lunedì 2 gennaio 2012

Questo lavoro mi ucciderà ancora... e ancora... e ancora!

E così, qualche sera fa, invio questa e-mail a un cliente:

Buongiorno Orsottopotto (nome fittizio),
come da richieste, Ti invio bozza della e-mail che dovresti inviare ai Vostri partner, rispondendo alle loro e-mail di richiesta di informazioni.
Se hai bisogno di chiarimenti, chiamami.
Saluti,
Baroz.


Infatti, la mattina seguente, Orsottopotto mi telefona allarmato.

Orsottopotto: Baroz, ho inviato quelle e-mail, una alla ditta Strizzapalle (nome fittizio), l'altro all'Università di Carugate  (nome fittizio) e l'altro ancora all'Università di Sozzigalli (nome fittizio) .
Io: Bene, tutto a posto?
Orsottopotto: No, c'è stato un errore nelle trasmissioni! Ho mandato l'e-mail alla Strizzapalle e ho avuto la risposta, ho mandato l'e-mail all'Università di Sozzigalli e ho ricevuto la conferma di lettura, ho mandato l'e-mail all'Università di Carugate ma ho ricevuto un messaggio d'errore, di indirizzo sconosciuto o qualcosa del genere.
Io: Strano... hai risposto all'e-mail che ti avevano inviato loro?
Orsottopotto: No, ma ho ricopiato l'indirizzo tal quale.
Io: E non è andato? Strano... L'hai mandato all'indirizzo della Prof.ssa Sempronia Pincopallina? (nome fittizio)
Orsottopotto: Sì sì, proprio a lei!
Io: Va beh, verifichiamo che l'indirizzo sia uguale... sempronia.pincopallina@unicarugate.it?
Orsottopotto: Aspetta eh, che verifico... ecco, l'ho mandato a mailtosempronica.pincopallina@unicarugate.it
Io: Mailto? (pronunciato così com'è scritto: mailto)
Orsottopotto: Sì, esatto: mailtosempronia.pincopallina@unicarugate.it
Io: ...

giovedì 15 settembre 2011

Non c'è due senza tre

La Vecchia (leggasi: mia nonna) va per i 92 anni e ancora non ha capito che, se è stata bene fino a poco tempo fa, è per una tremenda botta di culo ed è un'eccezione e non la regola.
Comunque, negli ultimi anni è diventata parecchio sorda, le sono venuti diversi acciacchi (normale, per una vecchia che ha iniziato a lavorare a 9 anni) e ha iniziato a dormire poco e male, il tutto unito al fatto che ha problemi di cuore da una quarantina d'anni.
Tutto questo, con la complicità dei medici dell'ACI, non le impedisce di continuare a condurre l'auto (guidare è oggettivamente un termine un po' troppo forte) ma è motivo sufficiente per farsi ricoverare almeno una volta al mese per una serie di esami.

Insomma, la settimana scorsa si è fatta ricoverare.
In geriatria, anche se il reparto non le piace perché "l'è pin ed vec" (è pieno di vecchi).
In geriatria le camere sono doppie: forse perché gli anziani ricoverati non si sentano troppo soli e abbiano qualcuno con cui poter scambiare due chiacchiere.
Ora, provate ad immaginare la Vecchia: una donnina di un metro e cinquanta scarsi (a sentir lei, si è abbassata con l'età mentre fino a qualche anno fa era moooooolto più alta; dalle foto di quando era giovane, sarà stata giusto un metro e cinquantatre) col pepe al culo, che non sta mai ferma e non tace mai.
Ecco, in camera con lei c'era una signora di 93 anni che la Vecchia mi ha descritto così: "quasta l'è vecia, l'è piò vecia che me" (questa è anziana, è più anziana di me), questa signora che non si muoveva, non spiaccicava una parola, sempre sdraiata a bocca aperta a fissare il soffitto.

Vecchia: Beh insàma, ier matèina i m'an purtèe a fer un esam in zèma al let, 'sta sgnora la m'ha guardèe e la m'ha det quel. (Beh, insomma, ieri mattina mi hanno portato a fare un esame portandomi via con il mio letto, questa signora mi ha guardato e mi ha detto qualcosa)
Io: E cosa ti ha detto?
Vecchia: An n'al so, a sun sorda, an n'ho capi gninta. (Non lo so, sono sorda, non ho capito niente)
Io: E tu cos'hai fatto?
Vecchia: A l'ho saluteda con la man. (L'ho salutata con la mano)

E così la Vecchia è andata a fare l'esame e, dopo un paio d'ore, l'hanno riportata in camera e dell'altra vegliarda non c'era traccia, né di lei, né del suo letto.

Vecchia: E alora a i'ò d'mandèe a l'infermèra: "La sgnora l'è andeda via?" (E allora ho chiesto all'infermiera: "la signora è andata via?")
Io: E lei?
Vecchia: E l'infermèra: "Sì, signora, è andata via".
Io: E poi?
Vecchia: E po' l'am fà: "È andata via e non ritorna mica più, sa..." E beh, insàma, l'è morta. (E poi mi ha detto: "È andata via e non ritorna mica più, sa..." Beh, insomma, è morta)
Io: Ecco, magari questa qua ti stava chiedendo aiuto, ha rivolto a te le ultime parole della sua vita e tu l'hai salutata.
Vecchia: Sa vot c'at dèga, a sun sorda. (Cosa vuoi che ti dica, sono sorda)

Fatto sta che, dopo tre ore, la Vecchia aveva già una nuova compagna di stanza, descritta così: "quasta ché l'è dimàndi piò zovna, ma l'è mèsa mel" (questa signora è parecchio più giovane, ma è messa male). In effetti questa signora, "parecchio più giovane" (avrà una novantina d'anni), era messa esattamente come l'altra: non si muoveva, non spiaccicava una parola, sempre sdraiata a bocca aperta a fissare il soffitto.

Vecchia: E me a i'era ché, ca leziva al giurnel e so fiola ag taièva ali ònzi: tic tic tic tic (E io ero qui, che leggevo il giornale e sua figlia le tagliava le unghie: tic tic tic tic)
Io: E lei?
Vecchia: E le gninta, seimper ferma a baca averta e so fiola: tic tic tic. (E lei niente, sempre ferma con la bocca aperta, e sua figlia: tic tic tic)
Io: E poi?
Vecchia: Am volt, a la guerd con la càva di oc e a pèins: "Dio bon, s'lè zàla!" e a toren al me giurnel. E so fiola seimper: tic tic tic, atàc a chi onz. (Mi volto, la guardo con la coda degli occhi e penso: "Dio santo, che colorito  giallastro!" e riporto l'attenzione al mio giornale. E sua figlia sempre: tic tic tic, attaccata a quelle unghie)
Io: Eh, e poi?
Vecchia: E po' l'ariva n'infermèra per cambier i flebo, la verda la sgnora e la càza un sbràit: "L'è fràda! Dutòr! Dutòooor!". Insàma, l'era morta e so fiola ancàra: tic tic tic, an's n'era gnanc adèda (E poi arriva l'infermiera per cambiare le flebo, guarda la signora e lancia un urlo: "È fredda! Dottore! Dottoreeee!". Insomma, era morta e sua figlia ancora: tic tic tic, non se n'era nemmeno accorta)

Oggi sono tornato a trovare la Vecchia.
Ha una nuova compagna di stanza: questa si guarda intorno e parla di continuo, ma non c'è mica con la testa.
Un ictus o qualcosa del genere, insomma.
E allora le dico, alla Vecchia:

Io: Oh nonna, spera che sia più cagionevole di salute di quello che sembra perché, come dice il detto: Non c'è due senza tre, e c'è caso che stavolta tocchi a te.
Vecchia: Val a tor in dal cul. (Vai a prenderlo nel culo)

venerdì 26 agosto 2011

VIP elementari

Ho un vago ricordo delle scuole elementari.
Ricordo che volavano le bombe, partigiani e tedeschi si ammazzavano l’un l’altro e ogni tanto, quando passava Pippo o un bombardiere, la maestra ci faceva rintanare sotto i banchi.
O forse non è un mio ricordo, ma di mia nonna. Chissà.
Insomma, della scuola ricordo pochissime cose: la dolcissima maestra, la scuola col giardino, i dinosauri giocattolo che vinsi l’ultimo anno giocando a tombola (barando clamorosamente), gli occhi blu di una bambina che amai perdutamente per quattro anni e un paio di amici del cuore, che non avrei mai e poi mai dimenticato o smesso di frequentare... almeno fino all’inizio delle medie.
Ma soprattutto delle elementari ho un ricordo indelebile: la patata.
La patatina.
La fragolina.
Insomma, avete capito, no?
Vabbè, questa ve la devo raccontare.
Forse eravamo in quinta, o forse ancora in quarta, non lo so, fatto sta che c’era questa visita medica, io ero sul lettino e a un certo punto al dottore viene fretta e mentre sono lì che mi rivesto fa entrare questa mia compagna di classe e la fa spogliare e la fa sdraiare sul lettino e io con la coda dell’occhio la vedo, anzi, le vedo, la bambina e la sua patatina, e resto lì, bocca spalancata, occhio sbarrato, fiato mozzato. 
Poi venne Facebook e a una venne l’idea di rispolverare le foto, di ricercare quelli della classe, eccetera.
E così scopro che la dolcissima maestra era una strega che vessava i bambini.
Che la “patatina” è una tatuatrice piena di piercing, animalista molesta e vegetariana rompipalle.
Che il simpatico ciccione è diventato un borioso ciccione.
Che quello piccolo piccolo col labbro leporino è diventato un teppista. Un teppista nano.
Che quello che nessuno considerava mai, pure ora nessuno lo considera: nessuno l’ha cercato, nessuno l’ha contattato, anche perché nessuno si ricorda come si chiama.
Che “occhi blu” avrà ancora gli occhi blu, ma è diventata un cesso mostruoso.
Che quello che era il figo della classe ha meno capelli di me - e ce ne vuole, eh.
Che quello che non capiva nulla è l'unico che ha capito qualcosa e vive in Brasile da quindici anni.
Che la bimba ritardata col fiato puzzolente si è sposata, ma sembra ancora un po’ ritardata. Del fiato non ho notizie.
E che, tra tutti, la bambina angelica, quella più tranquilla, la biondina con gli occhi chiari, che non dava mai problemi, è diventata VIP, e del suo matrimonio ne hanno parlato copiosamente, con foto e servizi, tutti i giornali e tutti i telegiornali, proprio come Will & Kate!
Auguri, Francesca: sei il vanto della nostra classe!









venerdì 27 maggio 2011

Spiegazione per MarshMellow e donzelle in genere

Domenica si festeggia il compleanno di mia sorella e c'è da scegliere il regalo di compleanno.

MarshMellow: Dai, hai pensato a cosa posso comprare per tua sorella?
Io: Non ne ho la più pallida idea.
MM: Ma è tua sorella!
Io: Non ne ho la più pallida idea.
MM: Uffa...
Io: ...
MM: Come si veste?
Io: In jeans.
MM: E poi?
Io: Boh. Solo jeans.
MM: Solo jeans? E sopra nuda?
Io: Allora, ti spiego una cosa. Sono un uomo.
MM: Quindi?
Io: Ad un uomo non interessano i vestiti che indossano le donne, perché noi i vestiti alle donne li vogliamo solo togliere.

sabato 21 maggio 2011

Ti parcheggio al sole

MarshMellow: Sai, è quasi un anno che stiamo insieme e mi chiedevo una cosa... perché noi non litighiamo mai?

Ecco.
Quando tutto va bene, un uomo si gode il momento, una donna si chiede il perché.

Io: Perché, vorresti litigare?
MM: No, è che abbiamo litigato solo una volta...

È vero.
Me la ricordo bene, quella litigata.
Era l'estate scorsa.
Non ricordo il motivo (futile, sicuramente) ma ricordo come si era esplicitata:

Io: Dai, scendi, siamo arrivati.
MM: No, io non scendo.
Io: Sì, tu scendi.
MM: No, io resto in macchina.
Io: E io parcheggio al sole!

Comunque.
Mercoledì sera io e MarshMellow guardiamo un paio di puntate di Misfits, poi lei mi dice: "Andiamo a letto" e io resto sul divano, sorbendomi una ventina di minuti della premiata coppia Sgarbi-Morgan.
Poi vado a letto.
Non la degno di un'occhiata.
Prendo un libro.
Mi metto a leggere.
La tensione tra di noi è palpabile.
MarshMellow mi chiede: "C'è qualcosa che non va?"
Metto via il libro.
Spengo la luce.
MarshMellow di nuovo sussurra: "Ma che succede?"
"Niente, volevo solo accontentarti e farti provare l'esperienza di una litigata."
Secondo voi... quella sera me l'ha data o no?

lunedì 2 maggio 2011

Perdere l'amore / quando si fa sera

Passiamo tutta la vita a cercare l'amore.
A volte qualcuno lo trova: credo sia quello che è capitato a me quando ho conosciuto MarshMellow.
Ma dato che sono un paranoico, ho iniziato da subito a immaginarmi migliaia di modi in cui avrei potuto perderla.

Avrei potuto perderla perché si sarebbe innamorato di uno più giovane. O di uno più vecchio.
Avrei potuto perderla perché si sarebbe innamorata di uno più bello, o di uno più brutto; di uno più ricco o di uno più povero.
Avrei potuto perderla perché avrei commesso una sciocchezza o l'avrei tradita e lei mi avrebbe cappellato.
Avrei potuto perderla in molti modi.
Ma mai avrei immaginato di perderla dentro al labirinto della casa degli specchi!!!

venerdì 22 aprile 2011

Earth Day today

e niente, oggi è il Giorno della Terra e questo è il messaggio di una bambina al Summit della Terra organizzato dall'ONU nel 1992.



P.S. se qualcuno legge questo post è perché utilizza internet.
Questo qualcuno, magari, è anche un accanito ambientalista.
Ci tengo a fargli notare che Internet consuma così tanta energia elettrica da poter essere al quinto posto tra le nazioni con i consumi più elevati ed è in continua ascesa.