venerdì 8 maggio 2009

27

Post serio.

Sono nato e cresciuto nella terra dei motori per antonomasia.
Alcuni dei ricordi più vivi di quando ero bambino sono le gare di Formula 1 cui assistevo, in montagna, con mio nonno.
In religioso silenzio, perché la gara era un rito, quando scattava il semaforo verde iniziava una funzione simil-religiosa cui bisognava assistere trattenendo il fiato. Certo, mio nonno iniziava a bestemmiare come un satanista quando un'automobile rossa si fermava ai margini della pista con il motore in fumo, o quando uno dei suoi piloti terminava anzitempo la corsa contro le barriere. Ma, fin da allora, avevo capito che quella macchina rossa, per noi modenesi, non rappresentava solo un evento sportivo.
Era un simbolo.
Dimostrava come eravamo riusciti a creare dal nulla, in una terra devastata dalla guerra, in una terra di contadini ed allevatori, un "qualcosa" di inimitabile che tutto il mondo ci invidiava.
Grazie a quell'Enzo Ferrari che così bene rappresentava quello che sono i modenesi: gente riservata ma allo stesso tempo molto aperta, entusiasta, genuina, che non si piega a compromessi, orgogliosa, testarda e a volte pure presuntuosa (se vogliamo chiamare presunzione la sicurezza nei propri mezzi, la fiducia nelle proprie capacità).
Ecco, guardando in religioso silenzio quelle automobili che sfrecciavano rumorosamente sulle piste di tutto il mondo, a volte vincendo ma molto più spesso perdendo, intuivo quel senso di appartenenza e di fratellanza che la Ferrari suscitava nelle persone che mi vivevano intorno.

Un giorno, ricordo, mio nonno mi portò a Maranello, dove costruiscono le Ferrari. Parcheggiò l'auto ai bordi della strada, fece pochi passi e mi prese sulle spalle. Intorno a me c'era un sacco di gente, poi sentii un suono furioso che andava aumentando velocemente. "Eccolo, eccolo!" gridò uno di fianco a me. Mio nonno mi fece segno con l'indice, seguii la direzione del suo dito e vidi sfrecciare davanti a me una di quelle vetture che avevo visto solo in televisione. Rossa, con il numero 27.
E poi passò, ripassò, passò ancora, e tutte le volte che passava davanti a noi, tutti urlavano, saltavano, agitavano le mani.
Finché quella macchina passò, per un'ultima volta, a velocità ridotta, e quel ragazzo con il casco ricambiava il saluto, agitando la mano.

Da quel giorno, seguii le corse con più attenzione. Non capivo nulla di automobili, ma capivo che quel ragazzo, che era in grado di creare tutto quell'amore nelle persone che esultavano ad ogni suo passaggio, che soffrivano con lui, perdevano con lui, vincevano con lui, doveva essere un ragazzo speciale. E la gente lo amava, come non aveva mai amato nessuno prima e come non amò mai nessuno dopo.
Lo vidi compiere imprese che, ancora oggi, sono ritenute straordinarie. Lo vidi correre con un alettone davanti alla faccia e poi correre senza alettone. Lo vidi correre con una gomma a terra, poi senza gomma, infine senza cerchione. Lo vidi correre con una scia di vetture che lo volevano superare, ma non ce la fecero, e quella volta lo vidi vincere, e lui era felicissimo, e mio nonno era felicissimo, ed io ero felicissimo. Lo vidi sbattere, molte volte, troppe volte, e lo vidi uscire sempre illeso dall'abitacolo. Lo vidi decollare, proprio come un angelo, atterrare tra la folla e seminare morte, ma non poteva essere colpa sua, ne ero sicuro, perché tutti continuavano ad amarlo.

E poi, un sabato, stavo guardando la televisione, non ricordo cosa, quando apparve un messaggio in sovrimpressione, che diceva che avevi avuto un incidente, ed eri stato portato via in elicottero, ed eri in coma. E, poco dopo, eri morto.
Era un sabato di maggio, sei decollato, proprio come un angelo, ma quel giorno la morte ti ha reclamato.
Quel giorno ho pianto.
Ero solo un bambino, ma ti ho amato tanto, Gilles.



27 anni fa, nella clinica universitaria di Lovanio, dopo un terribile incidente durante le prove del Gran Premio di Zolder, si spegneva Gilles Villeneuve, il più veloce, il più amato pilota di tutti i tempi.

Il mio passato è pieno di dolore e di tristi ricordi: mio padre, mia madre, mio fratello e mio figlio. Ora quando mi guardo indietro vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve. Io gli volevo bene. (Enzo Ferrari)

mercoledì 6 maggio 2009

Volevo scrivere un post...

… lo giuro, avevo una sincera intenzione di scrivere un post, ritagliarmi un po’ di tempo in mezzo al casino in ufficio da dedicare a me stesso (tra un’occhiata e Facebook e una cazzata su qualche forum).
Avevo anche pronto l’argomento. Che di argomenti me ne vengono in mente a bizzeffe, con idee brillanti e collegamenti fluidi tra una frase e l’altra, e sì, insomma, sarebbero proprio dei bei post… ma di solito mi vengono in mente quando sono in moto, e quando arrivo a casa, in ufficio, in un qualsiasi posto dove buttare giù qualche brandello del post interessante, mi sono già scordato tutto.
Invece no, oggi avevo proprio l’intenzione di scriverlo, sto benedetto post. Subito dopo pranzo, appena rientro in ufficio, mi sono detto.
Ma mentre stavo andando a pranzo ho incontrato un amico, davanti ad un’enoteca, che non vedevo da parecchio tempo. Andare a trovare le persone in carcere non mi piace, quindi era da un po’ che non lo vedevo (anche se in gattabuia ci è rimasto solo una ventina di giorni, il resto sono stati domiciliari) (ma non è del bandito che voglio parlare, no, di lui racconterò un’altra volta).
Dicevo, l’ho incontrato davanti ad un’enoteca e… insomma, per farla breve, ho questa mezza sbronza addosso da cinque ore, e non mi riesce di scrivere nulla di sensato.
Meno male che si avvicina l’ora dell’aperitivo.

sabato 2 maggio 2009

Diagnosi sul web

Qualche tempo fa, mi hanno consigliato un bellissimo sito web di cui non farò il nome, ma del quale fornirò il link: www.sanihelp.it.
Ora, questo sito ha un grandissimo motivo di interesse e no, non mi riferisco all’unica categoria evidenziata in rosso (kamasutra) (che comunque ho scaricato in comodi pdf).
L’utilità di questo sito è la funzione Cerca malattie, Dai Sintomi -> Alla Malattia.

Geniale.

Ora, partendo dal presupposto che non è mai lupus, rimangono tutta una serie di malattie che i medici 1) non conoscono, oppure 2) non ti vogliono dire per sadismo, o infine 3) non ti vogliono dire per pietà (e questa è forse la possibilità peggiore).
Bene, questo sito è la soluzione di tutti i problemi.
Immaginatevi dal medico:

Paziente: Dottore, soffro di vertigini da parecchi giorni
Dottore: Non si preoccupi, è cervicale.
P: Ne è sicuro?
D: (sorridendo) Non avrà mica pensato - che so - ad un tumore al cervello, vero?
P: Mmm no, pensavo più a… che so… Vertigine Parossistica Posizionale.
D: (visibilmente sorpreso) Cos… Vertig…
P: (sogghignate)
D: Ok, mi ha fregato. Ebbene sì: Vertigine Parossistica Posizionale.

Comunque, dicevo: mi hanno consigliato questo bellissimo sito web, grazie al quale, inserendo i sintomi che vi sentite, potrete sapere quale malattia vi affligge.
Ora, poiché, per uno strano caso del destino, i farmaci per disinfiammare la cervicale hanno guarito (temporaneamente nascosto) la vertigine parossistica posizionale (tumore al cervello), mi trovavo in (quasi) perfetta salute e non avevo quindi modo di testare la funzionalità del sito.
Poi mi sono reso conto che, forse, quello che ho sempre considerato uno stato momentaneo NON è una cosa passeggera. Quindi…

Ho inserito i sintomi. Stanchezza. Sonnolenza. Spossatezza.
Ecco, lo sapevo.

Malattie trovate: 48.
Sono state trovate troppe malattie. Pertanto l’elenco di seguito riportato non è esaustivo.


Segue un elenco (ridotto) delle malattie, tra cui:
Acidosi metabolica (la scarto perché non ho il fiato mefitico)
Attacchi ischemici transitori (questo potrebbe spiegare anche le vertigini!)
Celiachia (ecco il perché di quei fastidiosi mal di pancia!)
Cirrosi (ehi, è solo qualche aperitivo tra amici!)
Cuore polmonare cronico (ecco perché mi fa male il petto quando salgo le scale velocemente)
Epatite acuta (oddio…)
Febbre tifoidea (tutta colpa di questi extracomunitari!)
Gastroenterite da salmonella
Gestosi del terzo mese di gravidanza (questo mi sentirei di escluderlo, dottore)
Infarto miocardico (addio, è stato bello conosc-ARGH)
Insufficienza cardiaca, renale cronica, renale acuta, respiratoria cronica, respiratoria acuta, surrenalica acuta
ecc. ecc. ecc.

Quindi, con questo quadro clinico, mi reco prima a fare testamento e, infine, dal medico.
Quindi, gli espongo i miei sintomi.
Lui mi guarda, e non apre bocca.

Io:
D: Stanchezza, eh?
Io: (annuisco)
D: E spossatezza, anche?
Io: Sì! Sì!
D: e…
Io: Sonnolenza, dottore!!!
D:
Io:

A questo punto si alza e mi si avvicina, serio. Mi piazza sulla schiena uno stetoscopio che, sicuramente, fino a cinque minuti prima era dentro a qualche frigobar, nascosto sotto la scrivania. Poi mi osserva gli occhi, me li fa ruotare, mi controlla l’iride, la cornea, tutto quanto.

D: Non mi hai parlato della cosa più importante.
Io:
D: E’ da molto che hai gli occhi rossi? Che i capillari—
Io: SI’! SI’!!!
D:
Io:
D: Smettila di giocare a Far Cry 2 fino alle 3 di notte.

martedì 21 aprile 2009

I figli so' piezz'e core

Figlia: No, io non mi sposerò mai!
Io: Ma dai, troverai anche tu un fidanzato, poi ti sposerai.
Figlia: No, io NON mi voglio sposare. Non voglio un marito, una persona da baciare smmmuuaaanch (mima un lascivo bacio degno dei migliori film porno) che schifo, non voglio.
Io: Vedrai che, col tempo, cambierai idea. Quando troverai qualcuno che ti piace…
Figlia: Sì sì, va bene, ma io NON mi voglio sposare.

Ah, la logica delle bambine… Noi pensiamo che siano ancora creature che hanno bisogno del nostro aiuto nell’affrontare il mondo, ed ecco che scopriamo che loro sanno, loro sanno come deve essere il mondo e solo crescendo si rovineranno, faranno i nostri stessi errori, penseranno che il vero amore è per sempre e che l’uomo è un animale monogamo (la donna un po’ meno) (anche l’uomo, in effetti).
Comunque, andando contro i miei più intimi desideri (che vorrebbero mia figlia mai sposata, mai fidanzata, perennemente rinchiusa in casa per non spezzare il cuore al suo povero papino), ho insistito per farle cambiare idea. E così, da vero bastardo, ho toccato l’unico punto su cui, da brava bimba, è sensibile.

Io: Ma non vuoi avere un bambino? Come fai, senza marito?
Figlia:
Io:
Figlia: Hai ragione. Mi sposo e faccio un figlio. Ma dopo che è nato, caccio di casa mio marito. Come ha fatto la mamma con te.

I figli so’ piezz’e core.
Le figlie so’ piezz’e mmerda.

venerdì 27 marzo 2009

AAA Cercasi acquario con bilancia, astenersi perditempo

Premetto che non credo negli oroscopi e nemmeno mi interessano. Conosco il mio segno zodiacale (sono dei Gemelli), quello dei miei parenti più stretti (genitori e sorella), quello dei miei figli e stop.
Non ho mai partecipato a conversazioni sui segni zodiacali, anzi ho sempre odiato profondamente gli approcci in discoteca che, solitamente, si svolgevano in diversi modi:

Dialogo 1

Io: Ciao.
Lei: Ciao! Che segno sei?
Io: Boh, non mi interesso di segni zodiacali.
Lei: Addio.
Io:

Dialogo 2

Io: Ciao.
Lei: Ciao! Che segno sei?
Io: Gemelli!
Lei: Ah mi dispiace, i gemelli sono inaffidabili. Addio.
Io:

Dialogo 3

Io: Ciao. Come ti chiami?
Lei: Isabella e sono dell’acquario. Tu?
Io: Sono dei gem— del sagittario.
Lei: Bel segno! Ascendente?
Io: Eh?
Lei: Addio.
Io:

Dialogo 4

Io: Ciao. Come ti chiami?
Lei: Isabella e sono dell’acquario. Tu?
Io: Sono dei pesci! Siamo fatti l’uno per l’altra! ahrahrahr
Lei: Addio.
Io:

Dialogo 5

Io: Ciao. Mi chiamo xxxxxx e sono scorpione. tu?
Lei: Ciao! Mi chiamo Isabella e sono vergine!
Io: Ma vah! Non ci credo! E il sesso orale?
Lei: Addio.
Io:

Dialogo 6

Io: Ciao.
Lei: Ciao! Mi chiamo Isabella e sono dell’Ariete! E tu?
Io: Gemelli.
Lei: Wow, un segno d’aria! Mi piacciono i gemelli! Sono creativi! Ascendente?
Io: Acquario.
Lei: Fantastico! Un’accoppiata fenomenale! Hai la luna in trigono con Urano e Nettuno, lo sapevi?
Io: Certo, come no!
Lei: E nell’oroscopo cinese che segno sei?
Io: Topo.
Lei: Bello!
Io: Già.
Lei:
Io: Ti interessa anche sapere quanti peli ho sul culo?

Dialogo 7

Io: Ciao. Mi chiamo xxxxxx, sono dei Gemelli, ascendente Acquario, con luna in trigono con Urano e Nettuno, Topo nell’oroscopo cinese.
Lei: Mi dispiace, non mi interessano gli oroscopi…
Io:

Dialogo 8


Lei: Ciao!
Io: Vaffanculo.

E’ evidente che il disinteresse che nutro per l’astrologia ha ostacolato i miei rapporti con il gentil sesso, ma non è questo il succo del discorso.
Il fatto è che potrebbe anche essere interessante o divertente, se ci si limitasse allo studio della personalità. Ad esempio, io mi ritrovo molto nella descrizione dei Gemelli, anche se trovo assurdo pensare che possiamo avere tutti caratteristiche fisiche e caratteriali dipendenti esclusivamente dalla nostra data di nascita, e non, che so, dall’estrazione socio-culturale o dalle esperienze pregresse.
E’ invece inconcepibile che ci sia gente disposta a credere, e spesso a fidarsi ciecamente, delle predizioni di sedicenti astrologi, sulla base della posizione degli astri all’interno della volta celeste.

Comunque, vedo che su Facebook, in questo momento, i segni zodiacali stanno andando molto di moda; la maggior parte delle persone che conosco ha inserito nel proprio profilo la foto del proprio segno zodiacale, una descrizione delle caratteristiche e il partner ideale.

Ecco, è quest’ultima cosa che mi ha incuriosito. Allora ho controllato i partner ideali per ogni segno zodiacale. Sono partito dai partner ideali dei maschi:



quindi mi sono concentrato sui partner ideali per le femmine:



Logica vorrebbe che, ad ogni affinità maschio -> femmina, corrispondesse un’analoga affinità femmina -> maschio, come accade, ad esempio, tra Vergine maschio e Toro femmina (anche se sembrerebbe più naturale un’affinità tra maschio toro e femmina vergine, ma non voglio essere troppo pignolo).



In realtà, le cose non sono così chiare, poiché, ad esempio, il Cancro femmina si trova bene con il Pesci maschio, ma questi non ricambia, preferendo un Ariete femmina. Contorto? Lo schemino chiarirà meglio:




E’ evidente che il Sagittario ha una relazione corrisposta con l’Ariete e, nel contempo, può ripiegare sul Capricorno (o farne la sua amante); ma non ha tanto da gioire, perché anch’egli può diventare cornuto, poiché l’Ariete lo tradirà con il Pesci. La donna Cancro, invece, si attacca; da ciò si deduce che le donne nate dal 22 giugno al 22 luglio devono essere dei cessi mostruosi.

L’elaborazione delle affinità tra segni zodiacali continua con un’altra ammucchiatona:



nel quale il Cancro fa la parte del leone (non zodiacale), avendo una relazione corrisposta con una Pesce e potendo fare della Scorpione la sua amante. Il Leone e il Toro invece fanno la parte del pirla, poiché non li caga nessuno e, probabilmente, intrecceranno presto una relazione omosessuale.

La massima soddisfazione, tuttavia, l’ha data la Mega-Ammucchiatona zodiacale:



dove è evidente che: lo Scorpione sarà dedito all’autoerotismo per il resto della sua vita; la donna Vergine è tale di nome e di fatto; la donna Sagittario, particolarmente zoccola, salterà dal letto dell’Ariete a quello del Capricorno ma si struggerà d’amore per l’Acquario; e che, soprattutto, il Gemelli si toglierà le sue belle soddisfazioni: la Bilancia gli darà stabilità, l’Acquario sesso & passione.

giovedì 26 marzo 2009

Basito in tabaccheria

Sono uscito dall’ufficio con una missione inderogabile: comprare delle pile stilo.
Ieri sera mi si è spento il controller durante una missione particolarmente lunga e complessa di GTA IV e non mi è rimasto altro da fare che spegnere l’XBox, mentre una lacrima rotolava lentamente lungo la mia guancia.
Data l’ora (19:27) ho dovuto fare ciò che, solitamente, evito di fare da ormai 13 mesi delegando l’ingrato compito alla mia collega: andare nella “solita tabaccheria” sotto l’ufficio.

Ora, nei paraggi dell’ufficio ci sono due tabaccherie:
  • la minitabaccheria del grattevinci
  • la solita tabaccheria
La minitabaccheria del grattevinci è un locale di (forse) 12 metri quadrati, nel quale lavorano marito e moglie da tempo immemore. Di quei 12 metri quadri, almeno 11 sono ripieni di: pipe, attrezzi per pipa, umidificatori per pipa, scovolini per pipa, porta-pipa, accendi-pipa, tabacchi da pipa aromatizzati di ogni genere di cosa, tabacchi da fiuto, tabacchi da masticare, e poi ancora sigari, attrezzi per sigari, taglia-sigari, porta-sigari, accendi-sigari, umidificatori per sigari, e ancora souvenir della mia città, di ogni tipo, di ogni genere, bottiglie, cartoline, eccetera eccetera.
Ma la cosa che caratterizza questa tabaccheria è che, in ogni centimetro quadrato (libero o no), vi è attaccato un gratta & vinci, pronto da staccare, da pagare, milioni di gratta & vinci di ogni tipo, anche quelli che Lottomatica deve ancora inventare.
Volendo entrare nella minitabaccheria grattaevinci, ci si deve dapprima sincerare, scrutando dall’unico spiraglio della porta a vetri dove non sono attaccati gratta & vinci, che nella tabaccheria non siano presenti altri avventori (due persone, fianco a fianco, non ci stanno e non ho alcuna intenzione di avere un altro cliente a pochi centimetri dal mio culo).
Appena entrato, i due coniugi domandano con voce vomitevolmente servile:

Lui: Buongiorno!
Lei: Buongiorno!
Lui: Vuole un grattaevinci, Signore? (con la Esse maiuscola. Lo capite chiaramente, che ha detto Signore con la Esse maiuscola)
Tu: Ehm no grazie, vorrei dell—
Lei: Ne abbiamo di ogni tipo, Signore.
Lui: Di ogni tipo, Signore.
Lei: Da 1, 2, 3…
Lui: 5 e 10 euro, Signore.
Tu: No, vorrei solo delle p—
Lei: Abbiamo il grattaevinci Oroscopo o Mercante in fiera…
Lui: … ma sono sicuro che il Signore preferisce il Megamiliardario o il Prendi Tutto, non è vero, Signore?
Tu: Scusate, devo scappare.
Lui: e Lei (all’unisono): Arrivederci! Torni a trovarci! E’ sicuro di non volere un grattaevinci?

Quindi ripiego sulla solita tabaccheria.
In realtà, non c’è proprio nulla di cui andare fieri nella solita tabaccheria; ma ha il grande pregio di essere esattamente a fianco di Ricordi Media Store (quindi, quando ancora ci andavo io, compravo le marche da bollo e facevo un salto a guardare gli ultimi cd usciti). Ora che ci penso, è anche l’unico pregio.
Comunque, pure questa tabaccheria è gestita da marito e moglie, ma da poco tempo: lui prima lavorava come impiegato in non ricordo quale multinazionale, lei forse aveva un negozio di abbigliamento. Fatto sta che lui non ha la benché minima capacità relazionale che deve avere un tabaccaio (rapidità), lei crede ancora di avere un negozio (infatti ha riempito la tabaccheria di orologi, bigiotteria, articoli di pelletteria e - immancabili - souvenir).
Su tutto questo potrei anche sorvolare, se non fosse che solitamente in tabaccheria ci andavo solo per comprare francobolli e marche da bollo, che sono di esclusiva competenza del marito. Ora, il marito (che, ripeto, faceva il contabile in sta cazzo di multinazionale) ha un solo problema: non capisce una fava.
Se comprate 10 francobolli da 60 centesimi, lui li stacca (i francobolli sono in fogli e ogni riga ne ha esattamente 10) e li conta. Non una: due volte (si sa mai che si sia sbagliato, eh). Poi ve li allunga, ma non ve li da: no, li torna a contare davanti ai vostri occhi, così anche voi potete verificare che ci sono tutti e 10 (si sa mai che si sia sbagliato, eh). Poi, finalmente, li appoggia sul bancone. Ma voi non potete andarvene, anche se avete appoggiato quei fottuti 6 euro sul bancone, proprio di fianco ai francobolli; no, non potete, perché lui deve fare il conto. Quindi prende la calcolatrice e moltiplica 0,60 - accidenti, si è sbagliato, deve riscrivere 0,60 x 10 = 6 euro. Spegne la calcolatrice, la riaccende e torna a fare il conto (si sa mai che si sia sbagliato, eh). 6 euro. Bene.
“Aspetta, ti faccio lo scontrino, così poi a fine mese ti faccio la ricevuta per l’ufficio e lo puoi scaricare”.
Quindi preme il tasto del francobollo da 0,60 sul registratore di cassa - accidenti si è sbagliato, preme il tasto C ma il registratore emette un suono sinistro, lo torna a premere ma si sente un biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiip continuo allora spegne il registratore e lo riaccende, finalmente preme il tasto giusto, inserisce la quantità ("10 francobolli, abbiamo detto, vero?"), preme il tasto Totale ed esce lo scontrino. 6 euro.
Lo rilegge un paio di volte, ripete: “10 francobolli da 60 centesimi”.
Gli strappate lo scontrino di mano, nel frattempo lui ha ricominciato a contare i francobolli, voi avete la bava alla bocca e pensate: “Sono 10. Cristo, dieci! D-I-E-C-I! ” (Lo pensate solo e non lo dite, perché l’alternativa è la minitabaccheria del grattaevinci e se c’è una cosa che sopportate meno del tabaccaio incerto è la coppia di tabaccai servili che ti lasciano la sensazione di avere il buco del culo umido della loro saliva) finalmente avete scontrino e francobolli e se per caso vi viene del resto dite “No no, lo dia pure ai bambini poveri!” e scappate dalla tabaccheria.

No, beh, in effetti avrei anche potuto evitare l’acquisto delle pile nella solita tabaccheria, magari fermarmi domani, con più calma, in una tabaccheria in cui non sono mai stato, ma ecco, c’era questa missione… questa rapina in banca…

Quindi sono entrato nella solita tabaccheria.
Non c’era nessun altro cliente: solo io, lui e lei.

Io: Buonasera.
Lei: Buonasera!
Lui: Buonasera! E’ da tanto che non la vediamo!
Io: Eh sì, sa, un sacco di cose da fare…
Lui: Viene spesso la sua collega, ma lei non viene più!
Io: Eh sì, sa, poi da quando ci siamo trasferiti nell’ufficio nuovo, a 50 metri da quello vecchio, sono un po’ fuori mano.

Finiti i convenevoli, siamo passati al dunque, ché avevo anche una certa fretta.

Io: Vorrei delle pile.
Lei: Quali?
Io: (oh bene, ci pensa lei! almeno è un po’ più sveglia di suo marito) Un blister di stilo e uno di ministilo, grazie.
Lei: Bene, costano uguale: 4,80 alla confezione.

Mi dà le pile (senza sacchetto, non lo voglio: è il mio modesto contributo per un mondo ambientalmente sostenibile, mi fa sentire in pace con me stesso e così posso inquinare con animo leggero), si avvicina alla cassa per farmi lo scontrino e

Lui: Aspetta!
Io e Lei: Cosa?
Lui: Fagli lo scontrino come se fossero francobolli da 0,60, così a fine mese faccio la ricevuta e le può scaricare.

Ok, lei è più sveglia di lui; 0,60 il francobollo, 4,80 un blister, seiperottoquarantotto, sono 8 francobolli per ogni confezione di pile, penso.
Ed è qui che lei, dietro l’occhio vigile e compiaciuto del marito, ha dato il meglio di sè.
Ha estratto la calcolatrice e

Lei: Allora, sono € 4,80 per ogni confezione.
Lei: Arrotondiamo a 5 euro, per semplificare il calcolo.
Lei: Ha preso due confezioni, quindi sono 10 euro.
Lei: (con la calcolatrice) 10 euro diviso 0,60 fa 16,333 francobolli.
Lei: Arrotondiamo a 17 francobolli.
Lei: (con la calcolatrice) 17 francobolli per 0,60 fanno 10,20 euro.
Lei: Allora, io le faccio uno scontrino da 10, 20 euro ma lei mi paga solo…
Lei: (con la calcolatrice) due confezioni per 4,80 fa…
Lei: 9 euro e 60 centesimi.

Ho pagato e sono venuto a casa.
Ora le mie pile sono lì, sul letto, ancora dentro la scatola.
Nove euro e sessanta di pile, l’equivalente di 16 francobolli. O di 16,333 francobolli, per semplificare il calcolo. Quindi, facciamo 17 francobolli.
Le guardo, ma non le tocco.
Ho paura ad inserirne due nel controller: ho paura che si moltiplichino in 2,111 pile, o in 2 pile e mezzo, così, per semplificare.