lunedì 5 marzo 2012

Sarà...

Sarà il trasloco su una nuova piattaforma.
Sarà il template.
Sarà tutto quello che volete.
Ma da quando sono su blogspot, non so più cosa scrivere.
(Meglio per voi!)

lunedì 2 gennaio 2012

Questo lavoro mi ucciderà ancora... e ancora... e ancora!

E così, qualche sera fa, invio questa e-mail a un cliente:

Buongiorno Orsottopotto (nome fittizio),
come da richieste, Ti invio bozza della e-mail che dovresti inviare ai Vostri partner, rispondendo alle loro e-mail di richiesta di informazioni.
Se hai bisogno di chiarimenti, chiamami.
Saluti,
Baroz.


Infatti, la mattina seguente, Orsottopotto mi telefona allarmato.

Orsottopotto: Baroz, ho inviato quelle e-mail, una alla ditta Strizzapalle (nome fittizio), l'altro all'Università di Carugate  (nome fittizio) e l'altro ancora all'Università di Sozzigalli (nome fittizio) .
Io: Bene, tutto a posto?
Orsottopotto: No, c'è stato un errore nelle trasmissioni! Ho mandato l'e-mail alla Strizzapalle e ho avuto la risposta, ho mandato l'e-mail all'Università di Sozzigalli e ho ricevuto la conferma di lettura, ho mandato l'e-mail all'Università di Carugate ma ho ricevuto un messaggio d'errore, di indirizzo sconosciuto o qualcosa del genere.
Io: Strano... hai risposto all'e-mail che ti avevano inviato loro?
Orsottopotto: No, ma ho ricopiato l'indirizzo tal quale.
Io: E non è andato? Strano... L'hai mandato all'indirizzo della Prof.ssa Sempronia Pincopallina? (nome fittizio)
Orsottopotto: Sì sì, proprio a lei!
Io: Va beh, verifichiamo che l'indirizzo sia uguale... sempronia.pincopallina@unicarugate.it?
Orsottopotto: Aspetta eh, che verifico... ecco, l'ho mandato a mailtosempronica.pincopallina@unicarugate.it
Io: Mailto? (pronunciato così com'è scritto: mailto)
Orsottopotto: Sì, esatto: mailtosempronia.pincopallina@unicarugate.it
Io: ...

giovedì 15 settembre 2011

Non c'è due senza tre

La Vecchia (leggasi: mia nonna) va per i 92 anni e ancora non ha capito che, se è stata bene fino a poco tempo fa, è per una tremenda botta di culo ed è un'eccezione e non la regola.
Comunque, negli ultimi anni è diventata parecchio sorda, le sono venuti diversi acciacchi (normale, per una vecchia che ha iniziato a lavorare a 9 anni) e ha iniziato a dormire poco e male, il tutto unito al fatto che ha problemi di cuore da una quarantina d'anni.
Tutto questo, con la complicità dei medici dell'ACI, non le impedisce di continuare a condurre l'auto (guidare è oggettivamente un termine un po' troppo forte) ma è motivo sufficiente per farsi ricoverare almeno una volta al mese per una serie di esami.

Insomma, la settimana scorsa si è fatta ricoverare.
In geriatria, anche se il reparto non le piace perché "l'è pin ed vec" (è pieno di vecchi).
In geriatria le camere sono doppie: forse perché gli anziani ricoverati non si sentano troppo soli e abbiano qualcuno con cui poter scambiare due chiacchiere.
Ora, provate ad immaginare la Vecchia: una donnina di un metro e cinquanta scarsi (a sentir lei, si è abbassata con l'età mentre fino a qualche anno fa era moooooolto più alta; dalle foto di quando era giovane, sarà stata giusto un metro e cinquantatre) col pepe al culo, che non sta mai ferma e non tace mai.
Ecco, in camera con lei c'era una signora di 93 anni che la Vecchia mi ha descritto così: "quasta l'è vecia, l'è piò vecia che me" (questa è anziana, è più anziana di me), questa signora che non si muoveva, non spiaccicava una parola, sempre sdraiata a bocca aperta a fissare il soffitto.

Vecchia: Beh insàma, ier matèina i m'an purtèe a fer un esam in zèma al let, 'sta sgnora la m'ha guardèe e la m'ha det quel. (Beh, insomma, ieri mattina mi hanno portato a fare un esame portandomi via con il mio letto, questa signora mi ha guardato e mi ha detto qualcosa)
Io: E cosa ti ha detto?
Vecchia: An n'al so, a sun sorda, an n'ho capi gninta. (Non lo so, sono sorda, non ho capito niente)
Io: E tu cos'hai fatto?
Vecchia: A l'ho saluteda con la man. (L'ho salutata con la mano)

E così la Vecchia è andata a fare l'esame e, dopo un paio d'ore, l'hanno riportata in camera e dell'altra vegliarda non c'era traccia, né di lei, né del suo letto.

Vecchia: E alora a i'ò d'mandèe a l'infermèra: "La sgnora l'è andeda via?" (E allora ho chiesto all'infermiera: "la signora è andata via?")
Io: E lei?
Vecchia: E l'infermèra: "Sì, signora, è andata via".
Io: E poi?
Vecchia: E po' l'am fà: "È andata via e non ritorna mica più, sa..." E beh, insàma, l'è morta. (E poi mi ha detto: "È andata via e non ritorna mica più, sa..." Beh, insomma, è morta)
Io: Ecco, magari questa qua ti stava chiedendo aiuto, ha rivolto a te le ultime parole della sua vita e tu l'hai salutata.
Vecchia: Sa vot c'at dèga, a sun sorda. (Cosa vuoi che ti dica, sono sorda)

Fatto sta che, dopo tre ore, la Vecchia aveva già una nuova compagna di stanza, descritta così: "quasta ché l'è dimàndi piò zovna, ma l'è mèsa mel" (questa signora è parecchio più giovane, ma è messa male). In effetti questa signora, "parecchio più giovane" (avrà una novantina d'anni), era messa esattamente come l'altra: non si muoveva, non spiaccicava una parola, sempre sdraiata a bocca aperta a fissare il soffitto.

Vecchia: E me a i'era ché, ca leziva al giurnel e so fiola ag taièva ali ònzi: tic tic tic tic (E io ero qui, che leggevo il giornale e sua figlia le tagliava le unghie: tic tic tic tic)
Io: E lei?
Vecchia: E le gninta, seimper ferma a baca averta e so fiola: tic tic tic. (E lei niente, sempre ferma con la bocca aperta, e sua figlia: tic tic tic)
Io: E poi?
Vecchia: Am volt, a la guerd con la càva di oc e a pèins: "Dio bon, s'lè zàla!" e a toren al me giurnel. E so fiola seimper: tic tic tic, atàc a chi onz. (Mi volto, la guardo con la coda degli occhi e penso: "Dio santo, che colorito  giallastro!" e riporto l'attenzione al mio giornale. E sua figlia sempre: tic tic tic, attaccata a quelle unghie)
Io: Eh, e poi?
Vecchia: E po' l'ariva n'infermèra per cambier i flebo, la verda la sgnora e la càza un sbràit: "L'è fràda! Dutòr! Dutòooor!". Insàma, l'era morta e so fiola ancàra: tic tic tic, an's n'era gnanc adèda (E poi arriva l'infermiera per cambiare le flebo, guarda la signora e lancia un urlo: "È fredda! Dottore! Dottoreeee!". Insomma, era morta e sua figlia ancora: tic tic tic, non se n'era nemmeno accorta)

Oggi sono tornato a trovare la Vecchia.
Ha una nuova compagna di stanza: questa si guarda intorno e parla di continuo, ma non c'è mica con la testa.
Un ictus o qualcosa del genere, insomma.
E allora le dico, alla Vecchia:

Io: Oh nonna, spera che sia più cagionevole di salute di quello che sembra perché, come dice il detto: Non c'è due senza tre, e c'è caso che stavolta tocchi a te.
Vecchia: Val a tor in dal cul. (Vai a prenderlo nel culo)

venerdì 26 agosto 2011

VIP elementari

Ho un vago ricordo delle scuole elementari.
Ricordo che volavano le bombe, partigiani e tedeschi si ammazzavano l’un l’altro e ogni tanto, quando passava Pippo o un bombardiere, la maestra ci faceva rintanare sotto i banchi.
O forse non è un mio ricordo, ma di mia nonna. Chissà.
Insomma, della scuola ricordo pochissime cose: la dolcissima maestra, la scuola col giardino, i dinosauri giocattolo che vinsi l’ultimo anno giocando a tombola (barando clamorosamente), gli occhi blu di una bambina che amai perdutamente per quattro anni e un paio di amici del cuore, che non avrei mai e poi mai dimenticato o smesso di frequentare... almeno fino all’inizio delle medie.
Ma soprattutto delle elementari ho un ricordo indelebile: la patata.
La patatina.
La fragolina.
Insomma, avete capito, no?
Vabbè, questa ve la devo raccontare.
Forse eravamo in quinta, o forse ancora in quarta, non lo so, fatto sta che c’era questa visita medica, io ero sul lettino e a un certo punto al dottore viene fretta e mentre sono lì che mi rivesto fa entrare questa mia compagna di classe e la fa spogliare e la fa sdraiare sul lettino e io con la coda dell’occhio la vedo, anzi, le vedo, la bambina e la sua patatina, e resto lì, bocca spalancata, occhio sbarrato, fiato mozzato. 
Poi venne Facebook e a una venne l’idea di rispolverare le foto, di ricercare quelli della classe, eccetera.
E così scopro che la dolcissima maestra era una strega che vessava i bambini.
Che la “patatina” è una tatuatrice piena di piercing, animalista molesta e vegetariana rompipalle.
Che il simpatico ciccione è diventato un borioso ciccione.
Che quello piccolo piccolo col labbro leporino è diventato un teppista. Un teppista nano.
Che quello che nessuno considerava mai, pure ora nessuno lo considera: nessuno l’ha cercato, nessuno l’ha contattato, anche perché nessuno si ricorda come si chiama.
Che “occhi blu” avrà ancora gli occhi blu, ma è diventata un cesso mostruoso.
Che quello che era il figo della classe ha meno capelli di me - e ce ne vuole, eh.
Che quello che non capiva nulla è l'unico che ha capito qualcosa e vive in Brasile da quindici anni.
Che la bimba ritardata col fiato puzzolente si è sposata, ma sembra ancora un po’ ritardata. Del fiato non ho notizie.
E che, tra tutti, la bambina angelica, quella più tranquilla, la biondina con gli occhi chiari, che non dava mai problemi, è diventata VIP, e del suo matrimonio ne hanno parlato copiosamente, con foto e servizi, tutti i giornali e tutti i telegiornali, proprio come Will & Kate!
Auguri, Francesca: sei il vanto della nostra classe!









venerdì 27 maggio 2011

Spiegazione per MarshMellow e donzelle in genere

Domenica si festeggia il compleanno di mia sorella e c'è da scegliere il regalo di compleanno.

MarshMellow: Dai, hai pensato a cosa posso comprare per tua sorella?
Io: Non ne ho la più pallida idea.
MM: Ma è tua sorella!
Io: Non ne ho la più pallida idea.
MM: Uffa...
Io: ...
MM: Come si veste?
Io: In jeans.
MM: E poi?
Io: Boh. Solo jeans.
MM: Solo jeans? E sopra nuda?
Io: Allora, ti spiego una cosa. Sono un uomo.
MM: Quindi?
Io: Ad un uomo non interessano i vestiti che indossano le donne, perché noi i vestiti alle donne li vogliamo solo togliere.

sabato 21 maggio 2011

Ti parcheggio al sole

MarshMellow: Sai, è quasi un anno che stiamo insieme e mi chiedevo una cosa... perché noi non litighiamo mai?

Ecco.
Quando tutto va bene, un uomo si gode il momento, una donna si chiede il perché.

Io: Perché, vorresti litigare?
MM: No, è che abbiamo litigato solo una volta...

È vero.
Me la ricordo bene, quella litigata.
Era l'estate scorsa.
Non ricordo il motivo (futile, sicuramente) ma ricordo come si era esplicitata:

Io: Dai, scendi, siamo arrivati.
MM: No, io non scendo.
Io: Sì, tu scendi.
MM: No, io resto in macchina.
Io: E io parcheggio al sole!

Comunque.
Mercoledì sera io e MarshMellow guardiamo un paio di puntate di Misfits, poi lei mi dice: "Andiamo a letto" e io resto sul divano, sorbendomi una ventina di minuti della premiata coppia Sgarbi-Morgan.
Poi vado a letto.
Non la degno di un'occhiata.
Prendo un libro.
Mi metto a leggere.
La tensione tra di noi è palpabile.
MarshMellow mi chiede: "C'è qualcosa che non va?"
Metto via il libro.
Spengo la luce.
MarshMellow di nuovo sussurra: "Ma che succede?"
"Niente, volevo solo accontentarti e farti provare l'esperienza di una litigata."
Secondo voi... quella sera me l'ha data o no?

lunedì 2 maggio 2011

Perdere l'amore / quando si fa sera

Passiamo tutta la vita a cercare l'amore.
A volte qualcuno lo trova: credo sia quello che è capitato a me quando ho conosciuto MarshMellow.
Ma dato che sono un paranoico, ho iniziato da subito a immaginarmi migliaia di modi in cui avrei potuto perderla.

Avrei potuto perderla perché si sarebbe innamorato di uno più giovane. O di uno più vecchio.
Avrei potuto perderla perché si sarebbe innamorata di uno più bello, o di uno più brutto; di uno più ricco o di uno più povero.
Avrei potuto perderla perché avrei commesso una sciocchezza o l'avrei tradita e lei mi avrebbe cappellato.
Avrei potuto perderla in molti modi.
Ma mai avrei immaginato di perderla dentro al labirinto della casa degli specchi!!!