mercoledì 16 settembre 2009

S'io fossi donna...

... cioè, s'io fossi ancor più donna di quel che già sono, a quest'ora sarei probabilmente molto incazzato.
Non tanto per il fatto di essere in ufficio (per quello sono incazzato essendo uomo), ma per una questione di abito.
Da oggi pomeriggio sono in giro per l'Emilia con un professore danese, esperto in comunicazione (lo so, avrei potuto rivolgermi ai colleghi di università del corso di Comunicazione & Marketing, ma noi di Economia e Informatica siamo un po' spocchiosi, quindi in azienda ci siamo rivolti a questo tizio).

Ecco, se fossi donna, sarei estremamente incazzata.
Non tanto per l'esilarante barzelletta sulle specialità di Bologna (i tortellini e la pippa), che ha fatto precipitare sotto zero la temperatura all'interno dell'auto.
Ma perché - cazzo - era vestito esattamente come me.
Jeans.
Scarpa nera.
Camicia bianca, rigorosamente fuori dai pantaloni (sì, non va più di moda, lo so, ma sono un figlio di Dylan Dog).
Giacca in gessato scuro.

Cose da fare incazzare, no?
Se non mi fossi fatto ieri le unghie, lo avrei graffiato.

martedì 15 settembre 2009

Pollice verde

Io sto al pollice verde come Malgioglio sta all’eterosessualità.

(Lo ammetto, l’esempio non è proprio uno dei più felici. Anche perché, in questo momento, non riesco a cancellare dalla mente un assillante dubbio: cosa se ne farebbe Malgioglio del mio pollice verde?)

Insomma, sono incapace di mantenere con successo alcun tipo di rapporto con le piante. (Anche con l’altro sesso, ma questo è un argomento diverso).
Ogni autunno compro un bonsai ai banchetti dell’Anlaids - bonsai che indicherei in dichiarazione dei redditi, se solo pagassi le tasse - e l’autunno successivo ne compro un altro, in sostituzione dell’alberello morto durante la primavera/estate.
Ogni anno compro una pianticella, per la festa della mamma, e la pianticella non arriva nemmeno a vedere ognissanti.
Forse è anche un po’ colpa mia. Non faccio nulla di quello che si dovrebbe fare per far star bene le piante:
  • Non parlo loro – fatico a relazionarmi con le persone, posso mettermi a parlare ad una pianta? Però sono bravissimo ad ascoltarle. Le piante, non le persone.
  • Non le innaffio con la dovuta cura – me ne dimentico. Che ci posso fare? Non è colpa mia! È colpa loro! Anche un neonato, per quanto possa essere limitato nelle sue capacità di relazionarsi con gli altri, è capace di farti capire quando ha fame o sete: le piante no! Quindi mi dimentico di innaffiarle. (Breve digressione. Da un po’ di tempo, voglio prendere un cane. Unicamente perché, si sa, il cane è come un bambino piccolo: attira la gnocca. Comunque, dicevo: ho voglia di prendere un cane e, di solito, per farmi cambiare idea mi dicono: “Un cane? Ma se non sei nemmeno capace di tenere in vita una Spathiphyllum!”. Che discorso è? Un cane non è una pianta, un cane è un animale domestico e, in quanto tale, se ha fame o sete, abbaia, guaisce, ulula, uggiola, mordicchia, rompe il cazzo, insomma in un modo o nell’altro te lo fa capire! Ecco, se proprio vogliamo paragonare le piante ad un animale domestico, paragoniamolo ai pesci: pure loro mi sono morti di fame, ma è colpa loro: non mi hanno mai ricordato che dovevo dar loro da mangiare
  • Non le concimo.
  • Non le tengo al sole, all’ombra, alla luce indiretta, alla luce riflessa, alla luce soffusa.
Ma, se non faccio tutte queste cose, è per un motivo ben preciso: perché so che comunque, per quanto io possa impegnarmi, queste stramaledette piante moriranno comunque: si faranno assalire da voraci insetti, da funghi, da batteri, si suicideranno interrompendo la fotosintesi clorofilliana, si rifiuteranno di assorbire l’acqua oppure ne assorbiranno troppa fino a marcire, insomma, queste stronze lo fanno apposta.

Comunque, io e le piante proprio non ci intendiamo.
Volete vedere una devastazione paragonabile a quella degli incendi che ogni anno devastano ettari di macchia mediterranea? (incendi appiccati da persone senza pollice verde che, giunti all’esasperazione, sfoga la propria rabbia repressa gettando fiammiferi tra le foglie secche?)
Ecco, venite a vedere il mio giardino. Nonostante venga ogni anno vangato, zappato, concimato, seminato, innaffiato (non da me: io non farei mai tanta fatica per un vegetale), nonostante a maggio sia un tappeto di soffice erbetta cosparso di simpaticissime margheritine, nonostante tutto questo, agli inizi di giugno l’erba si brucerà, a metà giugno profonde voragini si apriranno nella terra riarsa, a luglio il manto erboso sarà solo un pallido ricordo, come quello di San Siro.
Vogliamo parlare dell’orticello, dove non sono MAI riuscito a far crescere nulla? (o dove non sarei mai riuscito, se solo ci avessi provato)

Ecco, posso dirlo: non mi piace.
Seminare, piantare, zappare, annaffiare, concimare, potare: tutto questo non mi piace per niente.
E allora, mi chiedo, perché?
Perché mi sono intrippato con due stupidissimi giochi su Facebook, Farmville e Country Story, che fanno di me un contadino provetto?
Voglio dire: non sono gioco divertenti, sono giochi irritanti. Seminare il riso, il frumento, il granoturco, vederlo crescere, raccoglierlo, non solo non mi procura alcun divertimento, al contrario: mi irrita.
Allora perché continuo? Perché so che tra sei ore devo raccogliere i carciofi e piantare le zucche?

Poi ho capito.
Ho capito che c’è sotto qualcosa di più grande.
Ho capito che Farmville è il futuro della comunicazione, o meglio, è la comunicazione del futuro.
Ancor più: Farmville è la comunicazione con il futuro!
E così, come stanno facendo loro con noi da parecchie decine d’anni, anche io mi sono messo a lasciare messaggi per gli alieni con i crop circles.

sabato 29 agosto 2009

Hangover

Esco dalla mia fase REM perché mi stanno praticando sesso orale.

Non voglio aprire gli occhi. Comunque, anche se volessi, non ci riuscirei.
Il più brutto hangover della mia vita: devo aver esagerato con la vodka, ieri sera.

Dove sono? Con chi cazzo sono???
Non ricordo niente. Devo concentrarmi, anche se non è facile, con una ragazza che si diletta sul mio pene.
Pensa, baroz, pensa.
Niente da fare, non ho la più pallida idea di come io abbia trascorso le ultime ore della mia vita.

Ok, tecnica inversa. Niente percorso a ritroso: cominciamo dal principio.
La serata inizia con l’aperitivo. Abbastanza selvaggio, ad essere sinceri. La barista cinese ci sa fare, con gli Spritz, e non ci metto molto a prenderla per il culo (solo metaforicamente, purtroppo) per la sua difficoltosa padronanza della lingua italiana.

(“Qin sa, che cazzo è quello? Non è uno spritz, stai facendo un pasticcio!”
“No, non è un pasticcio, il pasticcio è quel liquole flancese, questo è splitz”
“Eh? Liquole flancese?”
“Sì, il pasticcio!”
“Si chiama pastis, cazzo!”)

Comunque, quando arriviamo in pizzeria mi sono già portato avanti col lavoro.
Complice il caldo assassino, la pizza è accompagnata da parecchia birra e il caffè da un chilo di ghiaccio con abbondanti scaraffate di Montenegro.
Usciamo dalla pizzeria, barcollo ma non mollo e mi ritrovo nuovamente al bar, dove insegno alla barista che, nel vodka lemon, la parte di lemon è esclusivamente teorica.

E poi…
E poi…

“No, continua, non ti fermare”, sussurro, con gli occhi chiusi.

Ecco, i ricordi tornano, lentamente.

Ricordo che la barista voleva convincere me e i miei amici ad andare a lavorare per lei in Cina. A fare i puttani. Gli italiani prendono bene – dice – perché sono più dotati degli orientali. Tralascio i venti minuti di commenti, ricordo solo che i bicchieri venivano svuotati in sequenza. Poi…
Poi…
Ecco, poi qualcuno propone di andarcene dal bar. Io volevo andarmene a letto, invece insistono e io mi lascio convincere.
Una festa, ecco. Parlano di una festa.
Dev’essere alla festa che ho conosciuto questa ragazza.
Ecco, ricordo che entriamo in questo locale in riva al fiume, c’è un sacco di gente alla festa e…

Spalanco gli occhi con terrore.
C’era un sacco di gente, alla festa gay.

martedì 7 luglio 2009

Ferie 2 (la vendetta).

26 giugno


Io: Allora, partiamo domattina alle 4:30
Cri: Alle 4:30??? Ma poi i bambini fanno il viaggio svegli! Perché non partiamo, che so, alle 23?
Io: Perché, Cri cara - a parte che dici così perché guideremmo io e tuo marito per tutta notte, se dovessi guidare tu per 650 chilometri la penseresti in modo diverso - se partiamo alle 23, arriviamo a Vieste alle 5 di mattina. E dopo che cazzo facciamo con 5 bambini alle 5 di mattina?
(Perché alle donne bisogna sempre spiegare pazientemente tutto)


27 giugno


Ore 4:30, raduno. Decina di bestemmie, che chiarisce ai Nani che l'ora è presta e che in macchina devono dormire. Si parte!
Ore 8:00, autogrill di Ancona. Sequela di bestemmie in lingue che non sapevo di conoscere: mi accorgo di aver lasciato il borsino con portafogli, soldi, carte di credito, libretto degli assegni a casa. Respiro profondo e nuove bestemmie creative. Tentato intervento di Padre Amorth, che viene incenerito all'istante. Telefono a casa e ordino che mi venga spedito subito a mezzo corriere, ma i corrieri iniziano i ritiri solo di lunedì: nuova sequela di bestemmie, si aprono i cieli, un raggio di luce discende su di me e una voce possente mi intima: "Mo' basta, eccheccazzo!" Impietosito, il mio amico Manone decide di mantenermi finché il corriere non consegnerà il portafogli.
Mi attendono pochi giorni di povertà.

29 giugno


Mi sento un po' come l'uomo gatto: l'animatrice mi ha nominato caposquadra nel gioco di Sarabanda. La mia squadra è sotto 9-6, se gli altri indovinano una sola canzone hanno vinto. Oltretutto sono notevolmente svantaggiato: per prenotarsi bisogna correre verso il palco e toccare l'animatore seduto sul bordo, il mio avversario è dannatamente più giovane ed ha le scarpe da ginnastica, io sono vergognosamente ubriaco e sono scalzo (perché correre con l'infradito è improponibile).
Recupero poderosamente fino al 9 pari, indovinando nell'ordine A-Team, Altrimenti ci arrabbiamo e Il Padrino.
Ultima canzone, tensione alle stelle, silenzio intorno a noi.
Partono le prime note: la so!!! Scatto, il mio avversario sta correndo di fianco a me, allungo la falcata e

cazzo

il piede decolla, io lo seguo.
Mi ritrovo circondato da un sacco di persone che mi chiedono: "Come stai? Tutto bene? Non muoverti! Presto, portate il ghiaccio!!! Come stai? Tutto bene?"
Mi sollevo a fatica, sputo briciole o qualcosa di simile, apro la bocca e rispondo: "Il tempo delle mele, Reality".
Risposta esatta! Vinciamo la sfida 10-9
Intanto vengo sollevato da svariate braccia, mi portano il ghiaccio e in quel momento mi rendo conto di essermi schiantato di faccia e ginocchio contro il muretto del palco.
Risultato: un ginocchio sanguinante, l'altro ginocchio sanguinante e gonfio come un pallone, una mano sanguinante, il collo sanguinante e gonfio, e finalmente scopro che quelle bricioline che sputavo erano in realtà pezzi di un molare.

Ma almeno abbiamo vinto.

E domani il corriere consegnerà il mio portafoglio!

30 giugno


Alle 13 mi fermo in direzione. Il corriere non è ancora passato, ma solitamente passa il pomeriggio.
Alle 16 mi fermo in direzione. Il corriere non è passato.
Chiamo il numero verde e mi dicono che la consegna a Vieste è assicurata in due giorni lavorativi, quindi il pacco sarà consegnato l'indomani. Una bestemmia accompagna la notizia, mi tocca essere povero anche questo giorno.

Pubblicità Progresso: il corriere di cui parlo è questo. Un altro corriere, ad esempio questo, in due giorni consegna a Kathmandu.

1 luglio


Alle 13 mi fermo in direzione. Il corriere non è ancora passato, ma solitamente passa il pomeriggio.
Alle 16 mi fermo in direzione. Il corriere non è passato.
Controllo sul sito del corriere: il mio pacco risulta in lavorazione a Foggia già dal giorno prima.
Richiamo il numero verde e mi dicono che la consegna a Vieste è "solitamente effettuata" in non meno di tre giorni lavorativi, e che è impossibile che qualcuno mi abbia detto che il pacco viene consegnato in due.
A questo punto, mi trasformo istantaneamente nel più convinto leghista che Gianfranco Miglio abbia mai sognato.
Comincio ad inveire contro la poverina signorina del Servizio Clienti, domandando se per caso il pacco avesse dovuto attraversare un qualche tipo di confine e se per caso fosse fermo in dogana o se la consegna venisse fatta in pedalò. Le spiego che un altro corriere (vedi sopra) in due giorni consegna a Kathmandu e la sua ditta non riesce nemmeno ad arrivare a Vieste, affermazione che mi frutta la seguente risposta: "beh la prossima volta usi quell'altro corriere, no?"
Mi si chiude la vena. Vedo tutto rosso. A questo punto,
Io : Signorina TNT = Vittorio Sgarbi : Trio Medusa
ricomincio ad urlare, le auguro il fallimento dell'azienda per cui lavora, quello del suo matrimonio e quello della sua intera esistenza.
Mi immagino la stronza che se la ride, con la cornetta del telefono tranquillamente appoggiata sul tavolo e la mia ira cresce ancora. Continuo ad urlare qualcosa per qualche altro minuto, poi chiudo il telefono.

Ho il fiatone, sudo, il ginocchio è gonfio e mi fa male, il collo è rigido, i maroni roteano e sono incazzato come una pantera, nonché ancora povero.

A questo punto, mi collego nuovamente al loro sito web e vedo il mio pacco ancora in lavorazione a Foggia. Con Tuttocittà calcolo il percorso Vieste - Foggia: un'ora e un quarto di auto. Superando ogni limite di velocità esistente sulle strade italiane, posso arrivarci in tempo, prima della chiusura. Logicamente, il numero della filiale di Foggia non c'è, c'è solo un fax.
Inspiro, mi tranquillizzo, richiamo il numero verde. Mi risponde un'altra signorina, con un nome improbabile, ma nettamente più gentile della sua collega. Propongo di andare a ritirare il pacco a Foggia.

Signorina: Si deve far fare una delega per il ritiro del pacco dal Villaggio Turistico.
Io: Signorina, non ha capito, il pacco è indirizzato a me PRESSO il Villaggio Turistico. Il pacco è mio. Non devo farmi nessuna delega.
Signorina: A me risulta indirizzato al Villaggio Turistico.
Io: Signorina, è indirizzato al villaggio perché io sono momentaneamente in questo villaggio, ma è destinato a me. Destinatario, indirizzo. Sono due cose diverse.
Signorina: Deve comunque farsi fare una delega al ritiro da parte del Villaggio Turistico.
Io: ...
Signorina: Su carta intestata.
Io: ...
Signorina: E deve presentarsi con un suo documento d'identità valido.
Io: Signorina, il documento è dentro al pacco...
Signorina: Senza documento d'identità valido non possiamo consegnare il pacco.
Io: Signorina, se posso andare a ritirare sto cazzo di pacco, posso estrarre il documento d'identità e
Signorina: Senza documento d'identità, niente pacco.
Io: ... ok, non si preoccupi. Mi può dare il numero di telefono della filiale di Foggia, così vado a prendermi il pacco?
Signorina: Con delega e documento d'identità
(continuo ad inspirare profondamente, col rischio di entrare in iperventilazione)
Io: Ovvio.
Signorina: Guardi, non posso darle il numero di telefono. Oltretutto, vedo che il pacco risulta in lavorazione, quindi potrebbe anche essere già stato caricato sul furgone e non essere più in filiale.
Io: Bene, signorina, se lei mi desse il numero di telefono, potrei capire se partire subito con la macchina e farmi sti benedetti 80 km prima che chiuda la filiale!
Signorina: Mi spiace, non posso darle il numero di telefono.
Io: ...
Signorina: Ma posso metterla in contatto con la filiale. Attenda in linea.
Io: Sì grazie signorina, molto gentile, molto gentile!
(attesa infinita, poi finalmente...)
Signorina: Mi scusi per l'attesa. In filiale non rispondono al telefono. Grazie per aver chiamato il Servizio Clienti di TNT.

2 luglio


Ho paura a chiedere in direzione.
Ma, finalmente, il pacco a mezzogiorno arriva.
Dopo SOLI 4 giorni, il corriere riesce a compiere il tragitto Modena-Vieste.
Dentro c'è tutto: portafoglio, carte di credito, Bancomat, contanti, monetine, documenti, preservativi scaduti da 5 anni, biglietti-ricordo di concerti e di partite, scontrini di bar...
Sono felice!
Nonostante il ginocchio gonfio, sono felice!
Sento che le mie ferie iniziano adesso!

4 luglio


Ore 6:30 di mattina.

Nano: Papi...
Io: ... zzz ...
Nano: Pà!
Io: ... zzz ...
Nano: Pà! Ho vomitato!
Io: ... zzz ... bene, tira l'acqua e torna a letto...
Nano: Non hai capito: ho vomitato di fianco al letto.

Morale: il Nano si becca non so quale virus gastro-intestinale.
Poco più tardi, scopro che il figlio di Manone e Cri ha vomitato tutta notte (SUL letto, a me è anche andata bene).
Poco prima dell'ora di cena, comincia a vomitare anche la Nana.

Vabbè.
Sento che le mie ferie inizieranno domani.

5 luglio


Nella notte, la figlia di Manone e Cri vomita come Linda Blair ne L'esorcista.
Vabbè, sento che domani inizieranno le ferie!

6 luglio


Che l'orrido cane di Manone e Cri abbia vomitato sul loro letto, durante la notte, mi importa veramente una sega.
Ma che sto cazzo di ginocchio si sia gonfiato ulteriormente e che mi faccia un male porco, beh, di quello sì che mi importa!  A metà mattina non lo piego più, il dolore è risalito lungo la gamba e nemmeno lo stato di ubriachezza che mi porto dietro ininterrottamente dal primo giorno riesce ad attenuarlo.
Prendo la macchina e vado al Pronto Soccorso.

Ora, l'ospedale di Vieste è una struttura moderna situata sulle colline nei dintorni della città, praticamente nel mezzo del nulla. Ed è completamente deserto.
Nonostante i vari cartelli (radiografia, emodialisi, tac, pronto soccorso, primo intervento, radioterapia ecc.) l'unica persona in tutta la struttura è un'infermiera (o almeno credo) all'interno di una stanzina "Accettazione turisti".
Poco dopo arriva un medico, probabilmente da casa, mi visita e la diagnosi è quella che mi aspettavo.

Accumulo di liquido nel ginocchio post traumatico, adesso spostatosi sul muscolo della gamba. Terapia: ginocchiera, antinfiammatori per cinque giorni e poi... farsi vedere da un ortopedico.

7 luglio


Vabbè, io mi sento che da oggi inizieranno veramente le ferie... ma cazzo, sono quasi finite!


P.S. per dimenticare le attuali vicissitudini, io e Manone stiamo attuando una forma di meditazione trascendentale di nostra concezione che, ad oggi, ha previsto l'impiego di quanto segue:
  • 5 bottiglie di Montenegro
  • 4 fusti di Heineken da 5 lt
  • 12 bottigliette di una birra di pessima qualità
  • 3 bottiglioni di Negramaro da 2 lt nelle sfide a Texas Hold Em in notturna, da utilizzarsi quando il Montenegro è finito
  • una media di una bottiglia e mezzo (a pasto) a scelta tra Negramaro, Primitivo, Falanghina e altri vini locali.
Del conto non fanno parte gli aperitivi e le birre prese nei vari bar.

martedì 30 giugno 2009

Ferie.

Ok, lo ammetto: scrivo da Vieste e il testo di questo post voleva essere semplicemente:

AHAHAHAHAHAHAH

Ma queste non sono ferie: questo è l'inferno sceso in terra (o salito in terra, a seconda di dove posizioniate l'inferno nel vostro immaginario).
E siamo solo al quarto giorno...

(il resoconto quando mi gireranno meno i maroni)

venerdì 19 giugno 2009

Imprinting

L'imprinting è un tipo di apprendimento molto particolare che avviene in alcuni animali nei primi istanti di vita. I piccoli appena nati riconoscono come madre il primo essere animato che si para davanti ai loro occhi appena usciti dall'uovo.
(fonte: wikipedia)

30 maggio di parecchi anni fa.
Quella sera, per la prima volta, aprii gli occhi sul mondo.
La prima cosa che mi si parò davanti agli occhi furono un'elegantissima maglia bianco-nera ed i marmorei polpacci di Bettega.
E quando uno nasce in questo modo, il suo destino è segnato.

1973

Madre ha la brillantissima idea di telefonare all'ostetrica alle 19 di sera (erano anni in cui le ostetriche visitavano a casa, c'erano ancora le mezze stagioni e si saltavano i fossi per la lunga. E comunque si stava meglio, anche se si stava peggio). "Ho sentito una strana sensazione", le dice. Dopo poco l'ostetrica arriva, dà un'occhiata e dice a Madre di correre in clinica, se non voleva perdere il bambino (io) mentre camminava.
Quindi Madre arriva in clinica ostetrica (erano anni in cui si partoriva ancora in casa o in cliniche ostetriche, oltre alle mezze stagioni, i fossi per la lunga e che si stava meglio eccetera eccetera) e il dottore, noto tifoso juventino, l'accoglie con una bestemmia.

Dottore: "Signora! Non poteva aspettare un paio d'ore? Deve partorire proprio adesso che sta iniziando la partita?"

Madre non può aspettare, dice l'ostetrica, è già dilatata di non so quanti centimetri e tra una bestemmia e l'altra, il dottore fa spostare la televisione in sala parto.
Inizia il parto, Madre non si accorge quasi di niente (nell'arco di 11 mesi ha sfornato due figli in modo completamente indolore, ci siamo impegnati crescendo perché recuperasse con gli interessi il dolore che non le abbiamo procurato durante il parto) finché, ad un certo punto, spunta la mia testa.
Il dottore butta un'occhiata alla televisione e una tra le gambe di Madre, uno sguardo alla partita e uno alla mia testa che fa capolino, finché dice a mia madre di spingere e...

PLOP

eccomi. Mi guardo intorno, con espressione un po' curiosa e un po' perplessa, ma non apro bocca. Non piango. Non emetto un fiato. Niente.
Il dottore mi guarda attentamente, sgrana gli occhi, apre la bocca e...

Dottore: NOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!
Madre: Dottore! Cos'è successo?
Dottore: OOOOMMMIOODDDIOOOOOOO NOOOOOOO!!!!
Madre: Dottore! Presto! Mi dica!!!
Dottore: Ha segnato l'Ajax!!!

E, in quel momento, spalanco la mia boccuccia e strillo con quanto fiato ho nei piccoli polmoncini.

Per la cronaca, quella sera la Juventus perdette la sua ennesima finale di Coppa Campioni.

Ecco, a questo punto potrei stare a tediarvi, raccontando di quando vincemmo la prima Coppa Campioni e di quanto piansi dalla gioia, nonostante la tragedia dell'Heysel (che comunque non compresi, quella sera).
O di quando la rivincemmo, ai rigori, 11 anni dopo (con mia moglie incinta costretta a rimanere chiusa in bagno, per scaramanzia), anche se si chiamava già Champions League.
Potrei raccontarvi di cosa vuol dire aspettare quel momento, quella coppa, per tutta una vita, da quando la vidi perdere appena nato.
Potrei provare ad esprimere cosa vuol dire la tensione prima della partita, lo stato di trance durante la partita, il sollievo e l'estati dopo la vittoria.
Potrei provare a raccontarvi cosa vuol dire guardare l'orologio ogni 12 secondi e accorgersi che il tempo scorre troppo lentamente quando la squadra avversaria è in attacco e di come letteralmente voli quando devi recuperare uno svantaggio.
Potrei dirvi che, quando la vostra squadra segna, tutto il resto non ha importanza. La moglie incinta che sta per partorire, un parente prossimo alla morte, Julia Roberts che ti telefona per dirti che vuole essere scopata brutalmente, Mike Bongiorno che ti telefona per dirti che hai appena vinto cinquecento milioni allegria!, un meteorite che sta per colpire la casa. Tutto questo passa in secondo piano.

E potrei anche dirvi che, quelle sere, sono state i due giorni più belli dela mia vita.
Ma mentirei. Perché la nascita dei miei figli non è stata certo da meno.

E poi ho visto vincere due mondiali! Ma questa è un'altra storia...

DISCLAIMER: questo post è un canto d'amore per il calcio. Il 99% delle donne non potrà capirlo: non è colpa vostra, è che siete cromosomicamente impossibilitate a capire cosa significhi l'importanza di questo sport.

sabato 30 maggio 2009

Messaggio subliminale





(tanti auguri a me, tanti auguri a me, tanti auguri feliciii... tanti auguuuri a meee)