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lunedì 2 gennaio 2012

Questo lavoro mi ucciderà ancora... e ancora... e ancora!

E così, qualche sera fa, invio questa e-mail a un cliente:

Buongiorno Orsottopotto (nome fittizio),
come da richieste, Ti invio bozza della e-mail che dovresti inviare ai Vostri partner, rispondendo alle loro e-mail di richiesta di informazioni.
Se hai bisogno di chiarimenti, chiamami.
Saluti,
Baroz.


Infatti, la mattina seguente, Orsottopotto mi telefona allarmato.

Orsottopotto: Baroz, ho inviato quelle e-mail, una alla ditta Strizzapalle (nome fittizio), l'altro all'Università di Carugate  (nome fittizio) e l'altro ancora all'Università di Sozzigalli (nome fittizio) .
Io: Bene, tutto a posto?
Orsottopotto: No, c'è stato un errore nelle trasmissioni! Ho mandato l'e-mail alla Strizzapalle e ho avuto la risposta, ho mandato l'e-mail all'Università di Sozzigalli e ho ricevuto la conferma di lettura, ho mandato l'e-mail all'Università di Carugate ma ho ricevuto un messaggio d'errore, di indirizzo sconosciuto o qualcosa del genere.
Io: Strano... hai risposto all'e-mail che ti avevano inviato loro?
Orsottopotto: No, ma ho ricopiato l'indirizzo tal quale.
Io: E non è andato? Strano... L'hai mandato all'indirizzo della Prof.ssa Sempronia Pincopallina? (nome fittizio)
Orsottopotto: Sì sì, proprio a lei!
Io: Va beh, verifichiamo che l'indirizzo sia uguale... sempronia.pincopallina@unicarugate.it?
Orsottopotto: Aspetta eh, che verifico... ecco, l'ho mandato a mailtosempronica.pincopallina@unicarugate.it
Io: Mailto? (pronunciato così com'è scritto: mailto)
Orsottopotto: Sì, esatto: mailtosempronia.pincopallina@unicarugate.it
Io: ...

sabato 19 marzo 2011

Questo lavoro mi ucciderà... forever!

Ognuno ha i colleghi che si merita.
Della Nilde, la mia collega addetta al centralino / reception, avevo già parlato qui, qui e qui.
Ma nell'attività lavorativa non ci si rapporta solo con i colleghi.

Qualche giorno fa sono stato in Abruzzo per tre giorni, presso un cliente.
La prima sera siamo a cena, si parla di animali e assisto a questo discorso tra il Direttore Tecnico e il Direttore Amministrativo.
E, sì, ognuno ha i clienti che si merita.

DT: Il mio è un incrocio tra un pechinese e uno shihtzu.
DA: E cos'è lo shihtzu?
DT: È un cagnolino di origine cinese.
DA: Ah è un cagnolino?
DT: Sì, piccolino, molto incazzato.
DA: Ed è possibile che si incrocino tra di loro?
DT: Certo, perché?
DA: No, così, non sapevo che si potessero incrociare tra di loro, in natura.
DT: ...
DA: Ma ha le unghie retrattili?
DT: ...
DA: E l'incrocio come si chiama? Cane-gatto? Gatto-cane?

Nessuno di noi ha avuto il coraggio di spiegargli che, sì, il persiano è un gatto, ma il pechinese è un cane.

Il giorno dopo siamo a pranzo, partecipa anche il mio Capo. Siamo in un bellissimo ristorante e, tra gli antipasti, portano questa semi-sfera verde-viola con una mazzancolla sgusciata adagiata sopra.

Capo: E questo cos'è?
Io: Passion fruit, credo.
Capo: Ah.
...
Capo: Mi scusi, questo sotto cosa sarebbe?
Cameriere: Frutto della passione.
Capo: (ad alta voce, rivolto a tutti i commensali) Ah! Frutto della passione!
...
Capo: Che, come sappiamo tutti, è un frutto di mare molto rinomato!

Eh, sì, ognuno ha il capo che si merita.

martedì 7 dicembre 2010

Questo lavoro mi ucciderà... ancora.

Nilde: Baroz, questo fax devo scannerizzarlo? Ci interessa?



Fax da DHURA

Alla cortese attenzione della Direzione Aziendale.

Dicembre 2010.

Oggetto: il probabile crollo delle monete a corso legale.

Secondo i più attenti e liberi analisti finanziari, suffragati da una recente e chiara ammissione del presidente della Federal Reserve, tutte le attuali monete a corso legale, compresi dollari, yen e yuan, rischiano di crollare a causa di una immensa massa circolante, il cui valore nominale è ormai superiore a 50 volte il PIL mondiale. Del resto, tutte le monete a corso legale sono ormai prive di valore reale (se non fosse così non ci sarebbe alcun bisogno del corso legale).
Gli effetti del crollo sono immaginabili, sia per i soggetti pubblici sia per quelli privati.
Le uniche alternative alle monete a corso legale, soprattutto a livello internazionale, sembrano essere il baratto ed anche l'oro ed altri metalli preziosi usati come mezzi di pagamento. Si sta pensando anche ad una moneta mondiale ma sarebbe anch'essa a corso legale e quindi non risolverebbe il problema.
Dieci anni fa, in previsione di quanto sta accadendo, è stata istituita una nuova moneta per l'economia reale fondata sul lavoro con un limite di emissione da assegnare in parti uguali a tutti gli abitanti del pianeta con almeno 16 anni d'età. Sembrava una pazzia ed invece è forse l'unica soluzione per riportare la moneta alla sua funzione originaria.
In Italia, l'iniziativa è stata avversata per anni ma alla metà del 2009 è stata ritenuta del tutto legittima. Ogni notizia contraria è effetto di ignoranza o disinformazione.
La moneta del lavoro può essere assegnata solo a persone fisiche ma tutte le impresa possono entrarne in possesso chiedendola in pagamento.
Tutte le informazioni sulla moneta del lavoro, sulla sua legittimità e sulla sua utilità, sono pubblicate su www.dhana.org e su www.unigov.org.
La natura e le modalità di adozione e d'uso di questa moneta devono necessariamente essere attentamente studiate e comprese. Ogni precisazione è indicata nei documenti e nei comunicati dei siti suddetti.
Il tasso di cambio con le altre valute è stato sospeso (comunicato del 19/7/2010) per la loro ormai totale inattendibilità. Resta fisso il tasso di cambio di 1 Dhana = 1 grammo di platino (999/1000) = 1 ora di lavoro normale.
Per aderire alla moneta del lavoro vedere "Adesione" dal menu di www.dhana.org.
Questo testo è pubblicato in data 2 dicembre 2010 nei comunicati di www.dhana.org e www.unigov.org.
Buon lavoro.

(Dhura is the Authority for Issue of Dhana Currency and for Control of Dhana Monetary System)

venerdì 3 dicembre 2010

Questo lavoro mi ucciderà...

Avevo già parlato qui della mia collega Nilde.
Ne avrei tante da dire, su di lei, ma ho sempre evitato perché sono una persona di cuore che non ama scherzare sulle disabilità.
Uhm...
no, in realtà non mi faccio alcuno scrupolo a scherzare sugli handicap, quindi posso raccontare questa.

La Nilde riceve la posta elettronica aziendale (quella che inizia per info@, per intenderci) e la smista alle persone interessate.
Questa mattina:

Nilde: Baroz, a questa e-mail dovevamo rispondere? A chi la devo girare?



Ecco, capite con chi ho a che fare tutti i giorni?

martedì 20 luglio 2010

...

Volevo scrivere un post sulle ferie.
Lo stavo facendo, giuro.
Lo farò.

Ma arriva la mia collega (avrei tante da scriverne, su di lei...) con l'agenda del Capo in mano.

Nilde: Baroz, cosa c'è scritto qua? Appuntamento... e poi?

Leggo, rileggo e con calma rispondo:

Io: Ho il pene molle.

Lei guarda l'appunto del Capo, spalanca la bocca, rilegge e dice:

Nilde: No, dai... davvero???

Ecco, capite con chi ho a che fare tutti i giorni?

venerdì 18 giugno 2010

Clienti...

Collega: Sì, pronto Ingegnere, noi siamo in centro, in Piazza Roma. Dove si trova Lei?
Collega: A San Pancrazio? (baroz, dov'è San Pancrazio?)
Io: San Pancrazio??? Ma è sulla nazionale per Carpi!
Collega: Ingegnere, ma è sicuro di essere lì?
Io: Ma dov'è uscito? A Modena Sud, a Modena Nord, a Campogalliano?
Collega: Ingegnere, che uscita dell'autostrada ha preso? Modena Sud o Modena Nord?
Collega: Ah, Modena Sud? (è uscito a Modena Sud!)
Io: E come c...o ha fatto ad arrivare a San Pancrazio senza passare per Modena?
Collega: Ingegnere, deve venire in centro, ha il navigatore satellitare?
Collega: Ecco, bene, allora cerchi Piazza Roma.
Collega: Come? Non lo trova? (non lo trova!!!)
Io: Digli di provare con Piazza degli Estensi, qualche anno fa gli avevano cambiato nome, magari non ha le mappe aggiornate.
Collega: Ingegnere, provi a cercare Piazza degli Estensi.
Collega: Ah, non lo trova? (non lo trova!!!)
Io: Digli di cercare Corso Vittorio Emanuele, arriva sul retro dell'Accademia, ci gira intorno e arriva in Piazza Roma.
Collega: Ingegnere, cerchi Corso Vittorio Emanuele.
Collega: Vittorio Emanuele Orlando? (Vittorio Emanuele Orlando???)
Io: No, solo Vittorio Emanuele. Orlando non so chi sia.
Collega: Ingegnere, si chiama solo Vittorio Emanuele...
Collega: Ok, Lei allora venga vicino al centro, poi ci richiama, ci dice dove si trova e magari passiamo a prenderLa.

Capo: Ingegnere, dove si trova adesso?
Capo: Via Ricàsoli?
Capo: Io non la conosco, ma faccio guardare da una persona che è brava in queste cose e La faccio chiamare.
Capo: Baroz, guardami dov'è Via Ricàsoli!
Io: Via Ricàsoli? A Modena non c'è.
Capo: Come non c'è?
Io: Eh, a Modena non c'è. Ma è in città o in periferia?
Capo: Credo in periferia, ha detto che era in una strada non asfaltata...
Capo: Chiamalo tu.

Io: Ingegnere, buongiorno, sono baroz. Mi sa dire dove si trova?
Cliente: Salve, sono in via Ricàsoli.
Io: Eh, ma via Ricàsoli a Modena non c'è. Immagino lei sia in periferia, non ancora in città...
Cliente: Sì, non sono ancora in città.
Io: Ecco, dovrebbe arrivare in città, perché noi siamo proprio in centro storico.
Cliente: Va bene, ho il navigatore, se mi dà il nome di una grande strada lì vicino arrivo lì.
Io: Corso Vittorio Emanuele non lo trova, vero?
Cliente: No.
Io: Allora provi Viale Trento Trieste, è alle porte del centro, c'è anche un garage a pagamento, quando è lì passiamo a prenderLa.
Cliente: Ma il parcheggio non è un problema.
Io: Beh, comunque è una via grande, alle porte del centro. Viale Trento Trieste.
Cliente: Non la trovo. Ho via Trento, oppure via Trieste.
Io: ...
Cliente: ...
Io: Ingegnere, scusi la domanda. A volte succede, con certi navigatori, che cerchino le vie più vicine se non si imposta prima la città di destinazione. (balla tremenda) È certo di aver impostato Modena, come destinazione?
Cliente: Modena? Io sono a Parma!

lunedì 16 novembre 2009

I want to ride my bicycle / I want to ride my bike

Così cantava Freddie Mercury (e non voglio sapere che significato nascosto avesse la bicicletta, ma ho il sacro terrore che possa avere qualcosa affinità col gelato al cioccolato di Malgioglio).
Comunque...

Con il trasloco in città e la vicinanza all'ufficio, ho messo moto ed auto in pensione e mi sono riappropriato del mio primo mezzo di locomozione: la bicicletta.
Stamattina, quindi, per la prima volta da parecchi anni, cioè da quando, a 14 anni, ho comprato il mio primo mezzo di trasporto mosso da motore a combustione interna, sono salito sulla bicicletta e sono partito verso il luogo di lavoro.
Nel tragitto casa-lavoro ho quindi scoperto alcune cose:
  1. non si disimpara mai ad andare in bicicletta. Ma nei primi tre minuti ho rischiato più volte di cadere: a) appena uscito dal garage, inchiodando su un tappeto di foglie fradice; b) alzandomi sui pedali per non prendere il semaforo rosso, quando il piede mi è scivolato dal pedale; c) quando l'auto davanti a me ha frenato e la bicicletta ha continuato imperterrita la sua corsa verso il suo paraurti; d) quando ho centrato una buca che, fino al giorno prima, non ritenevo degna di considerazione;
  2. grazie ai semafori, facendo la strada a piedi ci metto 10 minuti, in bicicletta ce ne metto 8;
  3. in compenso, arrivo in ufficio sudato come un muflone e
  4. devo assolutamente ritrovare il mio berretto Conte of Florence, perché in bicicletta mi prende freddo la capoccia.
Poi, sono andato oltre.
La bibicletta l'ho usata per andare a mangiare dalla nonuagenaria nonna, a circa tre chilometri. E qui ho scoperto altre cose curiose sulla bicicletta:
  1. in un tragitto superiore al chilometro, per una curiosa quanto strampalata applicazione della fenomenologia dei piani inclinati, le strade sono sempre in salita;
  2. altrettanto curiosamente, anche il tragitto di ritorno sarà tutto in salita;
  3. vi accorgerete dell'esistenza della pista ciclabile, in grado di farvi evitare quella rotonda su cui avete rischiato la vita almeno una mezza dozzina di volte nell'arco di due minuti, solamente DOPO aver fatto lo slalom tra auto, furgoni e autobus;
  4. e solo dopo vi accorgerete che quella ciclabile vi avrebbe anche fatto risparmiare 300 metri di strada, pari a 90 pedalate;
  5. crederete ciecamente che ricominciare con la bicicletta sia esattamente come quando avete cominciato con lo jogging: già dalla seconda settimana, vedrete dei notevoli progressi; ma rifletterete anche sul fatto che, quando avete cominciato con il podismo, vi siete arresi prima della seconda settimana;
  6. vedrete con la coda dell'occhio una signora in bicicletta che si prepara a superarvi; punzecchiati nell'orgoglio, aumenterete la cadenza delle pedalate, ma la signora vi sarà sempre incollata alla ruota; sbuffando come un mantice, accelererete, ma la signora si preparerà comunque al sorpasso; e quando sentirete il cuore lacerarsi nel petto e il sangue rombarvi nelle orecchie, solo allora vi accorgerete che la stronza ha una bicicletta elettrica;
  7. ancora provati dall'esperienza imbarazzante, non accetterete di andare più lento di una ragazza. Quindi la sorpasserete. E starete davanti a lei. Per 100 metri. Per 200 metri. Per 300 metri. E quando non ce la farete più, frenerete, scenderete dalla bici facendo finta di essere arrivati a destinazione, armeggiando anche con un cancello che non è il vostro, per poi ripartire quando la ragazza sarà scomparsa dalla vista;
  8. giungerete quindi a destinazione, scenderete dalla bicicletta e farete le scale, con le gambe rigide, i muscoli contratti, ogni scalino sarà un'agonia, vi tirerete su aiutandovi con lo scorrimano, rimpiangerete il Dr. House che almeno lui può aiutarsi col bastone, cazzo!, e infine
  9. vi ricorderete dell'ultima volta in cui avete utilizzato la bicicletta, dodici anni prima, vostro figlio era piccolo e lo avete portato a spasso sulla bicicletta della moglie, quella con il seggiolino da donna, quel bel seggiolino fatto apposta per il culone delle donne emiliane, largo e comodo. E invece voi avete una bellissima bicicletta da uomo, col seggiolino quasi da corsa. E quando scenderete dalla bicicletta, vi sentirete un po' come Marrazzo dopo una serata passata con la sua amica Natalie.

mercoledì 16 settembre 2009

S'io fossi donna...

... cioè, s'io fossi ancor più donna di quel che già sono, a quest'ora sarei probabilmente molto incazzato.
Non tanto per il fatto di essere in ufficio (per quello sono incazzato essendo uomo), ma per una questione di abito.
Da oggi pomeriggio sono in giro per l'Emilia con un professore danese, esperto in comunicazione (lo so, avrei potuto rivolgermi ai colleghi di università del corso di Comunicazione & Marketing, ma noi di Economia e Informatica siamo un po' spocchiosi, quindi in azienda ci siamo rivolti a questo tizio).

Ecco, se fossi donna, sarei estremamente incazzata.
Non tanto per l'esilarante barzelletta sulle specialità di Bologna (i tortellini e la pippa), che ha fatto precipitare sotto zero la temperatura all'interno dell'auto.
Ma perché - cazzo - era vestito esattamente come me.
Jeans.
Scarpa nera.
Camicia bianca, rigorosamente fuori dai pantaloni (sì, non va più di moda, lo so, ma sono un figlio di Dylan Dog).
Giacca in gessato scuro.

Cose da fare incazzare, no?
Se non mi fossi fatto ieri le unghie, lo avrei graffiato.

giovedì 26 marzo 2009

Basito in tabaccheria

Sono uscito dall’ufficio con una missione inderogabile: comprare delle pile stilo.
Ieri sera mi si è spento il controller durante una missione particolarmente lunga e complessa di GTA IV e non mi è rimasto altro da fare che spegnere l’XBox, mentre una lacrima rotolava lentamente lungo la mia guancia.
Data l’ora (19:27) ho dovuto fare ciò che, solitamente, evito di fare da ormai 13 mesi delegando l’ingrato compito alla mia collega: andare nella “solita tabaccheria” sotto l’ufficio.

Ora, nei paraggi dell’ufficio ci sono due tabaccherie:
  • la minitabaccheria del grattevinci
  • la solita tabaccheria
La minitabaccheria del grattevinci è un locale di (forse) 12 metri quadrati, nel quale lavorano marito e moglie da tempo immemore. Di quei 12 metri quadri, almeno 11 sono ripieni di: pipe, attrezzi per pipa, umidificatori per pipa, scovolini per pipa, porta-pipa, accendi-pipa, tabacchi da pipa aromatizzati di ogni genere di cosa, tabacchi da fiuto, tabacchi da masticare, e poi ancora sigari, attrezzi per sigari, taglia-sigari, porta-sigari, accendi-sigari, umidificatori per sigari, e ancora souvenir della mia città, di ogni tipo, di ogni genere, bottiglie, cartoline, eccetera eccetera.
Ma la cosa che caratterizza questa tabaccheria è che, in ogni centimetro quadrato (libero o no), vi è attaccato un gratta & vinci, pronto da staccare, da pagare, milioni di gratta & vinci di ogni tipo, anche quelli che Lottomatica deve ancora inventare.
Volendo entrare nella minitabaccheria grattaevinci, ci si deve dapprima sincerare, scrutando dall’unico spiraglio della porta a vetri dove non sono attaccati gratta & vinci, che nella tabaccheria non siano presenti altri avventori (due persone, fianco a fianco, non ci stanno e non ho alcuna intenzione di avere un altro cliente a pochi centimetri dal mio culo).
Appena entrato, i due coniugi domandano con voce vomitevolmente servile:

Lui: Buongiorno!
Lei: Buongiorno!
Lui: Vuole un grattaevinci, Signore? (con la Esse maiuscola. Lo capite chiaramente, che ha detto Signore con la Esse maiuscola)
Tu: Ehm no grazie, vorrei dell—
Lei: Ne abbiamo di ogni tipo, Signore.
Lui: Di ogni tipo, Signore.
Lei: Da 1, 2, 3…
Lui: 5 e 10 euro, Signore.
Tu: No, vorrei solo delle p—
Lei: Abbiamo il grattaevinci Oroscopo o Mercante in fiera…
Lui: … ma sono sicuro che il Signore preferisce il Megamiliardario o il Prendi Tutto, non è vero, Signore?
Tu: Scusate, devo scappare.
Lui: e Lei (all’unisono): Arrivederci! Torni a trovarci! E’ sicuro di non volere un grattaevinci?

Quindi ripiego sulla solita tabaccheria.
In realtà, non c’è proprio nulla di cui andare fieri nella solita tabaccheria; ma ha il grande pregio di essere esattamente a fianco di Ricordi Media Store (quindi, quando ancora ci andavo io, compravo le marche da bollo e facevo un salto a guardare gli ultimi cd usciti). Ora che ci penso, è anche l’unico pregio.
Comunque, pure questa tabaccheria è gestita da marito e moglie, ma da poco tempo: lui prima lavorava come impiegato in non ricordo quale multinazionale, lei forse aveva un negozio di abbigliamento. Fatto sta che lui non ha la benché minima capacità relazionale che deve avere un tabaccaio (rapidità), lei crede ancora di avere un negozio (infatti ha riempito la tabaccheria di orologi, bigiotteria, articoli di pelletteria e - immancabili - souvenir).
Su tutto questo potrei anche sorvolare, se non fosse che solitamente in tabaccheria ci andavo solo per comprare francobolli e marche da bollo, che sono di esclusiva competenza del marito. Ora, il marito (che, ripeto, faceva il contabile in sta cazzo di multinazionale) ha un solo problema: non capisce una fava.
Se comprate 10 francobolli da 60 centesimi, lui li stacca (i francobolli sono in fogli e ogni riga ne ha esattamente 10) e li conta. Non una: due volte (si sa mai che si sia sbagliato, eh). Poi ve li allunga, ma non ve li da: no, li torna a contare davanti ai vostri occhi, così anche voi potete verificare che ci sono tutti e 10 (si sa mai che si sia sbagliato, eh). Poi, finalmente, li appoggia sul bancone. Ma voi non potete andarvene, anche se avete appoggiato quei fottuti 6 euro sul bancone, proprio di fianco ai francobolli; no, non potete, perché lui deve fare il conto. Quindi prende la calcolatrice e moltiplica 0,60 - accidenti, si è sbagliato, deve riscrivere 0,60 x 10 = 6 euro. Spegne la calcolatrice, la riaccende e torna a fare il conto (si sa mai che si sia sbagliato, eh). 6 euro. Bene.
“Aspetta, ti faccio lo scontrino, così poi a fine mese ti faccio la ricevuta per l’ufficio e lo puoi scaricare”.
Quindi preme il tasto del francobollo da 0,60 sul registratore di cassa - accidenti si è sbagliato, preme il tasto C ma il registratore emette un suono sinistro, lo torna a premere ma si sente un biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiip continuo allora spegne il registratore e lo riaccende, finalmente preme il tasto giusto, inserisce la quantità ("10 francobolli, abbiamo detto, vero?"), preme il tasto Totale ed esce lo scontrino. 6 euro.
Lo rilegge un paio di volte, ripete: “10 francobolli da 60 centesimi”.
Gli strappate lo scontrino di mano, nel frattempo lui ha ricominciato a contare i francobolli, voi avete la bava alla bocca e pensate: “Sono 10. Cristo, dieci! D-I-E-C-I! ” (Lo pensate solo e non lo dite, perché l’alternativa è la minitabaccheria del grattaevinci e se c’è una cosa che sopportate meno del tabaccaio incerto è la coppia di tabaccai servili che ti lasciano la sensazione di avere il buco del culo umido della loro saliva) finalmente avete scontrino e francobolli e se per caso vi viene del resto dite “No no, lo dia pure ai bambini poveri!” e scappate dalla tabaccheria.

No, beh, in effetti avrei anche potuto evitare l’acquisto delle pile nella solita tabaccheria, magari fermarmi domani, con più calma, in una tabaccheria in cui non sono mai stato, ma ecco, c’era questa missione… questa rapina in banca…

Quindi sono entrato nella solita tabaccheria.
Non c’era nessun altro cliente: solo io, lui e lei.

Io: Buonasera.
Lei: Buonasera!
Lui: Buonasera! E’ da tanto che non la vediamo!
Io: Eh sì, sa, un sacco di cose da fare…
Lui: Viene spesso la sua collega, ma lei non viene più!
Io: Eh sì, sa, poi da quando ci siamo trasferiti nell’ufficio nuovo, a 50 metri da quello vecchio, sono un po’ fuori mano.

Finiti i convenevoli, siamo passati al dunque, ché avevo anche una certa fretta.

Io: Vorrei delle pile.
Lei: Quali?
Io: (oh bene, ci pensa lei! almeno è un po’ più sveglia di suo marito) Un blister di stilo e uno di ministilo, grazie.
Lei: Bene, costano uguale: 4,80 alla confezione.

Mi dà le pile (senza sacchetto, non lo voglio: è il mio modesto contributo per un mondo ambientalmente sostenibile, mi fa sentire in pace con me stesso e così posso inquinare con animo leggero), si avvicina alla cassa per farmi lo scontrino e

Lui: Aspetta!
Io e Lei: Cosa?
Lui: Fagli lo scontrino come se fossero francobolli da 0,60, così a fine mese faccio la ricevuta e le può scaricare.

Ok, lei è più sveglia di lui; 0,60 il francobollo, 4,80 un blister, seiperottoquarantotto, sono 8 francobolli per ogni confezione di pile, penso.
Ed è qui che lei, dietro l’occhio vigile e compiaciuto del marito, ha dato il meglio di sè.
Ha estratto la calcolatrice e

Lei: Allora, sono € 4,80 per ogni confezione.
Lei: Arrotondiamo a 5 euro, per semplificare il calcolo.
Lei: Ha preso due confezioni, quindi sono 10 euro.
Lei: (con la calcolatrice) 10 euro diviso 0,60 fa 16,333 francobolli.
Lei: Arrotondiamo a 17 francobolli.
Lei: (con la calcolatrice) 17 francobolli per 0,60 fanno 10,20 euro.
Lei: Allora, io le faccio uno scontrino da 10, 20 euro ma lei mi paga solo…
Lei: (con la calcolatrice) due confezioni per 4,80 fa…
Lei: 9 euro e 60 centesimi.

Ho pagato e sono venuto a casa.
Ora le mie pile sono lì, sul letto, ancora dentro la scatola.
Nove euro e sessanta di pile, l’equivalente di 16 francobolli. O di 16,333 francobolli, per semplificare il calcolo. Quindi, facciamo 17 francobolli.
Le guardo, ma non le tocco.
Ho paura ad inserirne due nel controller: ho paura che si moltiplichino in 2,111 pile, o in 2 pile e mezzo, così, per semplificare.