Se dovete fare una cosa, qualsiasi cosa, c'è un modo corretto e tanti modi sbagliati.
Non esistono più modi corretti: il modo corretto è uno solo.
Anche se vi possono essere varie sfumature di errore, ad esempio un modo può essere più sbagliato di un altro, il modo corretto è e rimane sempre e solo uno.
Ad esempio, se dovete andare a fare il pieno all'automobile con il self service, dovete aprire il tappo del serbatoio, infilarvi dentro la pistola ed erogare il carburante. Questo è il modo corretto.
Aprire il finestrino, infilarvi dentro la pistola ed erogare il carburante sul cruscotto e sui sedili è il modo sbagliato.
Aprire il tappo del serbatoio, infilarvi dentro la pistola, erogare 30 euro di benzina senza piombo avendo un'auto diesel è comunque un modo sbagliato; indubbiamente meno grave dell'erogare 30 euro di benzina nell'abitacolo, ma non per questo corretto.
Ed è così in tutte le cose, è lampante.
C'è un modo corretto
e c'è un modo sbagliato.
Bianco e nero, non ci sono scale di grigi.
Prendete, ad esempio, il rotolo di carta igienica.
Ci sono due scuole di pensiero:
Scuola di pensiero A), secondo la quale il rotolo di carta igienica va montato nel portarotolo con il lembo di carta penzolante dal lato opposto al muro.
e Scuola di pensiero B), secondo la quale il rotolo di carta igienica va montato nel portarotolo con il lembo di carta penzolante dal lato del muro.
Non vi tengo sulle spine, vi dico subito che il modo A è il modo corretto, mentre il modo B è il modo sbagliato.
Senza se e senza ma.
Non voglio che mi crediate obbligatoriamente sulla parola, poiché non ho la supponenza di avere sempre ragione (anche se è un dato di fatto che io abbia sempre ragione): vi spiegherò quindi perché montare la carta igienica in un modo (come la monto io) è corretto e montarla nell'altro è sbagliato.
Partiamo dal presupposto che, di carta igienica, se ne usa qualche strappo per volta.
Se usate il rotolo intero, come fosse un tampone, beh, avete qualche serio problema e questo non è il luogo più adatto per risolverlo. Specialmente gratis.
Comunque.
Srotolare e strappare la carta igienica dal suo supporto sembra una cosa banale, in entrambi i casi: si deve afferrare il lembo sporgente, tirarlo verso il basso per srotolare la carta e quindi verso l'alto per strapparla.
Quelle che non tenete in considerazione, invece, sono le semplici leggi fisiche della meccanica classica.
Compiete il vostro gesto sbattendovene le palle della forza centrifuga, di quella centripeta, della Legge di Coriolis.
E accade quanto segue.
Montando correttamente il rotolo, la carta scorrerà e, tirando verso l'alto, si strapperà contro il supporto.
Montandolo invece nel modo B, quello sbagliato, quello che vi ostinate a fare, mannaggia a voi, la carta scorrerà e, per l'insieme delle forze e delle leggi che vi ho innanzi citato, continuerà a srotolarsi e ancora e ancora (vedi figura seguente), fino a quando il rotolo non sarà completamente finito: dieci piani di morbidezza srotolati sulle piastrelle del vostro cesso.
Ricapitolando:
c'è un modo corretto per montare il rotolo: il mio
e c'è un modo sbagliato: quello di MarshMellow.
La prossima volta spiegherò perché i tubetti di dentifricio si spremono dal fondo e non in mezzo.
P.S. per quelli che appoggiano il rotolo di carta igienica anziché montarlo nell'apposito supporto: il vostro metodo prevede l'utilizzo congiunto di due mani, il che, oltre ad essere uno spreco di energia e di polpastrelli, mi costringerebbe a manovre di contorsionismo con le ginocchia per non far scivolare il Rat Man che stavo leggendo dentro la tazza del cesso.
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venerdì 12 novembre 2010
venerdì 24 settembre 2010
Ricorda questo nome
Teresa, come la Beata Madre di Calcutta o come la vispa della filastrocca.
Lewis, come il figlio del vento Carl, o il comico Jerry, o il killer del rock n' roll Jerry Lee.
Ricorda questo nome.
Teresa Lewis.
Ricordate questo nome, sindaco di Modena e voi del Consiglio comunale.
Ricordate questo nome, giornalisti della Rai e di Mediaset, di Repubblica e del Corriere della Sera, di Sky e di La7 tutti i giornali italiani.
Ricordate questo nome, voi premi Nobel Shirin Ebadi, Jody Williams, Wole Soyinka.
Ricordate questo nome, Juliette Binoche e Mia Farrow e Bob Geldof.
Ricorda questo nome, Presidente Napolitano.
Ricordate questo nome, Frattini, Carfagna, Berlusconi.
Teresa Lewis.
Ricordate questo nome, voi che vi siete battuti e vi siete mobilitati e avete manifestato e avete protestato con Ahmadinejad affinché Sakineh non venisse uccisa.
Ricordate questo nome, voi.
Voi, che avete lasciato che Teresa Lewis venisse uccisa con iniezione letale.
Voi, che avete lasciato che Teresa Lewis venisse uccisa con iniezione letale per non irritare il vostro amico Obama.
Voi, che avete lasciato che Teresa Lewis, una persona con ritardo mentale, venisse uccisa con iniezione letale.
Voi, voi tutti, ma specialmente tu.
Tu.
Ricorda questo nome: Teresa Lewis.
Attenzione: se non avete visto "Dead man walking" e "Dancer in the dark", non premete play.
Guardate i film.
Lewis, come il figlio del vento Carl, o il comico Jerry, o il killer del rock n' roll Jerry Lee.
Ricorda questo nome.
Teresa Lewis.
Ricordate questo nome, sindaco di Modena e voi del Consiglio comunale.
Ricordate questo nome, giornalisti della Rai e di Mediaset, di Repubblica e del Corriere della Sera, di Sky e di La7 tutti i giornali italiani.
Ricordate questo nome, voi premi Nobel Shirin Ebadi, Jody Williams, Wole Soyinka.
Ricordate questo nome, Juliette Binoche e Mia Farrow e Bob Geldof.
Ricorda questo nome, Presidente Napolitano.
Ricordate questo nome, Frattini, Carfagna, Berlusconi.
Teresa Lewis.
Ricordate questo nome, voi che vi siete battuti e vi siete mobilitati e avete manifestato e avete protestato con Ahmadinejad affinché Sakineh non venisse uccisa.
Ricordate questo nome, voi.
Voi, che avete lasciato che Teresa Lewis venisse uccisa con iniezione letale.
Voi, che avete lasciato che Teresa Lewis venisse uccisa con iniezione letale per non irritare il vostro amico Obama.
Voi, che avete lasciato che Teresa Lewis, una persona con ritardo mentale, venisse uccisa con iniezione letale.
Voi, voi tutti, ma specialmente tu.
Tu.
Ricorda questo nome: Teresa Lewis.
Attenzione: se non avete visto "Dead man walking" e "Dancer in the dark", non premete play.
Guardate i film.
venerdì 16 aprile 2010
An l'era gnanc tant vêc!
(Hai sentito? È morto Raimondo Vianello! E dire che non era nemmeno tanto vecchio...)
(mia nonna, che ha tre anni di più)
martedì 5 gennaio 2010
Lezioni di vita - III
Non ringrazierò mai abbastanza la Montenegro S.r.l. di Zola Predosa (BO) per questo nettare prelibato.
Lezioni di vita - II
Puoi fare fesso un bambino di 11 anni.
Puoi fare fessa una donna.
Ma non puoi fare fessa una donnina di 11 anni.
Puoi fare fessa una donna.
Ma non puoi fare fessa una donnina di 11 anni.
lunedì 4 gennaio 2010
Un nuovo anno
Il freddo si è ripresentato in quel di Modena, insieme a qualche sporadico fiocco di neve.
Poca cosa, confronto alle temperature polari del weekend prenatalizio (-13°C, da quanto tempo non sentivo un freddo così in città?)!
Ah, che bello, quel freddo bastardo!
La neve che ricopriva ogni cosa e creava ingorghi spaventosi.
Il ghiaccio che causava incidenti a catena.
Il freddo che gelava il culo alla zingara seduta sotto al portico e le impediva di allungare verso di me le sue luride manacce sporche.
Il gelo che attanagliava le dita del violinista polacco piazzatosi, come sempre, sotto le finestre del mio ufficio (bravissimo, il violinista, per l'amor del cielo... se solo non suonasse per quattro ore al giorno la stessa, identica, tristissima melodia!).
E poi leggo sul giornale che, con questo freddo, le uova delle zanzare tigre dovrebbero essere morte. Eccazzo, finalmente una buona notizia! Cinque giorni di gelo assoluto e un'estate con poche zanzare tigre a rompere i coglioni! Certo, magari qualche barbone è morto congelato, ma vuoi mettere un'estate senza zanzare tigre?
E poi: Natale.
Mi sono subito impossessato del regalo della Nana (Wii Fit Plus) e mi sono deliziato per avevo perso un paio di chili. La tragedia è che alla sera di Santo Stefano ero ingrassato di 2,5 kg (come cazzo si fa a mettere su due chili e mezzo in due pasti?!?!)
E poi: Capodanno.
Ecco, pensavo di essere stato molto bravino, di aver bevuto pochino, giusto per festeggiare.
Ma, a ben pensarci... tornare a casa alle 5 e mettersi a stendere anziché andare a letto, può essere considerato sintomo di ubriachezza?
E poi: eccomi qui, di nuovo al lavoro, a fare un bilancio di un 2009 denso di cambiamenti (avevo scritto "pregno", ma ho cancellato il termine per scaramanzia), con la testa piena di buoni propositi per l'anno appena iniziato.
E con pochissime idee per scrivere un post decente.
Quindi, bando alle ciance: auguri a tutti, anche se in ritardo. E che il 2010 sia un anno pieno di
Poca cosa, confronto alle temperature polari del weekend prenatalizio (-13°C, da quanto tempo non sentivo un freddo così in città?)!
Ah, che bello, quel freddo bastardo!
La neve che ricopriva ogni cosa e creava ingorghi spaventosi.
Il ghiaccio che causava incidenti a catena.
Il freddo che gelava il culo alla zingara seduta sotto al portico e le impediva di allungare verso di me le sue luride manacce sporche.
Il gelo che attanagliava le dita del violinista polacco piazzatosi, come sempre, sotto le finestre del mio ufficio (bravissimo, il violinista, per l'amor del cielo... se solo non suonasse per quattro ore al giorno la stessa, identica, tristissima melodia!).
E poi leggo sul giornale che, con questo freddo, le uova delle zanzare tigre dovrebbero essere morte. Eccazzo, finalmente una buona notizia! Cinque giorni di gelo assoluto e un'estate con poche zanzare tigre a rompere i coglioni! Certo, magari qualche barbone è morto congelato, ma vuoi mettere un'estate senza zanzare tigre?
E poi: Natale.
Mi sono subito impossessato del regalo della Nana (Wii Fit Plus) e mi sono deliziato per avevo perso un paio di chili. La tragedia è che alla sera di Santo Stefano ero ingrassato di 2,5 kg (come cazzo si fa a mettere su due chili e mezzo in due pasti?!?!)
E poi: Capodanno.
Ecco, pensavo di essere stato molto bravino, di aver bevuto pochino, giusto per festeggiare.
Ma, a ben pensarci... tornare a casa alle 5 e mettersi a stendere anziché andare a letto, può essere considerato sintomo di ubriachezza?
E poi: eccomi qui, di nuovo al lavoro, a fare un bilancio di un 2009 denso di cambiamenti (avevo scritto "pregno", ma ho cancellato il termine per scaramanzia), con la testa piena di buoni propositi per l'anno appena iniziato.
E con pochissime idee per scrivere un post decente.
Quindi, bando alle ciance: auguri a tutti, anche se in ritardo. E che il 2010 sia un anno pieno di
venerdì 27 novembre 2009
sabato 14 novembre 2009
Il test dell'sms e del gelato
Qualche giorno fa ho letto un simpatico post in un blog ed i relativi commenti.
Poiché l'argomento aveva stuzzicato il mio interesse, ho deciso di realizzare un esperimento, utilizzando cavie umane per il mio studio.
L'esperimento consisteva nello svolgimento di una semplice azione: un soggetto A deve invitare un soggetto B a prendere un gelato.
Quelli che seguono sono gli esiti della sperimentazione:
TEST n. 1
Soggetto: Donna
Fattore di disturbo: Amica
Svolgimento: Donna deve invitare Uomo a prendere un gelato. Uomo accetterà.
Donna: Mi piacerebbe uscire con Uomo.
Amica: Dovrebbe essere lui ad invitarti!
Donna: Oddio! Secondo te perché non lo fa? Non gli piaccio?
Amica: Ma no, è impossibile che tu non gli piaccia!
Donna: Dici?
Amica: Sicuro! Forse è solo timido
Donna: Già, in effetti è così sensibile...
Amica: E carino
Donna: E dolce
Amica: Perché non glielo chiedi tu?
Donna: Oddio, dici che dovrei?
Amica: Sì, certo, perché no?
Donna: Mah, non so... non è che mi potrebbe credere una... insomma, una... hai capito?
Amica: Ma no, secondo me la cosa potrebbe anche lusingarlo.
Donna: Ne sei sicura?
Amica: Sì, vai, invitalo.
Donna: Oddio, e che gli scrivo?
Amica: Scrivigli: "Uomo, mi piaci tanto, mi piacerebbe uscire con te e"
Donna: MA SEI SCEMA?!?!
Amica: Stavo scherzando.
Donna: ok, ok, ci penso io.
Donna prende il cellulare, inizia a comporre il messaggio:
Donna: "Ciao Uomo, sono Donna. Avresti piacere di prendere un gelato insieme a me?"
Amica: mmm
Donna: Cosa?
Amica: Non va bene. La domanda presuppone la possibilità che Uomo possa non aver piacere nel prendere un gelato insieme a te.
Donna: Oddio! Dici che potrebbe non averne voglia?
Amica: Non ho detto ques
Donna: Potrei non piacergli?!?!
Amica: No, ho detto solo che hai posto la domanda nel modo sbagliato.
Donna: E cosa dovrei fare? Aiutami, sei la mia migliore amica!!!
Amica prende il cellulare di Donna ed inizia a comporre il messaggio:
Amica: "Ciao Uomo, sono Donna. Accetterei volentieri un tuo invito a prendere il gelato"
Donna: mmm
Amica: Che c'è?
Donna: Non è un po' troppo aggressivo?
Amica: In effetti...
Donna: E se lui pensasse...
Amica: Cosa?
Donna: Cioè, se lui pensasse che io mando questi sms a tutti, per farmi offrire il gelato? Non potrebbe pensare che io possa essere... ecco, insomma, hai capito, no?
Amica: Hai ragione, cancella
Donna: Uff, ma perché deve essere così difficile invitare fuori qualcuno?
Amica: Senti, ma perché non gli dici che ti piace?
Donna: Ma sei scema?!?! non lo deve sapere!
Amica: Dai, torniamo al messaggio.
Donna: Eh, meglio, dai
Amica: Tu vuoi che andiate a prendere un gelato insieme, giusto?
Donna: Sì, dovrebbe capire che la cosa mi farebbe piacere, ma non credere che io stia smaniando dalla voglia di uscire con lui. Cioè, deve sapere che mi è simpatico, magari intuire che potrebbe essere qualcosa più di un amico, ma non capire che mi piace da impazzire!
Amica: Certo, hai perfettamente ragione. Ma non è mica semplice, eh...
Donna: Uff, ma perché deve essere così difficile? Perché non si può dire semplicemente: "Ciao Uomo, sono Donna, stasera ti andrebbe di prendere un gelato?"
Amica: Ehi, torna a dire?
Donna: Cosa?
Amica: Quello che hai appena detto
Donna: Dovrebbe capire che la cosa mi farebbe piacere, ma non
Amica: No, non quello! Dopo!
Donna: "Ciao Uomo, sono Donna, stasera ti andrebbe di prendere un gelato?"
Amica: Insieme.
Donna: Cosa?
Amica: "Ciao Uomo, sono Donna, stasera ti andrebbe di prendere un gelato INSIEME?"
Donna: Giusto.
Amica: Già.
Donna: E dici che potrebbe funzionare?
Amica: Certo.
Donna: Non è che mi potrebbe scambiare per una... hai capito, no?
Amica: No, tranquilla
Donna scrive l'sms sul cellulare
Donna: Oddio, e se dice di no?
Amica: Non essere sciocca, non può resisterti!
Donna: Ne sei certa? No, perché se dovesse rifiutare, io
Amica: Non rifiuterà, fidati.
Donna: Ne sei sicura? Sicura sicura?
Amica: Vuoi inviare quel messaggio?
Donna: Aspetta, fammelo rileggere!
Amica: Se non lo mandi tu, lo mando io!
Donna: Ok, ok
Donna invia l'sms
Donna: Oddio, l'ho mandato!
Amica: Bene
Donna: No, che ho fatto? Avrei dovuto scrivere che
Amica: Va tutto bene!
Donna: Ma forse avrei dovuto dirgli che
Amica: Va tutto bene! Ormai è fatta!
Donna: Oddio, sono così agitata!
Amica: Tranquilla, andrà tutto bene.
Donna: ...
Amica: ...
Donna: Perché non risponde?
Amica: Da quanto l'hai mandato?
Donna: Quasi un minuto.
Amica: Forse non l'ha ancora letto.
Donna: ...
Amica: ...
Donna: E se stesse cercando di scaricarmi?
(tre ore dopo)
Donna: Ecco, lo sapevo, non gli piaccio!
Amica: Ma no, dai, forse non ha ancora visto il messaggio!
Donna: Ne sei sicura? Forse sta cercando le parole giuste per dirmi che non vuole uscire con me! Sai, è così sensibile, magari non vuole ferirmi...
Amica: Ma lui VUOLE uscire con te!
Donna: Come fai a dirlo?
Amica: Si vede! Da come ti guarda quando ti incontra, da come ti saluta...
Donna: Ma se mi dice solo ciao!
Amica: Sì, ma non hai visto come abbassa lo sguardo quando ti dice ciao? E il tono della voce?
Donna: Ah, l'hai notato anche te? Avevo avuto la stessa impressione, ma avevo paura di illudermi!
Amica: Sì, sì, si vede bene!
Donna: Oddio, mi sembra di sognare!
Trilla il cellulare. A Donna arriva il messaggio.
Donna: È LUI! È LUI!
Amica: Sì, sarà lui!!!
Donna: Oddio! Oddio!
Amica: Leggilo, dai!
Donna: No, non ce la faccio, leggilo tu!
Amica: Ok, c'è scritto... "Va bene, in gelateria alle 18"
Donna: VA BENE!
Amica: Va bene!
Donna: ODDIO!
Amica: Te l'avevo detto!
Donna: Alle 18!
Amica: Già!
Donna: Secondo te che voleva dire?
Amica: Per me è cotto.
Donna: Dici? Non ti sembra un po' freddo come messaggio?
Amica: Ma no, che dici? Lo sai anche tu che è timido!
Donna: Già, lo pensavo anche io.
Amica: Già.
Donna: Oddio, che emozione!
Amica: Sono contentissima.
Donna: E ora che mi metto?
Amica: Andiamo a comprare qualcosa!
Donna: E dalla parrucchiera!
Amica: E dall'estetista?
Donna: Corriamo!
TEST n. 2
Soggetto: Uomo
Fattore di disturbo: Amico
Svolgimento: Uomo deve invitare Donna a prendere un gelato. Donna accetterà.
Amico: Oh.
Uomo: Ehi.
Amico: Allora?
Uomo: Tutto ok.
Amico: Stasera sei in giro?
Uomo: Sì, aperitivo? Ah cazzo, no, dimenticavo... ho chiesto a Donna di andare a prendere un gelato.
Amico: Che ti ha detto?
Uomo porge il telefono ad Amico. Amico legge il messaggio.
Amico: "Va bene, in gelateria alle 18"
Uomo: Già.
Amico: mmm
Uomo: Cosa?
Amico: Te la dà.
Uomo: Dici?
Amico: Certo.
Uomo: Bene.
Amico: Lavatelo.
CONCLUSIONE
Da qualche parte doveva pure esserci l'esito di questo test comparato, ma è andato perduto tra il vino ed il Lagavulin di ieri notte.
Poiché l'argomento aveva stuzzicato il mio interesse, ho deciso di realizzare un esperimento, utilizzando cavie umane per il mio studio.
L'esperimento consisteva nello svolgimento di una semplice azione: un soggetto A deve invitare un soggetto B a prendere un gelato.
Quelli che seguono sono gli esiti della sperimentazione:
TEST n. 1
Soggetto: Donna
Fattore di disturbo: Amica
Svolgimento: Donna deve invitare Uomo a prendere un gelato. Uomo accetterà.
Donna: Mi piacerebbe uscire con Uomo.
Amica: Dovrebbe essere lui ad invitarti!
Donna: Oddio! Secondo te perché non lo fa? Non gli piaccio?
Amica: Ma no, è impossibile che tu non gli piaccia!
Donna: Dici?
Amica: Sicuro! Forse è solo timido
Donna: Già, in effetti è così sensibile...
Amica: E carino
Donna: E dolce
Amica: Perché non glielo chiedi tu?
Donna: Oddio, dici che dovrei?
Amica: Sì, certo, perché no?
Donna: Mah, non so... non è che mi potrebbe credere una... insomma, una... hai capito?
Amica: Ma no, secondo me la cosa potrebbe anche lusingarlo.
Donna: Ne sei sicura?
Amica: Sì, vai, invitalo.
Donna: Oddio, e che gli scrivo?
Amica: Scrivigli: "Uomo, mi piaci tanto, mi piacerebbe uscire con te e"
Donna: MA SEI SCEMA?!?!
Amica: Stavo scherzando.
Donna: ok, ok, ci penso io.
Donna prende il cellulare, inizia a comporre il messaggio:
Donna: "Ciao Uomo, sono Donna. Avresti piacere di prendere un gelato insieme a me?"
Amica: mmm
Donna: Cosa?
Amica: Non va bene. La domanda presuppone la possibilità che Uomo possa non aver piacere nel prendere un gelato insieme a te.
Donna: Oddio! Dici che potrebbe non averne voglia?
Amica: Non ho detto ques
Donna: Potrei non piacergli?!?!
Amica: No, ho detto solo che hai posto la domanda nel modo sbagliato.
Donna: E cosa dovrei fare? Aiutami, sei la mia migliore amica!!!
Amica prende il cellulare di Donna ed inizia a comporre il messaggio:
Amica: "Ciao Uomo, sono Donna. Accetterei volentieri un tuo invito a prendere il gelato"
Donna: mmm
Amica: Che c'è?
Donna: Non è un po' troppo aggressivo?
Amica: In effetti...
Donna: E se lui pensasse...
Amica: Cosa?
Donna: Cioè, se lui pensasse che io mando questi sms a tutti, per farmi offrire il gelato? Non potrebbe pensare che io possa essere... ecco, insomma, hai capito, no?
Amica: Hai ragione, cancella
Donna: Uff, ma perché deve essere così difficile invitare fuori qualcuno?
Amica: Senti, ma perché non gli dici che ti piace?
Donna: Ma sei scema?!?! non lo deve sapere!
Amica: Dai, torniamo al messaggio.
Donna: Eh, meglio, dai
Amica: Tu vuoi che andiate a prendere un gelato insieme, giusto?
Donna: Sì, dovrebbe capire che la cosa mi farebbe piacere, ma non credere che io stia smaniando dalla voglia di uscire con lui. Cioè, deve sapere che mi è simpatico, magari intuire che potrebbe essere qualcosa più di un amico, ma non capire che mi piace da impazzire!
Amica: Certo, hai perfettamente ragione. Ma non è mica semplice, eh...
Donna: Uff, ma perché deve essere così difficile? Perché non si può dire semplicemente: "Ciao Uomo, sono Donna, stasera ti andrebbe di prendere un gelato?"
Amica: Ehi, torna a dire?
Donna: Cosa?
Amica: Quello che hai appena detto
Donna: Dovrebbe capire che la cosa mi farebbe piacere, ma non
Amica: No, non quello! Dopo!
Donna: "Ciao Uomo, sono Donna, stasera ti andrebbe di prendere un gelato?"
Amica: Insieme.
Donna: Cosa?
Amica: "Ciao Uomo, sono Donna, stasera ti andrebbe di prendere un gelato INSIEME?"
Donna: Giusto.
Amica: Già.
Donna: E dici che potrebbe funzionare?
Amica: Certo.
Donna: Non è che mi potrebbe scambiare per una... hai capito, no?
Amica: No, tranquilla
Donna scrive l'sms sul cellulare
Donna: Oddio, e se dice di no?
Amica: Non essere sciocca, non può resisterti!
Donna: Ne sei certa? No, perché se dovesse rifiutare, io
Amica: Non rifiuterà, fidati.
Donna: Ne sei sicura? Sicura sicura?
Amica: Vuoi inviare quel messaggio?
Donna: Aspetta, fammelo rileggere!
Amica: Se non lo mandi tu, lo mando io!
Donna: Ok, ok
Donna invia l'sms
Donna: Oddio, l'ho mandato!
Amica: Bene
Donna: No, che ho fatto? Avrei dovuto scrivere che
Amica: Va tutto bene!
Donna: Ma forse avrei dovuto dirgli che
Amica: Va tutto bene! Ormai è fatta!
Donna: Oddio, sono così agitata!
Amica: Tranquilla, andrà tutto bene.
Donna: ...
Amica: ...
Donna: Perché non risponde?
Amica: Da quanto l'hai mandato?
Donna: Quasi un minuto.
Amica: Forse non l'ha ancora letto.
Donna: ...
Amica: ...
Donna: E se stesse cercando di scaricarmi?
(tre ore dopo)
Donna: Ecco, lo sapevo, non gli piaccio!
Amica: Ma no, dai, forse non ha ancora visto il messaggio!
Donna: Ne sei sicura? Forse sta cercando le parole giuste per dirmi che non vuole uscire con me! Sai, è così sensibile, magari non vuole ferirmi...
Amica: Ma lui VUOLE uscire con te!
Donna: Come fai a dirlo?
Amica: Si vede! Da come ti guarda quando ti incontra, da come ti saluta...
Donna: Ma se mi dice solo ciao!
Amica: Sì, ma non hai visto come abbassa lo sguardo quando ti dice ciao? E il tono della voce?
Donna: Ah, l'hai notato anche te? Avevo avuto la stessa impressione, ma avevo paura di illudermi!
Amica: Sì, sì, si vede bene!
Donna: Oddio, mi sembra di sognare!
Trilla il cellulare. A Donna arriva il messaggio.
Donna: È LUI! È LUI!
Amica: Sì, sarà lui!!!
Donna: Oddio! Oddio!
Amica: Leggilo, dai!
Donna: No, non ce la faccio, leggilo tu!
Amica: Ok, c'è scritto... "Va bene, in gelateria alle 18"
Donna: VA BENE!
Amica: Va bene!
Donna: ODDIO!
Amica: Te l'avevo detto!
Donna: Alle 18!
Amica: Già!
Donna: Secondo te che voleva dire?
Amica: Per me è cotto.
Donna: Dici? Non ti sembra un po' freddo come messaggio?
Amica: Ma no, che dici? Lo sai anche tu che è timido!
Donna: Già, lo pensavo anche io.
Amica: Già.
Donna: Oddio, che emozione!
Amica: Sono contentissima.
Donna: E ora che mi metto?
Amica: Andiamo a comprare qualcosa!
Donna: E dalla parrucchiera!
Amica: E dall'estetista?
Donna: Corriamo!
TEST n. 2
Soggetto: Uomo
Fattore di disturbo: Amico
Svolgimento: Uomo deve invitare Donna a prendere un gelato. Donna accetterà.
Amico: Oh.
Uomo: Ehi.
Amico: Allora?
Uomo: Tutto ok.
Amico: Stasera sei in giro?
Uomo: Sì, aperitivo? Ah cazzo, no, dimenticavo... ho chiesto a Donna di andare a prendere un gelato.
Amico: Che ti ha detto?
Uomo porge il telefono ad Amico. Amico legge il messaggio.
Amico: "Va bene, in gelateria alle 18"
Uomo: Già.
Amico: mmm
Uomo: Cosa?
Amico: Te la dà.
Uomo: Dici?
Amico: Certo.
Uomo: Bene.
Amico: Lavatelo.
CONCLUSIONE
Da qualche parte doveva pure esserci l'esito di questo test comparato, ma è andato perduto tra il vino ed il Lagavulin di ieri notte.
sabato 29 agosto 2009
Hangover
Esco dalla mia fase REM perché mi stanno praticando sesso orale.
Non voglio aprire gli occhi. Comunque, anche se volessi, non ci riuscirei.
Il più brutto hangover della mia vita: devo aver esagerato con la vodka, ieri sera.
Dove sono? Con chi cazzo sono???
Non ricordo niente. Devo concentrarmi, anche se non è facile, con una ragazza che si diletta sul mio pene.
Pensa, baroz, pensa.
Niente da fare, non ho la più pallida idea di come io abbia trascorso le ultime ore della mia vita.
Ok, tecnica inversa. Niente percorso a ritroso: cominciamo dal principio.
La serata inizia con l’aperitivo. Abbastanza selvaggio, ad essere sinceri. La barista cinese ci sa fare, con gli Spritz, e non ci metto molto a prenderla per il culo (solo metaforicamente, purtroppo) per la sua difficoltosa padronanza della lingua italiana.
(“Qin sa, che cazzo è quello? Non è uno spritz, stai facendo un pasticcio!”
“No, non è un pasticcio, il pasticcio è quel liquole flancese, questo è splitz”
“Eh? Liquole flancese?”
“Sì, il pasticcio!”
“Si chiama pastis, cazzo!”)
Comunque, quando arriviamo in pizzeria mi sono già portato avanti col lavoro.
Complice il caldo assassino, la pizza è accompagnata da parecchia birra e il caffè da un chilo di ghiaccio con abbondanti scaraffate di Montenegro.
Usciamo dalla pizzeria, barcollo ma non mollo e mi ritrovo nuovamente al bar, dove insegno alla barista che, nel vodka lemon, la parte di lemon è esclusivamente teorica.
E poi…
E poi…
“No, continua, non ti fermare”, sussurro, con gli occhi chiusi.
Ecco, i ricordi tornano, lentamente.
Ricordo che la barista voleva convincere me e i miei amici ad andare a lavorare per lei in Cina. A fare i puttani. Gli italiani prendono bene – dice – perché sono più dotati degli orientali. Tralascio i venti minuti di commenti, ricordo solo che i bicchieri venivano svuotati in sequenza. Poi…
Poi…
Ecco, poi qualcuno propone di andarcene dal bar. Io volevo andarmene a letto, invece insistono e io mi lascio convincere.
Una festa, ecco. Parlano di una festa.
Dev’essere alla festa che ho conosciuto questa ragazza.
Ecco, ricordo che entriamo in questo locale in riva al fiume, c’è un sacco di gente alla festa e…
Spalanco gli occhi con terrore.
C’era un sacco di gente, alla festa gay.
Non voglio aprire gli occhi. Comunque, anche se volessi, non ci riuscirei.
Il più brutto hangover della mia vita: devo aver esagerato con la vodka, ieri sera.
Dove sono? Con chi cazzo sono???
Non ricordo niente. Devo concentrarmi, anche se non è facile, con una ragazza che si diletta sul mio pene.
Pensa, baroz, pensa.
Niente da fare, non ho la più pallida idea di come io abbia trascorso le ultime ore della mia vita.
Ok, tecnica inversa. Niente percorso a ritroso: cominciamo dal principio.
La serata inizia con l’aperitivo. Abbastanza selvaggio, ad essere sinceri. La barista cinese ci sa fare, con gli Spritz, e non ci metto molto a prenderla per il culo (solo metaforicamente, purtroppo) per la sua difficoltosa padronanza della lingua italiana.
(“Qin sa, che cazzo è quello? Non è uno spritz, stai facendo un pasticcio!”
“No, non è un pasticcio, il pasticcio è quel liquole flancese, questo è splitz”
“Eh? Liquole flancese?”
“Sì, il pasticcio!”
“Si chiama pastis, cazzo!”)
Comunque, quando arriviamo in pizzeria mi sono già portato avanti col lavoro.
Complice il caldo assassino, la pizza è accompagnata da parecchia birra e il caffè da un chilo di ghiaccio con abbondanti scaraffate di Montenegro.
Usciamo dalla pizzeria, barcollo ma non mollo e mi ritrovo nuovamente al bar, dove insegno alla barista che, nel vodka lemon, la parte di lemon è esclusivamente teorica.
E poi…
E poi…
“No, continua, non ti fermare”, sussurro, con gli occhi chiusi.
Ecco, i ricordi tornano, lentamente.
Ricordo che la barista voleva convincere me e i miei amici ad andare a lavorare per lei in Cina. A fare i puttani. Gli italiani prendono bene – dice – perché sono più dotati degli orientali. Tralascio i venti minuti di commenti, ricordo solo che i bicchieri venivano svuotati in sequenza. Poi…
Poi…
Ecco, poi qualcuno propone di andarcene dal bar. Io volevo andarmene a letto, invece insistono e io mi lascio convincere.
Una festa, ecco. Parlano di una festa.
Dev’essere alla festa che ho conosciuto questa ragazza.
Ecco, ricordo che entriamo in questo locale in riva al fiume, c’è un sacco di gente alla festa e…
Spalanco gli occhi con terrore.
C’era un sacco di gente, alla festa gay.
venerdì 22 maggio 2009
Punto. A capo.
Volevo scrivere qualcosa di molto intelligente (come se mi fosse possibile), di emotivamente coinvolgente, di strappalacrime, di significativo... invece la farò breve.
Avete presente una storia che, tra alti e bassi (molti alti, molti bassi) (tipo montagne russe, insomma) (di quelle anche col giro della morte) (mai sopportati i luna park, io), va avanti da 7 anni?
7 anni, avete presente? 2.555 giorni + 2 degli anni bisestili?
Avete presente quanti sono? (il mio matrimonio, tanto per dire, è durato la metà)
Ecco, avete presente.
Avete presente quando finisce, no?
Come ci si sente?
E avete presente quanto suonino stupide, vuote ed anche sfottenti le frasi tipo: "Fa più male a me che a te", "Non ti voglio più vedere, anche se ti amo troppo", "Vorrei fosse andata diversamente" eccetera?
Avete presente quanto riteniate assurde queste frasi e dei luridi pezzi di merda, falsi e bugiardi le persone che le pronunciano?
Ecco, lasciateci almeno il beneficio del dubbio: a volte, quando lo diciamo, lo pensiamo veramente.
Avete presente una storia che, tra alti e bassi (molti alti, molti bassi) (tipo montagne russe, insomma) (di quelle anche col giro della morte) (mai sopportati i luna park, io), va avanti da 7 anni?
7 anni, avete presente? 2.555 giorni + 2 degli anni bisestili?
Avete presente quanti sono? (il mio matrimonio, tanto per dire, è durato la metà)
Ecco, avete presente.
Avete presente quando finisce, no?
Come ci si sente?
E avete presente quanto suonino stupide, vuote ed anche sfottenti le frasi tipo: "Fa più male a me che a te", "Non ti voglio più vedere, anche se ti amo troppo", "Vorrei fosse andata diversamente" eccetera?
Avete presente quanto riteniate assurde queste frasi e dei luridi pezzi di merda, falsi e bugiardi le persone che le pronunciano?
Ecco, lasciateci almeno il beneficio del dubbio: a volte, quando lo diciamo, lo pensiamo veramente.
martedì 12 maggio 2009
Profumo di fiori di tiglio / fa caldo ma qui si sta meglio
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
Ho pensato ai tigli che circondano la Pensione Manolita, a Rimini, dove passavo le vacanze estive con mia nonna. A quell’odore di nostalgia e di promesse non mantenute, a quella stamberga a conduzione familiare che mi sembrava una reggia, perché mia nonna non doveva preparare i pasti ma, per pochi giorni all’anno, dopo una vita trascorsa a servire gli altri (prima come domestica, da quando aveva dieci anni, prima della guerra; poi come moglie, per un marito che la amava, e come nuora, per una suocera che non la sopportava; poi come commessa in una pizzeria del centro; quindi come madre e infine come nonna), poteva sedersi a tavola e mangiare quello che un’altra persona aveva preparato (e poco importa se, invece, tutte le mattine rifaceva i letti e puliva la camera, perché sì, anche alla Pensione Manolita c’erano le cameriere, ma cazzo, godersi le ferie per intero proprio no!).
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
Ho pensato ai tigli di Rimini e a quelle vacanze con Davide e Andrea, due fratelli di Treviso, grandi promesse del calcio che ora, probabilmente, faranno i carrellisti in qualche azienda del nord-est; e io ero il più piccolo, e quando uscivo con loro mi sentivo figo perché erano più grandi di me; e noi tre, dicevo, passavamo tutto il tempo al bar della spiaggia, a spendere il 50% dei nostri soldi nel juke-box e le uniche canzoni che ascoltavamo erano Mia bocca, I love to love ed Electrica Salsa, ma soprattutto Nostalgia canaglia, che era orribile ma urlare a squarciagola CANAGLIA! a tempo di musica ci faceva sentire bene.
E ho pensato che l’altro 50% dei nostri soldi li spendevamo di sera in sala giochi e a volte si sperava che piovesse anche durante il giorno, così da poterci passare anche la mattina o il pomeriggio. E il tempo lo si passava a guardare quelli grandi che erano bravi a giocare ai giochi che ti piacevano e arrivavano sempre fino alla fine e con un gettone ci stavano anche delle mezz’ore buone. E qualcuno di questi grandi, ogni tanto, quando finiva la partita, prima di inserire il nuovo gettone, ti guardava, tu che eri più piccolo, con il tuo mucchiettino di gettoni nascosti nella mano, che agognavi di poter giocare a quel bellissimo platform che nella tua città non c’era, perché a Modena le sala giochi non c’erano e l’unica che c’era era frequentata da brutta gente, così ti dicevano i genitori e tu non ci credevi e ci andavi di nascosto, finché un tossico ha tirato fuori un coltello e ve l’ha puntato alla gola, a te e ad un tuo amico, e tu gli hai dato tutto quello che avevi, ben cinquemila lire, e invece il tuo amico gli ha dovuto dare anche la catenina d’oro e allora siete arrivati a casa e avete dovuto confessare di essere stati alla sala giochi, e sì, avevate ragione, mamma e papà, è un postaccio e non ci torno più. Insomma, al mare, invece, dove la sala giochi era un luogo anche per i ragazzini, ogni tanto c’era questo grande che ti guardava e ti chiedeva: “Vuoi giocare?”, e tu, con i tuoi gettoni in mano, sentivi la tua voce rispondere: “No no, stavo solo guardando…”. Perché, cazzo, quelli grandi si rispettavano.
E quando invece eri in sala giochi di mattina perché pioveva, e i grandi non c’erano perché erano ancora a letto, e il gioco era libero, e scambiavi tremila lire e ti piovevano in mano una dozzina di gettoni, almeno un paio d’ore di gioco, ecco, solo in quel momento ti mettevi a giocare. E, dopo cinque minuti, immancabilmente, entrava in sala gioco un grande, si appoggiava con una mano al cabinato dove stavi giocando tu, e tu continuavi a giocare, magari addirittura per un minuto intero, e poi capivi di aver tirato troppo la corda… e allora perdevi la partita, volontariamente. E i tuoi 11 gettoni erano lì, in pila, pronti per essere inseriti. Ma il grande ti chiedeva: “Giochi ancora?” e tu avresti voluto rispondere sì, cazzo, sì che gioco, ho ancora 11 gettoni e adesso tu aspetti come aspetto io quando ci sei tu a giocare, invece sentivi la tua voce rispondere: “No no, non ne ho più voglia…”. Perché, cazzo, quelli grandi si rispettavano.
E se anche avevi tutte le intenzioni di giocare un’altra partita, almeno una, cazzo! ho aspettato tanto, una la gioco, cascasse il mondo ma un’altra partita me la faccio, ecco, anche se avevi quest’intenzione, arrivava quello grande che diceva: “Adesso gioco io.” E la sua affermazione la capivi al volo. Adesso. Gioco. Io. Punto. Sì, si sentiva benissimo anche il punto in fondo alla frase, perché quella non era una richiesta, ma non era nemmeno un ordine: era una constatazione. Ma poi, cavolo, non ci sarebbe nemmeno stato bisogno del punto, in fondo alla frase, perché non ti saresti mai permesso di dire “no, ne faccio ancora un’altra”, perché, cazzo, quelli grandi si rispettavano.
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
cavolo, questo discorso della sala giochi mi ha fatto venire in mente che quell’anno ero biondo! Biondo?!? Beh, una via di mezzo tra l’arancione e il biondo, in realtà. Regalo della varicella che avevo avuto il mese prima, in una forma molto violenta, e poiché le papule mi erano venute anche in testa, a centinaia, e poiché le papule divennero vescicole, e le vescicole pustole, e le pustole infine si trasformarono in croste, e avevo un prurito infernale e non potevo grattarmi, il medico consigliò a mia nonna (sì, perché le malattie infettive le passavo a casa di mia nonna, perché mia madre non ne aveva mai avuta una, di malattie infettive) di farmi gli impacchi con acqua e amuchina, per ammorbidire le croste ed alleviare il prurito. E poiché mia nonna mi vuole bene, passava tutto il giorno e tutta la notte a farmi gli impacchi con acqua e amuchina e già che c’era ci aveva messo anche un po’ di acqua ossigenata e insomma, il risultato è che, dopo due settimane di impacchi, avevo una chioma degna di Jurgen Klinsmann ai tempi d’oro, la pantegana bionda di antica memoria.
Ah già, qual è il nesso con la sala giochi? ricordo che stavo guardando giocare un grande e, ad un certo punto, questo mi guardò e mi disse qualcosa. In tedesco. Io feci finta di niente, ma questo di nuovo, ricominciò a parlarmi in tedesco. Non capivo un cazzo di quello che diceva. Sorrisi ed annuii. Lui mi guardò, perplesso. Mi chiese qualcosa. Io sorrisi ancora. Poi mi domandò: “Deutsch?”. Sorrisi. Ritentò: “Tetesco?”. Allora capii. Arrossii e risposi: “No, italiano.” E lui: “Italiano piondo? mah…” A quel punto, mi prese per una spalla, mi attirò vicino a sé, io chiusi gli occhi, in attesa del suo pugno, invece mi mise davanti al videogame, mi lasciò la sua partita e se ne andò.
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
… a te, Brigitte. A quanto eri bella. Ai tuoi occhi azzurri, ai tuoi capelli biondi, con quel taglio così francese, su quel volto così francese, con quel naso così francese e quelle labbra carnose così francesi, e quanto cavolo eri francese, che non capivo una mazza di quello che dicevi, ma ero contento, perché tu eri più grande di me, avevi quasi 16 anni, questo l’avevo capito, ma passavamo le giornate in spiaggia insieme e anche la sera uscivamo insieme, perché tu non conoscevi nessuno e non parlavi l’italiano e allora uscivi con noi, e mi scompigliavi i capelli biondi e sorridevi e io ero innamoratissimo. E pensai che, così come la lingua ci separava, la musica ci avrebbe uniti: io ti insegnai Una canzone per te, tu mi insegnasti Alouette ed io pensai che era la più bella canzone d’amore che avessi mai sentito. E invece era una cazzo di stupidissima canzone per bambini. Ma tu eri bellissima e io ero innamoratissimo e stavamo sempre insieme, e io ero certo che avrei imparato il francese, e poi ci saremmo ritrovati l’estate dopo, e tu ti saresti innamorata di me, e lunedì sera andasti a letto con Andrea. Cazzo. In un solo istante, avevi distrutto il mio amore per te e la mia amicizia con Andrea. Ma, per fortuna, il giorno seguente Andrea e Davide tornarono a Treviso perché avevano un provino nella Primavera di una qualche squadra di Serie A. (Davide lo presero, Andrea no. Ahahah. Così impari.)
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
… ancora a te, Brigitte. A quanto eri bella. E che, quando Andrea ripartì, tutto fu di nuovo come prima. E arrivò mercoledì, e tu mi passavi una mano tra i capelli biondi e io ero sempre più innamorato di te. E arrivò giovedì, e tu mi passavi una mano tra i capelli e io ero sempre più innamorato di te. E arrivò venerdì, e arrivò anche Remo, con la sua bella moto rossa, e quando arrivò sabato trombaste sulla spiaggia.
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
… a te, Brigitte. E a quanto eri zoccola.
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
… ma perché cazzo non uso l’automobile, quando piove?
Ho pensato ai tigli che circondano la Pensione Manolita, a Rimini, dove passavo le vacanze estive con mia nonna. A quell’odore di nostalgia e di promesse non mantenute, a quella stamberga a conduzione familiare che mi sembrava una reggia, perché mia nonna non doveva preparare i pasti ma, per pochi giorni all’anno, dopo una vita trascorsa a servire gli altri (prima come domestica, da quando aveva dieci anni, prima della guerra; poi come moglie, per un marito che la amava, e come nuora, per una suocera che non la sopportava; poi come commessa in una pizzeria del centro; quindi come madre e infine come nonna), poteva sedersi a tavola e mangiare quello che un’altra persona aveva preparato (e poco importa se, invece, tutte le mattine rifaceva i letti e puliva la camera, perché sì, anche alla Pensione Manolita c’erano le cameriere, ma cazzo, godersi le ferie per intero proprio no!).
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
Ho pensato ai tigli di Rimini e a quelle vacanze con Davide e Andrea, due fratelli di Treviso, grandi promesse del calcio che ora, probabilmente, faranno i carrellisti in qualche azienda del nord-est; e io ero il più piccolo, e quando uscivo con loro mi sentivo figo perché erano più grandi di me; e noi tre, dicevo, passavamo tutto il tempo al bar della spiaggia, a spendere il 50% dei nostri soldi nel juke-box e le uniche canzoni che ascoltavamo erano Mia bocca, I love to love ed Electrica Salsa, ma soprattutto Nostalgia canaglia, che era orribile ma urlare a squarciagola CANAGLIA! a tempo di musica ci faceva sentire bene.
E ho pensato che l’altro 50% dei nostri soldi li spendevamo di sera in sala giochi e a volte si sperava che piovesse anche durante il giorno, così da poterci passare anche la mattina o il pomeriggio. E il tempo lo si passava a guardare quelli grandi che erano bravi a giocare ai giochi che ti piacevano e arrivavano sempre fino alla fine e con un gettone ci stavano anche delle mezz’ore buone. E qualcuno di questi grandi, ogni tanto, quando finiva la partita, prima di inserire il nuovo gettone, ti guardava, tu che eri più piccolo, con il tuo mucchiettino di gettoni nascosti nella mano, che agognavi di poter giocare a quel bellissimo platform che nella tua città non c’era, perché a Modena le sala giochi non c’erano e l’unica che c’era era frequentata da brutta gente, così ti dicevano i genitori e tu non ci credevi e ci andavi di nascosto, finché un tossico ha tirato fuori un coltello e ve l’ha puntato alla gola, a te e ad un tuo amico, e tu gli hai dato tutto quello che avevi, ben cinquemila lire, e invece il tuo amico gli ha dovuto dare anche la catenina d’oro e allora siete arrivati a casa e avete dovuto confessare di essere stati alla sala giochi, e sì, avevate ragione, mamma e papà, è un postaccio e non ci torno più. Insomma, al mare, invece, dove la sala giochi era un luogo anche per i ragazzini, ogni tanto c’era questo grande che ti guardava e ti chiedeva: “Vuoi giocare?”, e tu, con i tuoi gettoni in mano, sentivi la tua voce rispondere: “No no, stavo solo guardando…”. Perché, cazzo, quelli grandi si rispettavano.
E quando invece eri in sala giochi di mattina perché pioveva, e i grandi non c’erano perché erano ancora a letto, e il gioco era libero, e scambiavi tremila lire e ti piovevano in mano una dozzina di gettoni, almeno un paio d’ore di gioco, ecco, solo in quel momento ti mettevi a giocare. E, dopo cinque minuti, immancabilmente, entrava in sala gioco un grande, si appoggiava con una mano al cabinato dove stavi giocando tu, e tu continuavi a giocare, magari addirittura per un minuto intero, e poi capivi di aver tirato troppo la corda… e allora perdevi la partita, volontariamente. E i tuoi 11 gettoni erano lì, in pila, pronti per essere inseriti. Ma il grande ti chiedeva: “Giochi ancora?” e tu avresti voluto rispondere sì, cazzo, sì che gioco, ho ancora 11 gettoni e adesso tu aspetti come aspetto io quando ci sei tu a giocare, invece sentivi la tua voce rispondere: “No no, non ne ho più voglia…”. Perché, cazzo, quelli grandi si rispettavano.
E se anche avevi tutte le intenzioni di giocare un’altra partita, almeno una, cazzo! ho aspettato tanto, una la gioco, cascasse il mondo ma un’altra partita me la faccio, ecco, anche se avevi quest’intenzione, arrivava quello grande che diceva: “Adesso gioco io.” E la sua affermazione la capivi al volo. Adesso. Gioco. Io. Punto. Sì, si sentiva benissimo anche il punto in fondo alla frase, perché quella non era una richiesta, ma non era nemmeno un ordine: era una constatazione. Ma poi, cavolo, non ci sarebbe nemmeno stato bisogno del punto, in fondo alla frase, perché non ti saresti mai permesso di dire “no, ne faccio ancora un’altra”, perché, cazzo, quelli grandi si rispettavano.
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
cavolo, questo discorso della sala giochi mi ha fatto venire in mente che quell’anno ero biondo! Biondo?!? Beh, una via di mezzo tra l’arancione e il biondo, in realtà. Regalo della varicella che avevo avuto il mese prima, in una forma molto violenta, e poiché le papule mi erano venute anche in testa, a centinaia, e poiché le papule divennero vescicole, e le vescicole pustole, e le pustole infine si trasformarono in croste, e avevo un prurito infernale e non potevo grattarmi, il medico consigliò a mia nonna (sì, perché le malattie infettive le passavo a casa di mia nonna, perché mia madre non ne aveva mai avuta una, di malattie infettive) di farmi gli impacchi con acqua e amuchina, per ammorbidire le croste ed alleviare il prurito. E poiché mia nonna mi vuole bene, passava tutto il giorno e tutta la notte a farmi gli impacchi con acqua e amuchina e già che c’era ci aveva messo anche un po’ di acqua ossigenata e insomma, il risultato è che, dopo due settimane di impacchi, avevo una chioma degna di Jurgen Klinsmann ai tempi d’oro, la pantegana bionda di antica memoria.
Ah già, qual è il nesso con la sala giochi? ricordo che stavo guardando giocare un grande e, ad un certo punto, questo mi guardò e mi disse qualcosa. In tedesco. Io feci finta di niente, ma questo di nuovo, ricominciò a parlarmi in tedesco. Non capivo un cazzo di quello che diceva. Sorrisi ed annuii. Lui mi guardò, perplesso. Mi chiese qualcosa. Io sorrisi ancora. Poi mi domandò: “Deutsch?”. Sorrisi. Ritentò: “Tetesco?”. Allora capii. Arrossii e risposi: “No, italiano.” E lui: “Italiano piondo? mah…” A quel punto, mi prese per una spalla, mi attirò vicino a sé, io chiusi gli occhi, in attesa del suo pugno, invece mi mise davanti al videogame, mi lasciò la sua partita e se ne andò.
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
… a te, Brigitte. A quanto eri bella. Ai tuoi occhi azzurri, ai tuoi capelli biondi, con quel taglio così francese, su quel volto così francese, con quel naso così francese e quelle labbra carnose così francesi, e quanto cavolo eri francese, che non capivo una mazza di quello che dicevi, ma ero contento, perché tu eri più grande di me, avevi quasi 16 anni, questo l’avevo capito, ma passavamo le giornate in spiaggia insieme e anche la sera uscivamo insieme, perché tu non conoscevi nessuno e non parlavi l’italiano e allora uscivi con noi, e mi scompigliavi i capelli biondi e sorridevi e io ero innamoratissimo. E pensai che, così come la lingua ci separava, la musica ci avrebbe uniti: io ti insegnai Una canzone per te, tu mi insegnasti Alouette ed io pensai che era la più bella canzone d’amore che avessi mai sentito. E invece era una cazzo di stupidissima canzone per bambini. Ma tu eri bellissima e io ero innamoratissimo e stavamo sempre insieme, e io ero certo che avrei imparato il francese, e poi ci saremmo ritrovati l’estate dopo, e tu ti saresti innamorata di me, e lunedì sera andasti a letto con Andrea. Cazzo. In un solo istante, avevi distrutto il mio amore per te e la mia amicizia con Andrea. Ma, per fortuna, il giorno seguente Andrea e Davide tornarono a Treviso perché avevano un provino nella Primavera di una qualche squadra di Serie A. (Davide lo presero, Andrea no. Ahahah. Così impari.)
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
… ancora a te, Brigitte. A quanto eri bella. E che, quando Andrea ripartì, tutto fu di nuovo come prima. E arrivò mercoledì, e tu mi passavi una mano tra i capelli biondi e io ero sempre più innamorato di te. E arrivò giovedì, e tu mi passavi una mano tra i capelli e io ero sempre più innamorato di te. E arrivò venerdì, e arrivò anche Remo, con la sua bella moto rossa, e quando arrivò sabato trombaste sulla spiaggia.
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
… a te, Brigitte. E a quanto eri zoccola.
Questa sera, in moto, sotto la pioggia, mi sono inebriato del profumo dei tigli in fiore. E ho pensato…
… ma perché cazzo non uso l’automobile, quando piove?
venerdì 8 maggio 2009
27
Post serio.
Sono nato e cresciuto nella terra dei motori per antonomasia.
Alcuni dei ricordi più vivi di quando ero bambino sono le gare di Formula 1 cui assistevo, in montagna, con mio nonno.
In religioso silenzio, perché la gara era un rito, quando scattava il semaforo verde iniziava una funzione simil-religiosa cui bisognava assistere trattenendo il fiato. Certo, mio nonno iniziava a bestemmiare come un satanista quando un'automobile rossa si fermava ai margini della pista con il motore in fumo, o quando uno dei suoi piloti terminava anzitempo la corsa contro le barriere. Ma, fin da allora, avevo capito che quella macchina rossa, per noi modenesi, non rappresentava solo un evento sportivo.
Era un simbolo.
Dimostrava come eravamo riusciti a creare dal nulla, in una terra devastata dalla guerra, in una terra di contadini ed allevatori, un "qualcosa" di inimitabile che tutto il mondo ci invidiava.
Grazie a quell'Enzo Ferrari che così bene rappresentava quello che sono i modenesi: gente riservata ma allo stesso tempo molto aperta, entusiasta, genuina, che non si piega a compromessi, orgogliosa, testarda e a volte pure presuntuosa (se vogliamo chiamare presunzione la sicurezza nei propri mezzi, la fiducia nelle proprie capacità).
Ecco, guardando in religioso silenzio quelle automobili che sfrecciavano rumorosamente sulle piste di tutto il mondo, a volte vincendo ma molto più spesso perdendo, intuivo quel senso di appartenenza e di fratellanza che la Ferrari suscitava nelle persone che mi vivevano intorno.
Un giorno, ricordo, mio nonno mi portò a Maranello, dove costruiscono le Ferrari. Parcheggiò l'auto ai bordi della strada, fece pochi passi e mi prese sulle spalle. Intorno a me c'era un sacco di gente, poi sentii un suono furioso che andava aumentando velocemente. "Eccolo, eccolo!" gridò uno di fianco a me. Mio nonno mi fece segno con l'indice, seguii la direzione del suo dito e vidi sfrecciare davanti a me una di quelle vetture che avevo visto solo in televisione. Rossa, con il numero 27.
E poi passò, ripassò, passò ancora, e tutte le volte che passava davanti a noi, tutti urlavano, saltavano, agitavano le mani.
Finché quella macchina passò, per un'ultima volta, a velocità ridotta, e quel ragazzo con il casco ricambiava il saluto, agitando la mano.
Da quel giorno, seguii le corse con più attenzione. Non capivo nulla di automobili, ma capivo che quel ragazzo, che era in grado di creare tutto quell'amore nelle persone che esultavano ad ogni suo passaggio, che soffrivano con lui, perdevano con lui, vincevano con lui, doveva essere un ragazzo speciale. E la gente lo amava, come non aveva mai amato nessuno prima e come non amò mai nessuno dopo.
Lo vidi compiere imprese che, ancora oggi, sono ritenute straordinarie. Lo vidi correre con un alettone davanti alla faccia e poi correre senza alettone. Lo vidi correre con una gomma a terra, poi senza gomma, infine senza cerchione. Lo vidi correre con una scia di vetture che lo volevano superare, ma non ce la fecero, e quella volta lo vidi vincere, e lui era felicissimo, e mio nonno era felicissimo, ed io ero felicissimo. Lo vidi sbattere, molte volte, troppe volte, e lo vidi uscire sempre illeso dall'abitacolo. Lo vidi decollare, proprio come un angelo, atterrare tra la folla e seminare morte, ma non poteva essere colpa sua, ne ero sicuro, perché tutti continuavano ad amarlo.
E poi, un sabato, stavo guardando la televisione, non ricordo cosa, quando apparve un messaggio in sovrimpressione, che diceva che avevi avuto un incidente, ed eri stato portato via in elicottero, ed eri in coma. E, poco dopo, eri morto.
Era un sabato di maggio, sei decollato, proprio come un angelo, ma quel giorno la morte ti ha reclamato.
Quel giorno ho pianto.
Ero solo un bambino, ma ti ho amato tanto, Gilles.
27 anni fa, nella clinica universitaria di Lovanio, dopo un terribile incidente durante le prove del Gran Premio di Zolder, si spegneva Gilles Villeneuve, il più veloce, il più amato pilota di tutti i tempi.
Il mio passato è pieno di dolore e di tristi ricordi: mio padre, mia madre, mio fratello e mio figlio. Ora quando mi guardo indietro vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve. Io gli volevo bene. (Enzo Ferrari)
Sono nato e cresciuto nella terra dei motori per antonomasia.
Alcuni dei ricordi più vivi di quando ero bambino sono le gare di Formula 1 cui assistevo, in montagna, con mio nonno.
In religioso silenzio, perché la gara era un rito, quando scattava il semaforo verde iniziava una funzione simil-religiosa cui bisognava assistere trattenendo il fiato. Certo, mio nonno iniziava a bestemmiare come un satanista quando un'automobile rossa si fermava ai margini della pista con il motore in fumo, o quando uno dei suoi piloti terminava anzitempo la corsa contro le barriere. Ma, fin da allora, avevo capito che quella macchina rossa, per noi modenesi, non rappresentava solo un evento sportivo.
Era un simbolo.
Dimostrava come eravamo riusciti a creare dal nulla, in una terra devastata dalla guerra, in una terra di contadini ed allevatori, un "qualcosa" di inimitabile che tutto il mondo ci invidiava.
Grazie a quell'Enzo Ferrari che così bene rappresentava quello che sono i modenesi: gente riservata ma allo stesso tempo molto aperta, entusiasta, genuina, che non si piega a compromessi, orgogliosa, testarda e a volte pure presuntuosa (se vogliamo chiamare presunzione la sicurezza nei propri mezzi, la fiducia nelle proprie capacità).
Ecco, guardando in religioso silenzio quelle automobili che sfrecciavano rumorosamente sulle piste di tutto il mondo, a volte vincendo ma molto più spesso perdendo, intuivo quel senso di appartenenza e di fratellanza che la Ferrari suscitava nelle persone che mi vivevano intorno.
Un giorno, ricordo, mio nonno mi portò a Maranello, dove costruiscono le Ferrari. Parcheggiò l'auto ai bordi della strada, fece pochi passi e mi prese sulle spalle. Intorno a me c'era un sacco di gente, poi sentii un suono furioso che andava aumentando velocemente. "Eccolo, eccolo!" gridò uno di fianco a me. Mio nonno mi fece segno con l'indice, seguii la direzione del suo dito e vidi sfrecciare davanti a me una di quelle vetture che avevo visto solo in televisione. Rossa, con il numero 27.
E poi passò, ripassò, passò ancora, e tutte le volte che passava davanti a noi, tutti urlavano, saltavano, agitavano le mani.
Finché quella macchina passò, per un'ultima volta, a velocità ridotta, e quel ragazzo con il casco ricambiava il saluto, agitando la mano.
Da quel giorno, seguii le corse con più attenzione. Non capivo nulla di automobili, ma capivo che quel ragazzo, che era in grado di creare tutto quell'amore nelle persone che esultavano ad ogni suo passaggio, che soffrivano con lui, perdevano con lui, vincevano con lui, doveva essere un ragazzo speciale. E la gente lo amava, come non aveva mai amato nessuno prima e come non amò mai nessuno dopo.
Lo vidi compiere imprese che, ancora oggi, sono ritenute straordinarie. Lo vidi correre con un alettone davanti alla faccia e poi correre senza alettone. Lo vidi correre con una gomma a terra, poi senza gomma, infine senza cerchione. Lo vidi correre con una scia di vetture che lo volevano superare, ma non ce la fecero, e quella volta lo vidi vincere, e lui era felicissimo, e mio nonno era felicissimo, ed io ero felicissimo. Lo vidi sbattere, molte volte, troppe volte, e lo vidi uscire sempre illeso dall'abitacolo. Lo vidi decollare, proprio come un angelo, atterrare tra la folla e seminare morte, ma non poteva essere colpa sua, ne ero sicuro, perché tutti continuavano ad amarlo.
E poi, un sabato, stavo guardando la televisione, non ricordo cosa, quando apparve un messaggio in sovrimpressione, che diceva che avevi avuto un incidente, ed eri stato portato via in elicottero, ed eri in coma. E, poco dopo, eri morto.
Era un sabato di maggio, sei decollato, proprio come un angelo, ma quel giorno la morte ti ha reclamato.
Quel giorno ho pianto.
Ero solo un bambino, ma ti ho amato tanto, Gilles.
27 anni fa, nella clinica universitaria di Lovanio, dopo un terribile incidente durante le prove del Gran Premio di Zolder, si spegneva Gilles Villeneuve, il più veloce, il più amato pilota di tutti i tempi.
Il mio passato è pieno di dolore e di tristi ricordi: mio padre, mia madre, mio fratello e mio figlio. Ora quando mi guardo indietro vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve. Io gli volevo bene. (Enzo Ferrari)
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mercoledì 6 maggio 2009
Volevo scrivere un post...
… lo giuro, avevo una sincera intenzione di scrivere un post, ritagliarmi un po’ di tempo in mezzo al casino in ufficio da dedicare a me stesso (tra un’occhiata e Facebook e una cazzata su qualche forum).
Avevo anche pronto l’argomento. Che di argomenti me ne vengono in mente a bizzeffe, con idee brillanti e collegamenti fluidi tra una frase e l’altra, e sì, insomma, sarebbero proprio dei bei post… ma di solito mi vengono in mente quando sono in moto, e quando arrivo a casa, in ufficio, in un qualsiasi posto dove buttare giù qualche brandello del post interessante, mi sono già scordato tutto.
Invece no, oggi avevo proprio l’intenzione di scriverlo, sto benedetto post. Subito dopo pranzo, appena rientro in ufficio, mi sono detto.
Ma mentre stavo andando a pranzo ho incontrato un amico, davanti ad un’enoteca, che non vedevo da parecchio tempo. Andare a trovare le persone in carcere non mi piace, quindi era da un po’ che non lo vedevo (anche se in gattabuia ci è rimasto solo una ventina di giorni, il resto sono stati domiciliari) (ma non è del bandito che voglio parlare, no, di lui racconterò un’altra volta).
Dicevo, l’ho incontrato davanti ad un’enoteca e… insomma, per farla breve, ho questa mezza sbronza addosso da cinque ore, e non mi riesce di scrivere nulla di sensato.
Meno male che si avvicina l’ora dell’aperitivo.
Avevo anche pronto l’argomento. Che di argomenti me ne vengono in mente a bizzeffe, con idee brillanti e collegamenti fluidi tra una frase e l’altra, e sì, insomma, sarebbero proprio dei bei post… ma di solito mi vengono in mente quando sono in moto, e quando arrivo a casa, in ufficio, in un qualsiasi posto dove buttare giù qualche brandello del post interessante, mi sono già scordato tutto.
Invece no, oggi avevo proprio l’intenzione di scriverlo, sto benedetto post. Subito dopo pranzo, appena rientro in ufficio, mi sono detto.
Ma mentre stavo andando a pranzo ho incontrato un amico, davanti ad un’enoteca, che non vedevo da parecchio tempo. Andare a trovare le persone in carcere non mi piace, quindi era da un po’ che non lo vedevo (anche se in gattabuia ci è rimasto solo una ventina di giorni, il resto sono stati domiciliari) (ma non è del bandito che voglio parlare, no, di lui racconterò un’altra volta).
Dicevo, l’ho incontrato davanti ad un’enoteca e… insomma, per farla breve, ho questa mezza sbronza addosso da cinque ore, e non mi riesce di scrivere nulla di sensato.
Meno male che si avvicina l’ora dell’aperitivo.
venerdì 27 marzo 2009
AAA Cercasi acquario con bilancia, astenersi perditempo
Premetto che non credo negli oroscopi e nemmeno mi interessano. Conosco il mio segno zodiacale (sono dei Gemelli), quello dei miei parenti più stretti (genitori e sorella), quello dei miei figli e stop.
Non ho mai partecipato a conversazioni sui segni zodiacali, anzi ho sempre odiato profondamente gli approcci in discoteca che, solitamente, si svolgevano in diversi modi:
Dialogo 1
Io: Ciao.
Lei: Ciao! Che segno sei?
Io: Boh, non mi interesso di segni zodiacali.
Lei: Addio.
Io: …
Dialogo 2
Io: Ciao.
Lei: Ciao! Che segno sei?
Io: Gemelli!
Lei: Ah mi dispiace, i gemelli sono inaffidabili. Addio.
Io: …
Dialogo 3
Io: Ciao. Come ti chiami?
Lei: Isabella e sono dell’acquario. Tu?
Io: Sono dei gem— del sagittario.
Lei: Bel segno! Ascendente?
Io: Eh?
Lei: Addio.
Io: …
Dialogo 4
Io: Ciao. Come ti chiami?
Lei: Isabella e sono dell’acquario. Tu?
Io: Sono dei pesci! Siamo fatti l’uno per l’altra! ahrahrahr
Lei: Addio.
Io: …
Dialogo 5
Io: Ciao. Mi chiamo xxxxxx e sono scorpione. tu?
Lei: Ciao! Mi chiamo Isabella e sono vergine!
Io: Ma vah! Non ci credo! E il sesso orale?
Lei: Addio.
Io: …
Dialogo 6
Io: Ciao.
Lei: Ciao! Mi chiamo Isabella e sono dell’Ariete! E tu?
Io: Gemelli.
Lei: Wow, un segno d’aria! Mi piacciono i gemelli! Sono creativi! Ascendente?
Io: Acquario.
Lei: Fantastico! Un’accoppiata fenomenale! Hai la luna in trigono con Urano e Nettuno, lo sapevi?
Io: Certo, come no!
Lei: E nell’oroscopo cinese che segno sei?
Io: Topo.
Lei: Bello!
Io: Già.
Lei: …
Io: Ti interessa anche sapere quanti peli ho sul culo?
Dialogo 7
Io: Ciao. Mi chiamo xxxxxx, sono dei Gemelli, ascendente Acquario, con luna in trigono con Urano e Nettuno, Topo nell’oroscopo cinese.
Lei: Mi dispiace, non mi interessano gli oroscopi…
Io: …
Dialogo 8
Lei: Ciao!
Io: Vaffanculo.
E’ evidente che il disinteresse che nutro per l’astrologia ha ostacolato i miei rapporti con il gentil sesso, ma non è questo il succo del discorso.
Il fatto è che potrebbe anche essere interessante o divertente, se ci si limitasse allo studio della personalità. Ad esempio, io mi ritrovo molto nella descrizione dei Gemelli, anche se trovo assurdo pensare che possiamo avere tutti caratteristiche fisiche e caratteriali dipendenti esclusivamente dalla nostra data di nascita, e non, che so, dall’estrazione socio-culturale o dalle esperienze pregresse.
E’ invece inconcepibile che ci sia gente disposta a credere, e spesso a fidarsi ciecamente, delle predizioni di sedicenti astrologi, sulla base della posizione degli astri all’interno della volta celeste.
Comunque, vedo che su Facebook, in questo momento, i segni zodiacali stanno andando molto di moda; la maggior parte delle persone che conosco ha inserito nel proprio profilo la foto del proprio segno zodiacale, una descrizione delle caratteristiche e il partner ideale.
Ecco, è quest’ultima cosa che mi ha incuriosito. Allora ho controllato i partner ideali per ogni segno zodiacale. Sono partito dai partner ideali dei maschi:
quindi mi sono concentrato sui partner ideali per le femmine:
Logica vorrebbe che, ad ogni affinità maschio -> femmina, corrispondesse un’analoga affinità femmina -> maschio, come accade, ad esempio, tra Vergine maschio e Toro femmina (anche se sembrerebbe più naturale un’affinità tra maschio toro e femmina vergine, ma non voglio essere troppo pignolo).
In realtà, le cose non sono così chiare, poiché, ad esempio, il Cancro femmina si trova bene con il Pesci maschio, ma questi non ricambia, preferendo un Ariete femmina. Contorto? Lo schemino chiarirà meglio:
E’ evidente che il Sagittario ha una relazione corrisposta con l’Ariete e, nel contempo, può ripiegare sul Capricorno (o farne la sua amante); ma non ha tanto da gioire, perché anch’egli può diventare cornuto, poiché l’Ariete lo tradirà con il Pesci. La donna Cancro, invece, si attacca; da ciò si deduce che le donne nate dal 22 giugno al 22 luglio devono essere dei cessi mostruosi.
L’elaborazione delle affinità tra segni zodiacali continua con un’altra ammucchiatona:
nel quale il Cancro fa la parte del leone (non zodiacale), avendo una relazione corrisposta con una Pesce e potendo fare della Scorpione la sua amante. Il Leone e il Toro invece fanno la parte del pirla, poiché non li caga nessuno e, probabilmente, intrecceranno presto una relazione omosessuale.
La massima soddisfazione, tuttavia, l’ha data la Mega-Ammucchiatona zodiacale:
dove è evidente che: lo Scorpione sarà dedito all’autoerotismo per il resto della sua vita; la donna Vergine è tale di nome e di fatto; la donna Sagittario, particolarmente zoccola, salterà dal letto dell’Ariete a quello del Capricorno ma si struggerà d’amore per l’Acquario; e che, soprattutto, il Gemelli si toglierà le sue belle soddisfazioni: la Bilancia gli darà stabilità, l’Acquario sesso & passione.
Non ho mai partecipato a conversazioni sui segni zodiacali, anzi ho sempre odiato profondamente gli approcci in discoteca che, solitamente, si svolgevano in diversi modi:
Dialogo 1
Io: Ciao.
Lei: Ciao! Che segno sei?
Io: Boh, non mi interesso di segni zodiacali.
Lei: Addio.
Io: …
Dialogo 2
Io: Ciao.
Lei: Ciao! Che segno sei?
Io: Gemelli!
Lei: Ah mi dispiace, i gemelli sono inaffidabili. Addio.
Io: …
Dialogo 3
Io: Ciao. Come ti chiami?
Lei: Isabella e sono dell’acquario. Tu?
Io: Sono dei gem— del sagittario.
Lei: Bel segno! Ascendente?
Io: Eh?
Lei: Addio.
Io: …
Dialogo 4
Io: Ciao. Come ti chiami?
Lei: Isabella e sono dell’acquario. Tu?
Io: Sono dei pesci! Siamo fatti l’uno per l’altra! ahrahrahr
Lei: Addio.
Io: …
Dialogo 5
Io: Ciao. Mi chiamo xxxxxx e sono scorpione. tu?
Lei: Ciao! Mi chiamo Isabella e sono vergine!
Io: Ma vah! Non ci credo! E il sesso orale?
Lei: Addio.
Io: …
Dialogo 6
Io: Ciao.
Lei: Ciao! Mi chiamo Isabella e sono dell’Ariete! E tu?
Io: Gemelli.
Lei: Wow, un segno d’aria! Mi piacciono i gemelli! Sono creativi! Ascendente?
Io: Acquario.
Lei: Fantastico! Un’accoppiata fenomenale! Hai la luna in trigono con Urano e Nettuno, lo sapevi?
Io: Certo, come no!
Lei: E nell’oroscopo cinese che segno sei?
Io: Topo.
Lei: Bello!
Io: Già.
Lei: …
Io: Ti interessa anche sapere quanti peli ho sul culo?
Dialogo 7
Io: Ciao. Mi chiamo xxxxxx, sono dei Gemelli, ascendente Acquario, con luna in trigono con Urano e Nettuno, Topo nell’oroscopo cinese.
Lei: Mi dispiace, non mi interessano gli oroscopi…
Io: …
Dialogo 8
Lei: Ciao!
Io: Vaffanculo.
E’ evidente che il disinteresse che nutro per l’astrologia ha ostacolato i miei rapporti con il gentil sesso, ma non è questo il succo del discorso.
Il fatto è che potrebbe anche essere interessante o divertente, se ci si limitasse allo studio della personalità. Ad esempio, io mi ritrovo molto nella descrizione dei Gemelli, anche se trovo assurdo pensare che possiamo avere tutti caratteristiche fisiche e caratteriali dipendenti esclusivamente dalla nostra data di nascita, e non, che so, dall’estrazione socio-culturale o dalle esperienze pregresse.
E’ invece inconcepibile che ci sia gente disposta a credere, e spesso a fidarsi ciecamente, delle predizioni di sedicenti astrologi, sulla base della posizione degli astri all’interno della volta celeste.
Comunque, vedo che su Facebook, in questo momento, i segni zodiacali stanno andando molto di moda; la maggior parte delle persone che conosco ha inserito nel proprio profilo la foto del proprio segno zodiacale, una descrizione delle caratteristiche e il partner ideale.
Ecco, è quest’ultima cosa che mi ha incuriosito. Allora ho controllato i partner ideali per ogni segno zodiacale. Sono partito dai partner ideali dei maschi:
quindi mi sono concentrato sui partner ideali per le femmine:
Logica vorrebbe che, ad ogni affinità maschio -> femmina, corrispondesse un’analoga affinità femmina -> maschio, come accade, ad esempio, tra Vergine maschio e Toro femmina (anche se sembrerebbe più naturale un’affinità tra maschio toro e femmina vergine, ma non voglio essere troppo pignolo).
In realtà, le cose non sono così chiare, poiché, ad esempio, il Cancro femmina si trova bene con il Pesci maschio, ma questi non ricambia, preferendo un Ariete femmina. Contorto? Lo schemino chiarirà meglio:
E’ evidente che il Sagittario ha una relazione corrisposta con l’Ariete e, nel contempo, può ripiegare sul Capricorno (o farne la sua amante); ma non ha tanto da gioire, perché anch’egli può diventare cornuto, poiché l’Ariete lo tradirà con il Pesci. La donna Cancro, invece, si attacca; da ciò si deduce che le donne nate dal 22 giugno al 22 luglio devono essere dei cessi mostruosi.
L’elaborazione delle affinità tra segni zodiacali continua con un’altra ammucchiatona:
nel quale il Cancro fa la parte del leone (non zodiacale), avendo una relazione corrisposta con una Pesce e potendo fare della Scorpione la sua amante. Il Leone e il Toro invece fanno la parte del pirla, poiché non li caga nessuno e, probabilmente, intrecceranno presto una relazione omosessuale.
La massima soddisfazione, tuttavia, l’ha data la Mega-Ammucchiatona zodiacale:
dove è evidente che: lo Scorpione sarà dedito all’autoerotismo per il resto della sua vita; la donna Vergine è tale di nome e di fatto; la donna Sagittario, particolarmente zoccola, salterà dal letto dell’Ariete a quello del Capricorno ma si struggerà d’amore per l’Acquario; e che, soprattutto, il Gemelli si toglierà le sue belle soddisfazioni: la Bilancia gli darà stabilità, l’Acquario sesso & passione.
lunedì 23 marzo 2009
Le bozze
La funzione Salva bozza è la morte della maggior parte dei blog.
In quattro mesi su Wordpress ho pubblicato 8 articoli e, nelle bozze, ne avevo 11 (il più vecchio è del 9 ottobre).
Tra altri quattro mesi, probabilmente avrò pubblicato 16 articoli e si saranno accumulate 22 bozze che non vedranno mai la luce.
Bozze di interventi, alcuni dei quali praticamente pronti, che spaziano dall’economia (il più vecchio, scritto in concomitanza con lo scoppio della grande crisi finanziaria ed il fallimento della Premiata Ditta F.lli Lehman) al Superenalotto, dall’accoppiata clima&politica (Piove, governo ladro!) ad un intervento serio sul caso Englaro (ho poi preferito ripiegare sul non dire niente, dato che c’è già troppa gente che parla e sparla sull’argomento).
Tra qualche tempo, scriverò solo bozze e non pubblicherò più niente.
Poco male, direte voi.
Avete ragione.
P.S. Voglio un Salva bozze anche nella vita reale.
P.P.S. Cazzarola. Il Salva bozze, su Splinder, è solo a pagamento!
In quattro mesi su Wordpress ho pubblicato 8 articoli e, nelle bozze, ne avevo 11 (il più vecchio è del 9 ottobre).
Tra altri quattro mesi, probabilmente avrò pubblicato 16 articoli e si saranno accumulate 22 bozze che non vedranno mai la luce.
Bozze di interventi, alcuni dei quali praticamente pronti, che spaziano dall’economia (il più vecchio, scritto in concomitanza con lo scoppio della grande crisi finanziaria ed il fallimento della Premiata Ditta F.lli Lehman) al Superenalotto, dall’accoppiata clima&politica (Piove, governo ladro!) ad un intervento serio sul caso Englaro (ho poi preferito ripiegare sul non dire niente, dato che c’è già troppa gente che parla e sparla sull’argomento).
Tra qualche tempo, scriverò solo bozze e non pubblicherò più niente.
Poco male, direte voi.
Avete ragione.
P.S. Voglio un Salva bozze anche nella vita reale.
P.P.S. Cazzarola. Il Salva bozze, su Splinder, è solo a pagamento!
Da grande
Stavo cercando di svuotare il garage di mia nonna quando mi è caduto l’occhio su uno scatolone: conteneva quaderni, compiti, disegni di quando ero piccolo, delle elementari e delle medie.
Ed è così che mi è capitato in mano un compito di prima media:
Cosa vuoi fare da grande
Proprio non ricordo se un titolo del genere, a 11 anni, mi aveva trasmesso ansia (se me lo chiedessero adesso, sarei pieno di ansia - perché sì, non ho ancora deciso cosa fare da grande, ed il tempo stringe, cavolo!).
Quindi gli ho dato una rapida occhiata, e ho sorriso della mia ingenuità dell’epoca (mica come adesso, che a undici anni sono più svegli di noi adulti! piccole bestie perfide, con quei loro falsi occhioni innocenti). Nell’indecisione, avevo scritto:
Io, da grande, voglio fare l’astronauta e andare sulla luna. Voglio anche fare il calciatore e giocare nella Juve.
E già mi immagino questo benedetto calciatore sulla luna, con la sua bella tuta da astronauta a righe bianconere, calciare il pallone con violenza.
Il pallone vince la debole forza di gravità della luna e si perde nello spazio, procedendo con velocità costante ai 120 kmh, in linea retta, in direzione Marte.
A questo punto, possono accadere due cose:
No.
Quello che mi aveva colpito è che, di tutte le cose che avevo scritto di voler fare, nessuna si è avverata.
Quindi, ho preso una decisione matura: sto decidendo cosa voglio fare da grande. Mi sono deciso a compilare una prima, semplice, snella versione di una lista di cose da fare e da non fare (che, eventualmente, integrerò man mano).
Cose da fare:
Ed è così che mi è capitato in mano un compito di prima media:
Cosa vuoi fare da grande
Proprio non ricordo se un titolo del genere, a 11 anni, mi aveva trasmesso ansia (se me lo chiedessero adesso, sarei pieno di ansia - perché sì, non ho ancora deciso cosa fare da grande, ed il tempo stringe, cavolo!).
Quindi gli ho dato una rapida occhiata, e ho sorriso della mia ingenuità dell’epoca (mica come adesso, che a undici anni sono più svegli di noi adulti! piccole bestie perfide, con quei loro falsi occhioni innocenti). Nell’indecisione, avevo scritto:
Io, da grande, voglio fare l’astronauta e andare sulla luna. Voglio anche fare il calciatore e giocare nella Juve.
E già mi immagino questo benedetto calciatore sulla luna, con la sua bella tuta da astronauta a righe bianconere, calciare il pallone con violenza.
Il pallone vince la debole forza di gravità della luna e si perde nello spazio, procedendo con velocità costante ai 120 kmh, in linea retta, in direzione Marte.
A questo punto, possono accadere due cose:
- Tra 625.000 anni, il pallone raggiunge Marte; poco dopo ci giunge un messaggio dal Pianeta rosso: “Deviata in corner dal portiere. Venite a battere il calcio d’angolo”
- Tra 312.500 anni la palla colpisce un’astronave, proveniente da Alpha Centauri e diretta su Marte per un campo scout spaziale, facendola esplodere in una palla di fuoco. Questo da il via alla prima guerra spaziale della storia dell’umanità.
No.
Quello che mi aveva colpito è che, di tutte le cose che avevo scritto di voler fare, nessuna si è avverata.
Quindi, ho preso una decisione matura: sto decidendo cosa voglio fare da grande. Mi sono deciso a compilare una prima, semplice, snella versione di una lista di cose da fare e da non fare (che, eventualmente, integrerò man mano).
Cose da fare:
- Laurearmi. Possibilmente prima che lo facciano i miei figli. O almeno prima che lo faccia la più piccola.
- Cercare una qualche disciplina orientale che mi aiuti a raggiungere la serenità e senso di appagamento per le cose che ho. Il Buddismo, la filosofia Zen sembrerebbero le scelte giuste, ma richiedono troppo impegno ed io sono un incostante. In effetti, sono molto attratto dal Tantrismo, credo anche che potrei metterci l’impegno necessario per raggiungere un soddisfacente livello di pratica, ma mi manca la “materia prima”, ovvero il partner con cui attuare i rituali per cui è diventato famoso. Quindi, Buddhismo, Zen e Tantra sono scartati. Mi dedicherò al Mahjong.
- Sposarmi. Non di nuovo! Errare è umano, perseverare è da coglioni. Nelle mie condizioni, comunque, non corro alcun rischio.
- Cadere in moto. Basta, ho già dato. E poi vorrei riparare quella benedetta fiancata, mi scoccerebbe uscire dal carrozzaio con la carena nuova fiammante e capottarmi con un triplo carpiato, per quanto esteticamente ben riuscito.
- Parlare di politica con chi la pensa diversamente da me. Chi non la pensa come me, non è obbligatoriamente un idiota: semplicemente, sta sbagliando.
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