mette anche la Culandra:
Culandra: "Posso venire a pulire anche quando vieni ad abitare qui?"
Io: "È meglio di no, se ogni volta che venite mi spaccate due o tre cose, è meglio che stiate a casa."
Ammucchiati nell'ingresso c'erano tre sacchi di dimensioni spropositate. Tutta roba da lavare. Comprese cose già lavate. Da rilavare, perché non si sa mai.
Sono scappato da casa, in preda alla disperazione, con una voce che mi inseguiva lungo le scale:
Madre: "Torniamo anche martedì, perché non abbiamo mica finito!"
venerdì 9 ottobre 2009
Tra Madre e Figlio
In questi giorni ho avuto la conferma che l'essere madre rende una donna completamente folle. Più di quanto non lo sia già, intendo.
Lunedì ho detto ai miei genitori che il mio amico Mamo ed io abbiamo deciso di toglierci di casa e andare a convivere (in realtà, non si tratta di una vera convivenza, perché affitteremmo due appartamentini indipendenti, anche se comunicanti tra loro).
Diciamo che avrebbero potuto prenderla peggio.
Padre: Mi passi il sale, per piacere?
Io: Sì, ecco. Ah a proposito: sono andato a vedere un appartamento in affitto, a fine mese mi ci trasferisco.
Madre: ...
Io: Pa', il sale
Padre: Non ho più fame.
Vabbè, giusto per non venire meno alla sua fama di eccellente demoralizzatore, mio padre ha iniziato a dire che andare in affitto costa un sacco di soldi, che sarei arrivato a fine mese con molte difficoltà, che ci sono un sacco di problemi eccetera eccetera.
Dopo qualche minuto, mia madre decide di interrompere il suo silenzio stampa.
Madre: Se tu avessi fatto conto dei soldi, a quest'ora avresti potuto comprarlo, un appartamento, anziché andarci in affitto.
Io: Ma', non è che io prenda diecimila euro al mese di stipendio, eh...
Madre: Lo sai che se vai a vivere da solo ti devi lavare e stirare tutta la roba, vero? Sia chiaro che qua non ci porti niente!
Io: Ma', mi sembra di non avertelo chiesto...
Madre: E devi lavare e pulire anche la tua casa, io non vengo mica a farci niente!
Io: Ma', non ti ho chiesto nulla!
Questo accadeva lunedì.
Giovedì sera ho rivisto i miei. Dopo cena, mia madre viene in camera mia e si siede sul letto.
Ahi, ci siamo.
Madre: Se tu sapessi che dispiacere mi hai dato...
Io: ...
Madre: Non come quando ti sei sposato, ma anche questo è stato un dispiacere enorme!
Io: ...
Madre: ...
Io: Scusa Ma', ma secondo te, sarei rimasto in casa per sempre?
Madre: No no, me lo aspettavo, hai anche ragione... ma non così.
Io: E come?
Madre: Non lo so, però diverso.
Io: ...
Madre: E anche quella cretina di tua sorella! Le ho chiesto: tu lo sapevi? E lei: sì, da quasi un mese. E non mi ha detto niente!!!
Io: E se anche l'avessi saputo un mese fa, cosa sarebbe cambiato?
Madre: Che ci sarei stata male un mese di più.
Io: ...
Madre: Ah, e che sia chiara una cosa!
Io: Cosa?
Madre: Le camicie le porti a lavare e stirare qui!!!
Io: Scusa eh, ma mi hai detto che mi sarei dovuto arrangiare...
Madre: Sì, lo so, ma io tra due mesi vado in pensione, dopo non so cosa fare tutto il giorno.
Io: ...
Madre: E a pulire casa come fai?
Io: Ma', vuoi venire tu?!?!
Madre: Certo! Vengo un giorno alla settimana, con Francesco (la culandra che aiuta mia madre a fare le pulizie in casa, N.d.A.), e puliamo noi.
Io: Ok, però venite il giovedì.
Madre: Perché il giovedì?
Io: Perché il giovedì c'è Mamo a casa dal lavoro, così rompete le balle a lui.
Madre: ...
Io: ...
Madre: E se Mamo dovesse sposarsi?
Io: E se dovessi risposarmi io?
Madre: NON DIRLO NEMMENO PER SCHERZO!!!
Io: ...
Madre: E cosa mangi?
Io: Ma', il mangiare NO! Non sei mai stata capace di far da mangiare, per quello mi arrangio!
Madre: Ecco, lo so che mangerai solo pancetta, salsiccia e tutte quelle cose che fanno così male alla salute!
Io: ...
Madre: Se tu avessi fatto economia coi soldi...
Io: Cosa?!?! Avrei messo da parte 400mila euro per comprare un cazzo di appartamento???
Madre: No, certo, ma buona parte dei soldi li avremmo messi io e tuo padre, tu avresti soltanto pagato il mutuo per la differenza!
Io: ...
Madre: Ma io lo so, che tu miri all'appartamento di tua nonna.
Io: ...
Madre: Prenditela con lei, che non si decide a morire!
Io: Ma io non ho fretta che muoia!
Madre: Sappi però che, quando muore, io te lo lascio l'appartamento, ma è da mettere a posto!
Io: Vorrà dire che il mutuo lo farò per sistemare l'appartamento.
Madre: ...
Io: ...
Madre: E poi...
Io: MAMMA!!! Non devi andare a vedere un cazzo di telenovela in tivù?!?!
Madre: Ok, vado. Ciao.
Io: Ciao.
Madre: Buonanotte.
Io: Buonanotte.
Madre: ...
Io: ...
Madre: Un dispiacere che non ti dico...
Io: TE NE VUOI ANDARE?!?!!
Lunedì ho detto ai miei genitori che il mio amico Mamo ed io abbiamo deciso di toglierci di casa e andare a convivere (in realtà, non si tratta di una vera convivenza, perché affitteremmo due appartamentini indipendenti, anche se comunicanti tra loro).
Diciamo che avrebbero potuto prenderla peggio.
Padre: Mi passi il sale, per piacere?
Io: Sì, ecco. Ah a proposito: sono andato a vedere un appartamento in affitto, a fine mese mi ci trasferisco.
Madre: ...
Io: Pa', il sale
Padre: Non ho più fame.
Vabbè, giusto per non venire meno alla sua fama di eccellente demoralizzatore, mio padre ha iniziato a dire che andare in affitto costa un sacco di soldi, che sarei arrivato a fine mese con molte difficoltà, che ci sono un sacco di problemi eccetera eccetera.
Dopo qualche minuto, mia madre decide di interrompere il suo silenzio stampa.
Madre: Se tu avessi fatto conto dei soldi, a quest'ora avresti potuto comprarlo, un appartamento, anziché andarci in affitto.
Io: Ma', non è che io prenda diecimila euro al mese di stipendio, eh...
Madre: Lo sai che se vai a vivere da solo ti devi lavare e stirare tutta la roba, vero? Sia chiaro che qua non ci porti niente!
Io: Ma', mi sembra di non avertelo chiesto...
Madre: E devi lavare e pulire anche la tua casa, io non vengo mica a farci niente!
Io: Ma', non ti ho chiesto nulla!
Questo accadeva lunedì.
Giovedì sera ho rivisto i miei. Dopo cena, mia madre viene in camera mia e si siede sul letto.
Ahi, ci siamo.
Madre: Se tu sapessi che dispiacere mi hai dato...
Io: ...
Madre: Non come quando ti sei sposato, ma anche questo è stato un dispiacere enorme!
Io: ...
Madre: ...
Io: Scusa Ma', ma secondo te, sarei rimasto in casa per sempre?
Madre: No no, me lo aspettavo, hai anche ragione... ma non così.
Io: E come?
Madre: Non lo so, però diverso.
Io: ...
Madre: E anche quella cretina di tua sorella! Le ho chiesto: tu lo sapevi? E lei: sì, da quasi un mese. E non mi ha detto niente!!!
Io: E se anche l'avessi saputo un mese fa, cosa sarebbe cambiato?
Madre: Che ci sarei stata male un mese di più.
Io: ...
Madre: Ah, e che sia chiara una cosa!
Io: Cosa?
Madre: Le camicie le porti a lavare e stirare qui!!!
Io: Scusa eh, ma mi hai detto che mi sarei dovuto arrangiare...
Madre: Sì, lo so, ma io tra due mesi vado in pensione, dopo non so cosa fare tutto il giorno.
Io: ...
Madre: E a pulire casa come fai?
Io: Ma', vuoi venire tu?!?!
Madre: Certo! Vengo un giorno alla settimana, con Francesco (la culandra che aiuta mia madre a fare le pulizie in casa, N.d.A.), e puliamo noi.
Io: Ok, però venite il giovedì.
Madre: Perché il giovedì?
Io: Perché il giovedì c'è Mamo a casa dal lavoro, così rompete le balle a lui.
Madre: ...
Io: ...
Madre: E se Mamo dovesse sposarsi?
Io: E se dovessi risposarmi io?
Madre: NON DIRLO NEMMENO PER SCHERZO!!!
Io: ...
Madre: E cosa mangi?
Io: Ma', il mangiare NO! Non sei mai stata capace di far da mangiare, per quello mi arrangio!
Madre: Ecco, lo so che mangerai solo pancetta, salsiccia e tutte quelle cose che fanno così male alla salute!
Io: ...
Madre: Se tu avessi fatto economia coi soldi...
Io: Cosa?!?! Avrei messo da parte 400mila euro per comprare un cazzo di appartamento???
Madre: No, certo, ma buona parte dei soldi li avremmo messi io e tuo padre, tu avresti soltanto pagato il mutuo per la differenza!
Io: ...
Madre: Ma io lo so, che tu miri all'appartamento di tua nonna.
Io: ...
Madre: Prenditela con lei, che non si decide a morire!
Io: Ma io non ho fretta che muoia!
Madre: Sappi però che, quando muore, io te lo lascio l'appartamento, ma è da mettere a posto!
Io: Vorrà dire che il mutuo lo farò per sistemare l'appartamento.
Madre: ...
Io: ...
Madre: E poi...
Io: MAMMA!!! Non devi andare a vedere un cazzo di telenovela in tivù?!?!
Madre: Ok, vado. Ciao.
Io: Ciao.
Madre: Buonanotte.
Io: Buonanotte.
Madre: ...
Io: ...
Madre: Un dispiacere che non ti dico...
Io: TE NE VUOI ANDARE?!?!!
mercoledì 30 settembre 2009
"e intanto il tempo se ne va / e non ti senti più bambina"
Arriverò subito al dunque: domenica la Nana si cresima.
Sento ancora il peso del suo corpicino tra le mie braccia mentre la cullo cantandole la ninna nanna (Il Ballo di San Vito e Sunday Bloody Sunday) e questa irriconoscente che mi combina? mi cresce, così, all'improvviso, quando ancora non sono preparato.
Non mi sembrano ancora finiti quei giorni meravigliosi in cui le preparavo le pappine che mi risputava in faccia, che le cambiavo il pannolino ripieno di maleodorante merdaccia verde, che le facevo fare il ruttino facendomi vomitare ettolitri di latte e succhi gastrici sulla spalla, che mi alzavo nel cuore della notte quando aveva mal di pancia (mmm no, su questo sto mentendo, si alzava la madre), che la aiutavo a muovere i primi passi facendomi venire un mal di schiena incredibile e sì, a ben ripensarci non erano proprio così meravigliosi, quei giorni, ma c'erano i momenti in cui mi si accoccolava in braccio e le accarezzavo i capelli finché non si addormentava e le sussurravo all'orecchio andrà tutto bene, ci sarò sempre io a proteggerti, ecco, dopo tutto questo, che mi combina la Nana? Cresce. Diventa grande.
Poi ci sono gli amici che non mancano di fartelo notare. "Sai che tua figlia è proprio cresciuta? E sta diventando davvero molto bella, tra un po' dovrai iniziare a preoccuparti!"
Ecco, sfatiamo un po' il discorso della bellezza dei figli.
Diciamo, una volta per tutte, che "ogni scarrafone è bello a mamma sua" è una stronzata. Care mamme, mettetevi il cuore in pace: anche se per voi il vostro è il figlio più bello del mondo, non è vero; è innegabile che il figlio più bello del mondo sia il mio. E non illudetevi: anche la figlia più bella del mondo è la mia!
Comunque, gli anni corrono, io sto diventando vecchio, la mia bimba sta diventando grande e devo comprarle il vestito per il dopo cresima. A lei piace il blu, ma il nero sta su tutto...
Quale le compro?
Sento ancora il peso del suo corpicino tra le mie braccia mentre la cullo cantandole la ninna nanna (Il Ballo di San Vito e Sunday Bloody Sunday) e questa irriconoscente che mi combina? mi cresce, così, all'improvviso, quando ancora non sono preparato.
Non mi sembrano ancora finiti quei giorni meravigliosi in cui le preparavo le pappine che mi risputava in faccia, che le cambiavo il pannolino ripieno di maleodorante merdaccia verde, che le facevo fare il ruttino facendomi vomitare ettolitri di latte e succhi gastrici sulla spalla, che mi alzavo nel cuore della notte quando aveva mal di pancia (mmm no, su questo sto mentendo, si alzava la madre), che la aiutavo a muovere i primi passi facendomi venire un mal di schiena incredibile e sì, a ben ripensarci non erano proprio così meravigliosi, quei giorni, ma c'erano i momenti in cui mi si accoccolava in braccio e le accarezzavo i capelli finché non si addormentava e le sussurravo all'orecchio andrà tutto bene, ci sarò sempre io a proteggerti, ecco, dopo tutto questo, che mi combina la Nana? Cresce. Diventa grande.
Poi ci sono gli amici che non mancano di fartelo notare. "Sai che tua figlia è proprio cresciuta? E sta diventando davvero molto bella, tra un po' dovrai iniziare a preoccuparti!"
Ecco, sfatiamo un po' il discorso della bellezza dei figli.
Diciamo, una volta per tutte, che "ogni scarrafone è bello a mamma sua" è una stronzata. Care mamme, mettetevi il cuore in pace: anche se per voi il vostro è il figlio più bello del mondo, non è vero; è innegabile che il figlio più bello del mondo sia il mio. E non illudetevi: anche la figlia più bella del mondo è la mia!
Comunque, gli anni corrono, io sto diventando vecchio, la mia bimba sta diventando grande e devo comprarle il vestito per il dopo cresima. A lei piace il blu, ma il nero sta su tutto...
Quale le compro?
martedì 21 aprile 2009
I figli so' piezz'e core
Figlia: No, io non mi sposerò mai!
Io: Ma dai, troverai anche tu un fidanzato, poi ti sposerai.
Figlia: No, io NON mi voglio sposare. Non voglio un marito, una persona da baciare smmmuuaaanch (mima un lascivo bacio degno dei migliori film porno) che schifo, non voglio.
Io: Vedrai che, col tempo, cambierai idea. Quando troverai qualcuno che ti piace…
Figlia: Sì sì, va bene, ma io NON mi voglio sposare.
Ah, la logica delle bambine… Noi pensiamo che siano ancora creature che hanno bisogno del nostro aiuto nell’affrontare il mondo, ed ecco che scopriamo che loro sanno, loro sanno come deve essere il mondo e solo crescendo si rovineranno, faranno i nostri stessi errori, penseranno che il vero amore è per sempre e che l’uomo è un animale monogamo (la donna un po’ meno) (anche l’uomo, in effetti).
Comunque, andando contro i miei più intimi desideri (che vorrebbero mia figlia mai sposata, mai fidanzata, perennemente rinchiusa in casa per non spezzare il cuore al suo povero papino), ho insistito per farle cambiare idea. E così, da vero bastardo, ho toccato l’unico punto su cui, da brava bimba, è sensibile.
Io: Ma non vuoi avere un bambino? Come fai, senza marito?
Figlia: …
Io: …
Figlia: Hai ragione. Mi sposo e faccio un figlio. Ma dopo che è nato, caccio di casa mio marito. Come ha fatto la mamma con te.
I figli so’ piezz’e core.
Le figlie so’ piezz’e mmerda.
Io: Ma dai, troverai anche tu un fidanzato, poi ti sposerai.
Figlia: No, io NON mi voglio sposare. Non voglio un marito, una persona da baciare smmmuuaaanch (mima un lascivo bacio degno dei migliori film porno) che schifo, non voglio.
Io: Vedrai che, col tempo, cambierai idea. Quando troverai qualcuno che ti piace…
Figlia: Sì sì, va bene, ma io NON mi voglio sposare.
Ah, la logica delle bambine… Noi pensiamo che siano ancora creature che hanno bisogno del nostro aiuto nell’affrontare il mondo, ed ecco che scopriamo che loro sanno, loro sanno come deve essere il mondo e solo crescendo si rovineranno, faranno i nostri stessi errori, penseranno che il vero amore è per sempre e che l’uomo è un animale monogamo (la donna un po’ meno) (anche l’uomo, in effetti).
Comunque, andando contro i miei più intimi desideri (che vorrebbero mia figlia mai sposata, mai fidanzata, perennemente rinchiusa in casa per non spezzare il cuore al suo povero papino), ho insistito per farle cambiare idea. E così, da vero bastardo, ho toccato l’unico punto su cui, da brava bimba, è sensibile.
Io: Ma non vuoi avere un bambino? Come fai, senza marito?
Figlia: …
Io: …
Figlia: Hai ragione. Mi sposo e faccio un figlio. Ma dopo che è nato, caccio di casa mio marito. Come ha fatto la mamma con te.
I figli so’ piezz’e core.
Le figlie so’ piezz’e mmerda.
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